Fase due, per gli intermittenti doccia fredda: "Senza cassa e senza 600 euro, inaccettabile"

Duro sfogo della Cgil sul trattamento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori precari intermittenti. "L'Inps chiarisca come si possono avere i denari"

Senza cassa integrazione, senza i 600 euro di bonus. Senza reddito dal 23 febbraio, nonostante gli accordi firmati anche dalla Regione Emilia-Romagna e le rassicurazoni del Governo.

Una situazione "inaccettabile, con contorni surreali e difficili da spiegare", che riguarda i lavoratori intermittenti, spiega la Cgil dell'Emilia-Romagna puntando il dito contro "la negligenza" dell'Inps.

"Le domande di cassa integrazione in deroga per le migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratto di lavoro intermittente vengono respinte dall'Inps, in barba a tutti gli accordi finora sottoscritti", protesta il sindacato.

"Per evitare che questi lavoratori, che operano in diversi settori, soprattutto nel turismo e nella cultura, non avessero alcuna copertura, abbiamo definito un accordo con la Regione Emilia-Romagna e con tutte le parti sociali. L'intesa, che prevedeva l'accesso alla cassa integrazione in deroga, è stata poi resa vana da una circolare insensata dell'Inps. Questo documento ha reso impossibile non tanto l'uso dell'ammortizzatore, quanto il principio del riconoscimento economico", spiega la Cgil.

Il calcolo, dettaglia il sindacato, "si basava sul principio delle chiamate effettuate dalle società, proprio mentre era in corso il blocco delle attività produttive. Per uscire da questo vulnus, abbiamo rivisto l'accordo con la Regione, introducendo per il calcolo del valore economico, l'unico possibile, ossia la media delle giornate lavorate negli ultimi 12 mesi", continua l'organizzazione.

"Sempre in accordo con la Regione, abbiamo chiarito che tutti i lavoratori intermittenti sarebbero stati coperti dalla cassa integrazione in deroga, anche nel caso in cui le aziende avessero fatto domanda del Fis. Su questa base, abbiamo sottoscritto centinaia di accordi", sottolinea la Cgil.

Invece, "in queste ore arriva la doccia gelata dall'Inps che, incurante di tutti gli accordi siglati, respinge le domande", allarga le braccia la sigla, facendo notare come nemmeno la 'pezza' messa da un decreto dei ministeri del Lavoro e dell'Economia, che ha sancito che agli intermittenti, per il mese di marzo, spetterebbero i 600 euro del reddito di ultima istanza, ha risolto la situazione.

Perché "ancora una volta l'Inps, così solerte nel chiarire a quali strumenti non hanno diritto questi lavoratori, non è in grado di chiarire come richiederli", accusa la Cgil. Il 'Decreto Aprile', poi ribattezzato 'Decreto Maggio', infine detto 'Decreto Rilancio', ha stabilito che ai lavoratori intermittenti spetterebbe un bonus di 600 euro sia per il mese di aprile che per il mese di maggio, peccato però che il decreto non sia ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con la conseguenza che, per negligenza, dal 23 febbraio migliaia di lavoratrici e lavoratori sono a reddito zero", sbotta il sindacato.

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"Questo è inaccettabile, quindi si decida alla svelta", taglia corto la Cgil, sollecitando l'erogazione del bonus di marzo. "Chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di sollecitare una rapida soluzione di questa impasse che sta mettendo in una condizione di indigenza migliaia di lavoratrici e lavoratori emiliano-romagnoli. Qualora non dovessero arrivare soluzioni in tempi rapidi, perché già troppo tempo è decorso inutilmente, ci mobiliteremo per denunciare quanto accaduto e per rivendicare quanto spetta ai lavoratori intermittenti", promette il sindacato. (Vor/ Dire)

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