Escursioni in Appennino, aumentano gli incidenti. Saer: "Ecco come non rischiare"

Chiamate al Saer in aumento del 7-8%, e non tanto nei percorsi in quota, quanto nella fascia collinare. Danilo Righi, esperto soccorritore e portavoce del Soccorso Alpino ER, fa il punto e fornisce consigli su come muoversi

Stanno crescendo le richieste di intervento del Soccorso alpino nei sentieri dell'Appennino. Nell'ultimo periodo le chiamate ai tecnici del Saer hanno conosciuto un aumento del 7-8 per cento, e non tanto nei percorsi in quota, quanto nella fascia collinare.

Il nuovo impulso fornito dal turismo lento sta facendo riscoprire escursioni appenniniche classiche, come l'itinerario della Via degli Dei, che collega Bologna a Firenze, oppure i tracciati lungo la linea gotica, alla scopera dei luoghi della lotta partigiana. Del pari, per la legge dei grandi numeri, sono però aumentate anche le richieste di intervento per escursionisti in difficoltà, per lo più nella categoria over 65.

E' Danilo Righi, esperto soccorritore e portavoce del Saer (Soccorso Alpino Emilia-Romagna) a fare il punto sulla questione, fornendo anche qualche consiglio su come approcciarsi alle escursioni. E' importante infatti non sottovalutare la condizione nella quale ci si mette: esplorare paesaggi disabitati e immergersi nella quiete delle foreste può essere potenzialmente molto rischioso se non si adottano alcune precauzioni.

"La prima cosa da fare quando si pensa ad una gita è studiarsi un itinerario" osserva Righi, che aggiunge subito "La seconda precauzione da adottare è lasciare detto dove si va". Capita infatti che molto spesso le ricerche per soccorso a persona debbano estendersi per chilometri e chilometri, con conseguente dispendio di risorse, personale e mezzi, per giorni, senza tuttavia avere la garanzia di arrivare a una soluzione 'felice'.

Escursioni in montagna: attenzione a dislivello e progressivo

Tornando al primo punto, la prima precauzione da adottare prima di una gita è quella di soppesare le proprie capacità atletiche e magari accorciare i percorsi o frapporre delle tappe per coprire l'itinerario scelto. Come si fa? Facendo qualche conto. Prosegue Righi: "Occorre stabilire innanzitutto il dislivello che si intende praticare, tenuto conto del fatto che una guida alpina esperta può muoversi di circa 300 m all'ora, ovvero l'altezza verticale rispetto alla partenza che si guadagna, camminando nel sentiero".

Questa precauzione può essere facilitata attraverso l'acquisto delle mappe cartografiche, contenenti le curve di livello che servono per stimare il dislivello atteso nel percorso. Sempre nelle mappe sono presenti anche i numeri dei sentieri (ogni sentiero riconosciuto e curato dal Cai ha un numero di identificazione, con il quale è facile rintracciare il punto dei soccorsi).

Conta anche il cosiddetto 'progressivo': "Se io stabilisco che percorrerò 3800 metri di itinerario -puntualizza Righi- devo anche considerare che questa distanza va percorsa anche al ritorno, sette chilometri in tutto. Va da sè che se parto nel primo pomeriggio, in autunno, è probabile che mi ritrovi all'imbrunire ancora impegnato a camminare, orario in cui di solito arrivano le richieste di soccorso".

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Sempre sul fronte della prevenzione un'altra 'dritta' può rivelarsi molto utile: viaggiare in compagnia, oppure segnalare posizione di partenza e itinerario ad amici e parenti, lasciando detto dove è stata parcheggiata l'auto prima dell'approccio al sentiero.

"Sopravvive, soprattutto nelle persone più in là con gli anni, una tendenza a nascondere i propri 'posti del cuore', magari per andare a funghi in una zona che promette in termini di raccolto. Questo non va bene, perché poi se questi anziani hanno altre patologie, l'affaticamento e l'isolamento possono rivelarsi anche fatali". Per gli over 65 la raccomandazione quindi è di consultare il proprio medico prima di impegnarsi in sforzi in luoghi isolati, come può essere una escursione in Appennino.

Escursioni in montagna: come chiamare i soccorsi

Sul fronte del soccorso vero e proprio poi è bene sfatare un mito: non è corretto ipotizzare che il proprio telefono cellulare sia in grado ovunque ci si trovi di comunicare con i soccorsi.

"Vi sono zone coperte dalla rete Gsm, ma anche zone isolate -riprende Righi- e ad ogni modo il problema principale da affrontare quando arriva una chiamata di soccorso è fare dire a una persona dove si trova, poiché priva dei soliti punti di riferimento che si trovano in città (chiese, fermate autobus, etc.)". Qui entra in gioco la capacità degli addetti ai lavori locali, conoscitori del territorio, che con poche indicazioni riescono già a indirizzare le ricerche in una area circoscritta.

Certo ormai ci sono delle App che possono inoltrare le coordinate Gps "ma se non ci si trova in una zona coperta dal traffico dati è tutto inutile". Altro strumento utile può essere un localizzatore Gps, ma in quel caso -oltre ai costi rilevanti di abbonamento alla rete satellitare- ci sarebbe il problema di capire a quale centrale operativa indirizzare queste coordinate.

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L'unica possibilità attuale, effettiva ed efficace quindi per ora rimane la telefonata a tu per tu tra centrale operativa e persona in difficoltà, dove con una serie di domande si riesce a risalire a grandi linee in che punto del percorso.

Quindi, riassumendo, anche quando ci si inoltra in luoghi isolati è bene per gli escursionisti prendere nota, o almeno memorizzare mentalmente, possibili punti di riferimento, da indicare poi se ci si trova in difficoltà: case o chiese diroccate, bivi nei sentieri, fontane, fiumi o ruscelli, la posizione del sole rispetto alla montagna (se si è in ombra oppure illuminati direttamente) etc. Tutti particolari utilissimi all'operatore in caso di chiamata.

Escursione in Appennino: partire equipaggiati

Infine vi è il capitolo equipaggiamento. "Occorre andare preparati -conclude Righi- anche per brevi escursioni, perché non si sa quanto effettivamente si starà a camminare, in che condizioni di tempo e temperatura e in che condizioni fisiche". Qundi nello zaino, anche se si sta via per mezza giornata, sarebbe bene non scordare un maglione, un impermeabile (anche se c'è il sole), cibo energetico (se possibile) e acqua in abbondanza, oltre a delle calzature consone al livello di difficoltà atteso dall'escursione. 

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