'Ha sottratto denaro a malato tutelato", dipendente Comune nei guai

Avviso di fine indagine per un impiegato dell'ufficio Tutele di Palazzo D'Accursio. Coinvolta anche la figlia

Si sarebbe appropriato, in concorso con la figlia e approfittando del proprio incarico di dipendente dell'Ufficio Tutele del Comune di Bologna, di oltre 40.000 euro appartenenti a una persona interdetta dal Tribunale del capoluogo emiliano e gravemente malata (e poi deceduta nel maggio del 2011) utilizzandolo "a fini personali e per scopi estranei all'interesse del tutelato".

Per questo la pm bolognese Manuela Cavallo ha inviato al 67enne, U.S., che era incaricato della gestione del patrimonio del malato, e alla figlia 41enne, E.S., l'avviso di fine indagine, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per peculato in concorso. In particolare, secondo la Procura, ai primi di maggio del 2011, quindi poco prima della morte dell'uomo, Elisa Stocchi aveva stipulato con il Comune "senza necessità effettiva, in ragione delle condizioni economiche" dello stesso malato, un contratto di locazione di un immobile di via Valeriani di proprietà di quest'ultimo, immobile che poi la donna ha acquistato nel 2014.

Per ristrutturare l'immobile, afferma la pm, padre e figlia si sarebbero appropriati di 38.055,20 euro "sottraendoli alle finalità di provvedere alle spese di mantenimento" del malato, destinandoli anche ad interventi di manutenzione straordinaria, in parte "non indispensabili per cedere in locazione l'immobile o non compresi nel preventivo autorizzato dal giudice tutelare".

Stocchi, inoltre, si sarebbe appropriato di 325,48 euro ricevuti dalla figlia a titolo di deposito cauzionale del contratto, non riaccreditandoli sul conto dell'uomo, e pochi giorni prima avrebbe emesso un assegno dello stesso importo, prelevato dal conto della persona interdetta, per pagare "le spese di redazione e registrazione del contratto", non riaccreditando però la parte della cifra che doveva pagare la figlia, pari a 176,98 euro.

Infine, circa due mesi dopo la morte dell'uomo "e senza l'autorizzazione del giudice tutelare", Stocchi avrebbe eseguito, addebitandolo allo stesso uomo, un bonifico di 2.592 euro a favore di una ditta di serramenti per la posa di tre persiane nell'appartamento. Ora i due, difesi d'ufficio dagli avvocati Giovanni Pignatelli e Massimo Giuseppe Adamo, potranno depositare documenti e memorie e chiedere di essere interrogati. Infine, la Procura informa Elisa Stocchi che "ricorrendone le condizioni, può richiedere la sospensione del procedimento e la messa alla prova che, in caso di esito positivo, comporta l'estinzione del reato, salvo le eventuali sanzioni amministrative accessorie". (Ama/ Dire)

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