'Ndrangheta in Emilia, chiedevano soldi ai parenti del pentito: tre in manette

Vittima la famiglia di Nicola Femia, che sta scontando una lunga pena definitiva per il processo Black Monkey. Agli arresti, tra gli altri, un 50enne di Massa Lombarda

Avevano ripreso a chiedere indietro 250mila euro ai parenti del boss pentito Nicola Rocco Femia, ma questa mattina sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza. Si va ad arricchire di un altro tassello, l'universo giudiziario che ospita le vicende della 'ndrangheta in Emilia Romagna, preceduta in ordine di tempo dall'arresto, nella giornata di ieri, di quello considerato come il nuovo reggente delle 'ndrine in trasferta in Emilia, Carmine Sarcone.

A far scattare le manette nei confronti di tre persone gli specialisti del Gico della Guardia di Finanza di Bologna, che stamattina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip Gelosi, su richiesta del procuratore antimafia Caleca.

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In manette sono finiti, L.C. 50enne di Massa Lombarda, oltre che F.B., 34 anni di Siderno,  e C.F., residente a Siderno ma domiciliato in Anzio. Le indagini sono nate proprio all'indomani delle rivelazioni seguite al pentimento dell'allora boss Nicola Femia, pentito di peso condannato a 23 anni nell'ambito del processo Aemilia. Un collaboratore di giustizia di peso, per la Procura antimafia, le cui dichiarazioni trovano le prime conferme.

E' stato lo stesso Femia -lo stesso che aveva minacciato di morte il giornalista Giovanni Tizian- a indicare agli investigatori di quelle richieste di denaro, fatte da quelli che il Gip ha riconosciuto essere alcuni esponenti del clan Bellocco nei confronti di alcuni sui parenti nel ravennate.

La vicenda originaria risale al gennaio 2011, quando l’attuale collaboratore di giustizia ha ricevuto le prime richieste estorsive collegate alla gestione di una sala scommesse da lui diretta a Roma. Le successive vicende giudiziarie, che avevano coinvolto in tempi diversi ed a vario titolo sia gli estorsori che l’estorto, avevano fatto registrare delle battute di arresto nelle indebite pretese di denaro.

Le richieste sono però ricominciate tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016: nonostante il Femia fosse ristretto in regime carcerario: raggiunti i parenti nelle loro abitazioni di Conselice, nel ravennate,  gli emissari del clan avrebbero cominciato a minacciarli. Di qui le prime elargizioni di denaro cedute dalla famiglia di Femia, tre tranche per complessivi 50mila euro.

Contestualmente all'esecuzione del provvedimento cautelare, sono state eseguite perquisizioni a Conselice e Massa Lombarda in Provincia di Ravenna, Siderno, Rosarno e Palmi in Provincia di Reggio Calabria e ad Anzio in Provincia di Roma.


 

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