Unibo, corso di interpretazione umanitaria: il primo in Italia

E' organizzato dall'Università di Bologna per formare gli interpreti delle commissioni territoriali nell'accoglienza dei richiedenti asilo

E' organizzato dall'Università di Bologna per formare gli interpreti delle commissioni territoriali nell'accoglienza dei richiedenti asilo. Si chiama "Corso di base di interpretazione umanitaria", il primo nel suo genere in Italia e si rivolge agli interpreti della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bologna (sezione di Forli'-Cesena, con sede presso la Prefettura di Forli').

Obiettivo, formarli ad accogliere i profughi: "Quella dell'interprete è una professione molto vecchia e particolare, che deve adattarsi ai tempi - spiega Rafeal Lozano Miralles, direttore del Dipartimento di interpretazione e traduzione (Dit) dell'Università di Bologna, organizzatore del corso -. Non solo: per noi è molto importante la responsabilità sociale dell'università, che ci obbliga a guardare all'esterno e a dare risposte a chi le chiede, a maggior ragione in un momento particolare come questo, con l'Europa impegnata a fare fronte a un'ondata migratoria senza precedenti nella storia recente".

Il corso è gratuito. Dopo un primo seminario, è partita la formazione individuale online, guidata dalle docenti Maria Jesus Gonzalez e Maura Radicioni (del Dit),coordinate da Manuela Motta, professoressa della Fti. A questo primo corso pilota partecipano interpreti provenienti da Costa d'Avorio, Ghana, Guinea, Nigeria, Pakistan, Senegal, Tunisia e Ucraina (in maggioranza donne). Tutti lavorano per la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bologna, tutti hanno chiesto volontariamente di poter prendere parte a questo progetto. "Ci hanno comunicato l'esigenza di avviare questa formazione, ne sentono la mancanza - spiega Mariachiara Russo, coordinatrice del corso -. Conoscono il peso del loro ruolo, primo e spesso unico tramite tra richiedente asilo e operatore umanitario o commissione".

Deontologia ed etica del lavoro, conoscenza delle culture e delle comunità con cui si entra in contatto, conoscenza delle sfumature delle lingue, delle costruzioni sintattiche: "Cerchiamo di far capire che c'è differenza tra essere bilingue ed essere interprete. Le lingue e i dialetti si evolvono, l'aggiornamento costante è indispensabile, anche per chi è originario dello stesso Paese del richiedente asilo che è chiamato a tradurre", continua Russo. Senza dimenticare la particolarità degli spazi in cui queste traduzioni avvengono: commissioni, prefetture, tribunali, luoghi sensibili e delicati. Così come sensibili e delicate sono spesso le vite che gli interpreti traducono: storie di tratta, di violenze, di schiavitù". 

Un passaggio dunque dai sentimenti agli strumenti: "Siamo orgogliosi di fare da apripista - aggiunge Russo -. Anche se, come spesso accade, di fronte a situazioni tanto gravi, si arriva in ritardo. Questo e' un campo nuovo, ma dalle potenzialita' sconfinate, potrebbe essere anche una valida opportunita' per i neolaureti. Ci piacerebbe diffondere questo modello: figure specializzate possono migliorare l'accoglienza nei campi profughi, o al momento degli sbarchi, a Lampedusa per esempio. Queste persone sono molto più che interpreti, sono i nostri ambasciatori". (dire-www.redattoresociale.it)

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