Patromonio Faac: l'Arcidiocesi chiede il dissequestro "all'ultimo minuto"

Scaduto il termine per decidere sull'appello dell'Arcidiocesi per il sequestro del patrimonio di Manini. Sul filo di lana, una memoria del legale sulla base del responso dei Ris

Dopo il responso del Ris di Parma che ha ritenuto autentici i testamenti olografi del defunto patron Facc, Michelangelo Manini, e la richiesta di archiviazione della Porcura di Bologna della denuncia per falso, continua la battaglia legale a suon di dettagli e cavilli giuridici tra parenti e Curia.

I giudici della Corte d’Appello di Bologna, nell’udienza del 7 luglio scorso, si erano riservati di decidere sull’istanza dell’Arcidiocesi di Bologna che ha proposto appello al provvedimento di sequestro del patrimonio lasciato da Michelangelo Manini alla sua morte. La curia reclama dunque l’eredità che comprende anche il 66% delle azioni della multinazionale dei cancelli. Non si arrendono a  questa ipotesi i familiari del defunto Manini.

Il Collegio giudicante aveva fissato il 10 ottobre come data ultima per presentare altre deduzioni o memorie integrative. Pochi minuti prima della scadenza del termine, l’avvocato Sesta, in difesa della Curia, ha depositato una memoria, nella quale chiede alla Corte d’Appello di annullare il provvedimento di sequestro, adottato a difesa di tutti i possibili eredi in attesa di una sentenza civile di merito, basandosi sulla consulenza del Ris.

MATERIE DISTINTE. L’avvocato dei parenti Rosa Mauro ha immediatamente contraddetto l’affrettata procedura dell’Arcidiocesi ribadendo che si tratta di due distinte questioni e la causa in esame non è nel merito di un sequestro concesso che non ha natura e origine penale, bensì un provvedimento in sede civile sulla base di un ricorso per sequestro giudiziario e, quindi, a tutt’oggi, "civilisticamente fondato". Sul merito della prima sentenza il collegio deve giudicare su atti in fascicolo e non su documentazione proveniente da altra fonte e non presente nel dibattimento che già ha avuto luogo.

Mariangela Manini ha dichiarato: "Pensando di giocare un asso di briscola la Difesa della Curia di Bologna, lamentando di subire danni dal mancato possesso del patrimonio della mia famiglia, ha pensato bene di  inserire proditoriamente e surrettiziamente - in barba a ogni principio del Codice di procedura Civile - le conclusioni della Consulenza di Parte chiesta da un Pubblico Ministero di un altro procedimento penale, asserendo  che queste risultanze siano verità rivelata. Ho chiesto all’avvocata Mauro di predisporre e depositare un’integrazione della sua memoria già in precedenza redatta. Sono certa che i giudici seguano la legge e non i suggerimenti dell’ultimo minuto".

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