Eredità Faac, il Fisco denuncia i parenti. Mariangela Manini: 'Non ho paura di lottare contro lo Stato'

Le somme provengono "dal patrimonio della mia famiglia e non possono, mai e in ogni caso, essere considerate come un reddito"

"Dal tenore dell’articolo si potrebbe evincere che da parte dei parenti di Michelangelo Manini sia stata messa in atto una clamorosa evasione fiscale alla quale l’Agenzia delle Entrate, bontà sua, ha posto rimedio con una “denuncia”.  Niente di più falso”.

A scriverlo e Mariangela Manini, cugina del defunto Michelangelo ed ex patron Faac, la quale, dopo una lunga battaglia legale intrapresa insieme ad altri familiari aveva raggiunto un accordo con la Curia (nominata erede del patrimonio). Ora, secondo quanto riferiscono alcuni articoli di stampa, l'Agenzia delle Entrate avrebbe denunciato i parenti di Manini per "dichiarazione infedele".

"Ho sottoscritto con l'Arcidiocesi una classica transazione che ha posto fine ad una vertenza ereditaria “mortis causa”, mediante la quale io ho percepito una parte del patrimonio della mia famiglia, mentre Curia e altri Parenti hanno percepito la restante parte" continua Mariangela Manini "in termini molto semplici, è quanto avvenuto nel rispetto della legge, che lo consente. Lungi dall’idea di eludere la stessa. Essendo la transazione un contratto ammesso per comporre una lite o una diversità di opinioni anche in materia patrimoniale, io e la mia famiglia abbiamo ritenuto opportuno non proseguire oltre la lite, che sarebbe ancora in corso con gravi danni per l’Azienda FAAC (che era sotto tutela giudiziale) e, mi si consenta, anche per il buon nome della Chiesa, che avrebbe litigato per le vesti di Cristo sotto la croce”.

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"Con la sua nota e comprovata sensibilità - l'Agenzia delle Entrate - ha ritenuto invece che il nostro legittimo operato fosse squisitamente una vendita dal quale noi avremmo ricevuto un ricavo diverso cioè un ricavo non frutto di un lavoro autonomo o dipendente... Quindi, secondo loro, noi non ci saremmo opposti a un testamento da noi – e dai nostri periti – ritenuto apocrifo, ma avremmo solo fatto un “do ut des” (testuale nella loro “contestazione”). Ovvio che per noi è stata una semplice transazione che non ha voluto in alcun modo eliminare il rapporto di parentela sottostante con Michelangelo. Mi sono sempre difesa ed anche in questo caso continuerò a farlo, non accettando le contestazioni e le accuse che mi sono state rivolte".

"Le somme che mi sono state corrisposte - sottolinea Mariangela - provenivano dal patrimonio della mia famiglia e non possono, mai e in ogni caso, essere considerate come  un reddito per quanto diverso.  Utile precisare che l’Agenzia delle Entrate pretende fino al 90% delle somme percepite mentre controparte in transazione (l’Arcidiocesi) – che ha percepito somme e beni per un valore di 1,7 miliardi di Euro – se la cava con la somma di € 53,59 di tassa fissa. Si apre quindi un nuovo fronte: non ho avuto paura e timore di lottare contro la Curia, non ho paura di lottare contro lo Stato. Proprio il 19 luglio inizierà la prima udienza del mio ricorso in merito a quello che io ritengo essere una inconcepibile violenza tributaria”.

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