Intrusi nella casa del patron Faac, Mariangela Manini: "La cosa più penosa"

Dopo l'intrusione nello studio dell'avvocato della Curia, hanno messo a soqquadro anche la dimora disabitata di Michelangelo, senza rubare nulla. Il 30 luglio è morta un'altra erede diretta

Via Porrettana

Da un anno e mezzo non ci vive più nessuno nella bella villa di via Porrettana. Da quando Michelangelo Manini è morto, nel marzo 2012, è stata lasciata al suo destino e ciò non è sfuggito agli intrusi che, sicuramente dopo il 24 luglio, hanno rovistato dappertutto senza, pare, rubare nulla o provocare danni.

A scoprirlo il custode giudiziario del patrimonio Manini Paolo Bastia e l'economo della Curia Gianluigi Nuvoli che martedì vi sono entrati. Ovviamente, non mancavano imponenti misure di sicurezza, e come poteva il boss della Faac non installarle, ma pare fossero fuori uso per un guasto.

EPISODIO SIMILE. In maggio, un episodio analogo nello studio dell'avvocato Andrea Moschetti in Strada Maggiore, dove, a colpo sicuro, era stato "consultato" il faldone Faac.

Sull'accaduto e sugli sviluppi del controverso lascito, Bologna Today ha interpellato Mariangela Manini.

Signora Manini, adesso anche i ladri...

Questa è una delle cose che più mi addolorano. Zio Beppe (Giuseppe Manini) nel 1984 portò me e mia madre a farci vedere il terreno sotto San Luca dove lui aveva animo di costruire la sua nuova casa. Io dissi che il posto era molto bello e mia madre invece che era troppo isolato. So che qualche anno dopo Zio Beppe se ne era già pentito e voleva prendere un appartamento in centro: da lì ci voleva l’auto anche solo per andare a prendere il giornale, mentre d’inverno era una tragedia. Quando Zia Gabriella (la madre di Michelangelo -ndr) incominciò ad aggravarsi mi disse diverse volte che quella casa è stato uno sbaglio e mi risulta che Michelangelo non ci abitasse volentieri, temendo anche per la propria incolumità e sicurezza, al punto che voleva il porto d’armi. Di fatto abitava sempre all’estero… Per me rimane la casa di famiglia e vedo che adesso sono solo quattro mura da svuotare. Che tristezza…. è la cosa più penosa: un bene affettivo con le radici di chi, in un modo o nell’altro, ha creato benessere e ricchezza, diventa solo qualcosa da prendere o smaltire.

Condoglianze, il 30 luglio è scomparsa Romana Rimondi, sorella di sua madre, di Carlo e della madre di Michelangelo, anche lei erede diretta...

Si, mia zia, una grande famiglia d'altri tempi, 10 figli, un altro pezzo che se ne va....

Ma dica la verità, tutta la vicenda partita dalla sua prima “impugnazione”, nell'aprile 2012, appena vide il primo testamento.  A quei tempi immaginava tutto questo polverone?

A dire la verità si. Il mio avvocato e mio marito mi fecero notare che ci mettevamo contro un colosso, forse “il” colosso per eccellenza, in grado di mettere in campo  risorse enormi per gli avvocati e per perizie. Mi dissero: ”Mariangela, guarda che qui la questione durerà 20 anni e ci costerà una fortuna”. Ma io ero e sono sicura che quella non era la grafia di Michelangelo nel 1998 e che Michelangelo, in quel periodo, non frequentava la Chiesa neanche da lontano, anzi….  Io feci fare una perizia da un tecnico di mia fiducia chiedendo assoluta sincerità e niente false speranze. La Dottoressa Ambra Draghetti  fece una perizia giurata e scrisse nella sua relazione conclusiva: “…il testamento è sicuramente apocrifo”. Lei, al mi posto, avrebbe lasciato perdere? In ogni caso, lo avrei “impugnato” chiunque fosse il beneficiario vedendo quella calligrafia. Certo è che chiamare in giudizio la Chiesa Cattolica, fa paura.

Adesso arrivano i carabinieri del RIS di Parma e ladri...

Mi ricordo che mio marito mi disse, “guarda che la Curia ha già i soldi e farà fare la perizia all’FBI o alla CIA!”, facile profeta. La perizia la faranno i RIS e sarà contrapposta a quella della Dottoressa Draghetti. Ma, attenzione, quella dei RIS sarà una perizia “di parte” non la verità conclusiva. Chi veramente abbia scritto quel pezzo di carta  e le 3 o 4 copie,  seminate in tanti posti diversi, come una specie di “caccia al tesoro”, lo deciderà il Giudice in prima istanza, poi in appello e alla fine in cassazione. Vedrà che la verità salterà fuori e non sarà un “lascito” alla Chiesa. Tra l’altro dovrà anche essere risolta, sempre in cassazione, la questione del “testamento” del dott. Corneti.

Cosa pensa delle possibili aperture che potrebbero venire dalla Curia?

Guardi, non verrà nessuna offerta e non ci sarà nessuna apertura. La convinzione buonista che il povero Michelangelo abbia voluto fare beneficenza non sarà scalfita se non dal Giudice in cassazione e, anche allora, in Curia grideranno all’errore giudiziario a scapito dei poveri bisognosi, additando i familiari come avidi profittatori! La Chiesa per 2000 anni ha tenuto duro sulle proprie affermazioni, giuste o sbagliate che siano e non solo quelle di fede. Chi sono io per giudicare? Sono convinta – e anche il recente furto me lo fa pensare -  che il presunto testamento caritatevole sia un raffinatissimo falso. So che sarà difficilissimo da provare, ma come Monsignor Nuvoli, anche io ho le mie certezze.

Quindi non si uscirà dal Tribunale?

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Ripeto una cosa che forse è sempre passata in secondo piano, non siamo noi a dover avanzare richieste. Se la parte “resistente” – cioè il presunto beneficiario di un testamento che io disconosco – vuole transigere, faccia una proposta al mio avvocato. Se non la farà, vuol dire che è “intransigente”. Quindi che vada pure avanti. Una ventina d’anni davanti io forse ce li ho. La storia poi dirà: “ma non si potevano accordare?”, questo è certo.

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