Faac, parenti impugnano testamento: 'La grafia non pare di Michelangelo Manini'

Perplessità anche su "tendenza alla carità" dell'imprenditore, la Curia smentisce: "Ci sono molti testimoni a riprova". La valutazione di esperti sulla grafia del testamento avvalorerebbe i dubbi dei parenti

La valutazione di esperti grafologi avvalorerebbe i dubbi di una cugina di Michelangelo Manini sull'autenticità del testamento lasciato dall'imprenditore bolognese morto il mese scorso, che vedrebbe la Chiesa come sua erede universale. Tra il lascito milionario anche la Faac, l'azienda leader nella produzione di cancelli automatici.

Si apre dunque un nuovo capitolo, che finirà (il prossimo 27 settembre) nelle aule del Tribunale, contrapponendo la parente di Manini - per ora l'unica che si è rivalsa - e  sla Curia felsinea. La cugina dell'imprenditore ha infatti impugnato il testamento, inquanto - come dichiara il suo legale Rosa Mauro: "Noi non abbiamo alcuna certezza, solo dubbi - ha detto Rosa Mauro, legale della donna - la mia assistita ha avuto l'impressione che la grafia non fosse corrispondente, e la valutazione di alcuni esperti l'ha confortata. In questi casi, quando una persona vuol beneficiare di una scrittura privata, come in questo caso un testamento olografo, se qualcuno ne mette in dubbio l'autenticità, spetta proprio a chi ne vuol beneficiare l'onere della prova". Ovviamente, come prima cosa, si farà una perizia sul testo.

LA POSIZIONE DELLA CHIESA. Nel frattempo la Curia non ha perso tempo, ha già nominato il suo rappresentante nel cda della Facc (l'azienda di cui sarebbe entrata in possesso), l'avvocato Andrea Moschetti. L'avvocato Mauro e la sua assistita ragioneranno così anche se muoversi sul versante dell'amministrazione dell'azienda. Oltre alla grafia, chi ha impugnato il testamento ha messo in dubbio anche la "tendenza alla carità", del cugino defunto. Un principio certo non semplice da dimostrare. La Curia di Bologna, però, al momento va avanti per la sua strada. "

Per noi non c'é nessuna ricaduta. Andiamo avanti", ha detto Moschetti. Secondo quanto trapela da ambienti della curia bolognese i dubbi sulla "carità" di Manini non hanno fondamento. Il testamento, infatti, sarebbe stato consegnato personalmente da Manini al notaio Sergio Bertolini, nel 1998. "E ci sono moltissimi testimoni - viene sottolineato - che sapevano del suo desiderio di lasciare tutto alla Chiesa".

Lo studio Moschetti sarebbe stato contattato nei giorni scorsi dall'avvocato Mauro, che però non avrebbe fornito altri testi con cui comparare la grafia del testamento. Che corrisponderebbe invece con quella di altri scritti in possesso dello studio. Dove, però, per il momento, non è arrivata alcuna notifica. In attesa dell'udienza civile che cercherà di far luce sulla volontà di Manini di lasciare il suo 'impero' dei cancelli automatici alla Chiesa di Bologna.

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