Faac: Michelangelo Manini odiava i parenti, ecco perchè lasciò il patrimonio alla Curia

Lo scrivono i pm nella richiesta di archiviazione: 'sentimento di forte avversione'. Mariangela Manini: "Forse voleva punire una sorella frutto di un peccato?"

Alla richiesta di archiviazione proposta dalla procura di Bologna relativamente alla presunta veridicità del lascito di Michelangelo Manini e che la Curia reclama con grande insistenza, Mariangela Manini e Carlo Rimondi si opporranno come di rito anche perché, dichiarano, "non è pertinenza del giudice penale l’accertamento della verità civile di un documento".

Inoltre, nelle motivazioni, i pm, il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Massimiliano Rossi, scrivono che, in relazione ad alcuni dei parenti, in particolare Mariangela Manini, si desumerebbe che il defunto Michelangelo Manini nutrisse un "sentimento di forte avversione'', per questo dunque lo scomparso proprietario Faac avrebbe lasciato il proprio patrimonio all'arcidiocesi di Bologna.

AVVERSIONE PER LA CUGINA. Rispetto al rapporto con la cugina Mariangela, che sostiene di essere in realtà sorella di Michelangelo, i pm sottolineano che al momento della morte della madre dell'imprenditore, parente che pure lei aveva assistito "per circa tre mesi prima del suo ricovero all'ospedale Maggiore, era stata invitata dal de cuius (Michelangelo Manini, ndr) a non andare alla camera ardente in quanto tale condotta '... non gli faceva piacere'", come da lei stessa affermato. La volontà di lasciare i beni all'arcidiocesi è stata tra l'altro evidenziata da una deposizione di un commercialista che, avvicinato da Manini "per avere consigli a seguito di un accertamento fiscale" ha detto che Manini "gli avrebbe dichiarato che non era mai stata sua intenzione evadere il fisco e, a riprova di ciò, gli avrebbe riferito di avere già da tempo preparato un testamento in favore dell'arcidiocesi", testamento che gli inviò e che riporta la stessa data e lo stesso contenuto degli altri testamenti pubblicati. Inoltre, le condizioni di salute di Manini, "per come riferite da entrambi i suoi medici curanti" non risultano essere state tali da pregiudicare "in alcun modo, la sua capacità di intendere e di volere".

Degli esiti della consulenza, i pm scrivono che questi hanno, un'"elevata attendibilità". Ma ci sono anche elementi logici, ricordati come premesse, che rafforzano la tesi dei pm. Ad esempio la circostanza che siano state realizzate ben tre distinte schede testamentarie che hanno lo stesso contenuto letterale. "Tale condotta - osservano i pm - è in linea generale difficilmente compatibile con l'ipotesi che le stesse siano dei falsi atteso che la realizzazione di più schede, pacificamente attribuibili ad una sola mano, avrebbe evidentemente aumentato le possibilià che la falsità dei documenti venisse accertata - atteso che aumentavano i testi da sottoporre a verifica di autenticità - senza che l'ignoto autore avesse ottenuto alcun vantaggio operativo". Inoltre, la realizzazione di tre schede, "potrebbe costituire un'opportuna misura di precauzione posta in essere dal testatore per assicurarsi che le proprie volontà testamentarie venissero effettivamente eseguite".

"Adesso scopro che Michelangelo covava nei miei confronti una particolare avversione -  dichiara Mariangela Manini - al punto che non ha avuto scrupolo alcuno di ritirare – 12 ore dopo la morte di suo padre – la fideiussione di 700 milioni che Giuseppe Rimondi aveva concesso a me e mia madre. Così, senza scrupolo alcuno, mi ha fatto licenziare un centinaio di dipendenti e vendere tutto per evitare il fallimento. Con la stessa moneta mi ha, secondo la Procura, ripagato non facendomi assistere al funerale di sua madre, mia zia, che io avevo accudito per i tre mesi che hanno preceduto la sua morte. Forse voleva punire una sorella frutto di un peccato? La stessa persona che ha avuto tanta bontà in aprile, nel mese di dicembre poi lascia il patrimonio di famiglia alla Chiesa Cattolica affinché si facciano “opere di bene”. Strano concetto doveva avere Michelangelo della bontà. Strana distinzione ad personam della carità cristiana".

"Io vivo sul pianeta terra e da molti, troppi, anni sono a contatto con il mondo - è il commento del marito di Mariangel,a Ugo Nazzarro - per questo credo che il GIP sorriderà quando leggerà che "....si porrebbe in insanabile contrasto con i principi cristiani perseguiti dall'Arcidiocesi che ben difficilmente potrebbe accettare un eredità...". Interessante tesi per una archiviazione etica. Mi domando con quali principi cristiani si sia fatto bruciare Giordano Bruno a Campo dei Fiori. Che sia stato un erede legittimo?"

L'indagine, a carico di ignoti, era nata da un esposto presentato proprio dai parenti, che contestano la validità delle schede testamentarie, impugnate in sede civile. Nella richiesta con cui i pm arrivano a concludere per l'infondatezza della notizia di reato, decisivi sono stati gli esiti della consulenza grafologica affidata al maresciallo del Ris Vito Matranga. Conclusioni che ''appaiono perfettamente in linea con gli elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini''. Il fatto che i testamenti siano stati effettivamente redatti dall'imprenditore ha trovato infatti sostegno nelle prove raccolte. ''E' pacificamente risultata la volontà'' di Manini ''di lasciare la propria eredità all'arcidiocesi'', scrivono Rossi e Giovannini. Inoltre, è stato accertato come i rapporti tra il patron ''e i vari parenti fossero negli ultimi anni estremamente sporadici''. Alcuni hanno dichiarato ''di non ricordarsi se siano o meno stati'' al suo funerale, ed altri ''riferiscono di avere saputo della morte del predetto solo dalla televisione''.

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