Cinghiali, l'allarme della Cia: "Siamo invasi, serve intervento sulla legge sulla caccia"

L'incidente mortale avvenuto in A1 ha riacceso i riflettori sul problema

L'incidente in A1, tra Lodi e Casalpusterlengo causato da un gruppo di cinghiali e costato la vita a un 28enne, spinge la Cia (l'organizzazione di categoria degli agricoltori) a chiedere regole nuove per fermare e contenere gli animali selvatici.   Per Cristiano Fini, presidente dell'associazione di categoria dell'Emilia-Romagna è necessario un "cambiamento normativo radicale". Bisogna, dice, "intervenire sulla legge nazionale sulla caccia, la 152 del 1992, riformarla e adattarla alle nuove ed urgenti esigenze del territorio: è il primo passo da fare poichè l'attuale normativa pone dei vincoli nella gestione e nel contenimento di determinate specie invasive - e decisamente numerose- tali da mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini, oltre che a compromettere le colture agricole". 

L'incidente mortale non fa altro che riportare "alla ribalta un problema che sottolineiamo da tempo: vanno rivisti alcuni parametri nel definire il concetto di 'carichi sostenibili', ovvero qual è il numero equilibrato di animali tale da non creare danni all'agricoltura e soprattutto da non compromettere l'incolumita' delle persone". E per la Cia si è già  in ritardo nel prendere le contromisure. La Cia dell'Emilia-Romagna parla senza mezzi termini di situazione "fuori controllo" in Italia rispetto alla diffusione degli ungulati e anche in regione "non mancano i problemi, in considerazione del fatto che sono in calo i cacciatori: poco meno di 34.000 cacciatori residenti a cui si aggiungono oltre 7.000 doppiette provenienti da altre regioni".

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Fini incalza: "Le misure adottate in questi ultimi anni hanno funzionato parzialmente ed è per questo non è più rinviabile un nuovo piano operativo, modificando la legge quadro che regola la materia. La questione animali selvatici è stata anche al centro della nostra ultima Assemblea nazionale dove abbiamo chiesto alle Istituzioni di agire: ripensando la normativa vigente, riformando gli ambiti territoriali venatori e superando il regime del de minimis nel rimborso dei danni agli agricoltori che, di fatto, paralizza il sistema". 

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