Bambina allontanata dalla madre: "Dopo 3 mesi non so neppure dove sia"

I servizi sociali hanno separato dalla mamma una ragazzina di 10 anni per presunti maltrattamenti fisici e psicologici. L'avvocato della donna: "Incredibile che non ci sia stata ancora un'udienza". Il comune: "Nostro interesse proteggere il minore"

Una mamma che non vede la sua bambina di 10 anni da oltre due mesi e non sa dove possa essere. Una storia che arriva da San Giovanni in Persiceto e che ha come protagonista un minore, una bambina che è stata sottratta dai servizi sociali alla sua famiglia per presunti maltrattamenti: "Mi mancano i suoi baci e i suoi occhi, la sua parlantina e i suoi capricci e il senso che dava alla mia vita. Ogni giorno mi sembra di sentirla, di sentire che ha bisogno della sua mamma, di aiuto e di spiegazioni. Non riesco a dare un senso a tutto ciò", le parole che questa madre scrive in una lettera scritta al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. 

"Lo scandalo degli allontanamenti facili non è un problema localizzato. Il fenomeno colpisce a macchia di leopardo tutto il territorio nazionale con circa 30.000 bambini tolti alle famiglie - spiegano dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, attraverso cui il caso è arrivato ai media - A quasi tre mesi di distanza, sembrerebbe che il Tribunale per i Minorenni di Bologna non sia ancora stato informato. La mamma si è rivolta a noi con una lettera tragica e alquanto incredibile. Sebbene la vicenda ci sembrasse inverosimile, abbiamo iniziato a indagare, e dopo quanto scoperto dall'avvocato della famiglia Francesco Miraglia, la realtà ci è apparsa in tutta la sua gravità".

Ed è proprio l'avvocato Miraglia a spiegare quelle che giudica le anomalie di questa vicenda, che vede mamma e figlia ospiti di una comunità seguite da ASP Seneca e allontanate lo scorso 26 settembre dagli stessi servizi alla persona: "Dopo più di due mesi questa mamma non sa dove sia sua figlia e non si è ancora vista fissare un'udienza al tribunale dei minori. Io non contesto i motivi dell'allontanamento, ma il fatto che noi non li abbiamo neppure potuti leggere. Questo non è certamente il bene della ragazzina". 

LA MADRE: "IN UN ATTIMO SENZA MIA FIGLIA E SENZA CASA". Ecco la lettera in versione non integrale per la delicatezza dell'argomento: "Il 26 settembre l'assistente sociale mi ha chiamata per comunicarmi che Silvia (nome di fantasia) era stata prelevata da scuola, e che mi attendeva per le 17.00 in ufficio da lui per una comunicazione urgente. Mi sentì sul momento senza suolo sotto ai piedi e non capivo cosa stesse succedendo. Raggiunsi l'ufficio e lì mi comunicarono che la bambina era stata prelevata da scuola previa segnalazione per maltrattamenti fisici e psicologici da parte mia, e che era stata collocata in un posto sicuro e segreto perché venni ritenuta un pericolo per mia figlia. Rimasi scioccata e iniziai a sentirmi mancare, non potevo crederci, io un pericolo per mia figlia?"

"Ricordo che mi alzai e andai verso la mia collega dicendo; me l'hanno portata via, me l'hanno portata via, ebbi un mancamento. Mi chiesero di firmare il verbale di collocamento di mia figlia lontano da me in luogo segreto in quanto fonte di pericoli per lei. Mi sentì strappare il cuore, io ero diventata improvvisamente fonte di pericolo per mia figlia, e da quel momento ero invitata a non ri-accedere mai più all'appartamento dove eravamo collocate dal mese di maggio in quanto facevo parte di un progetto da loro proposto per madri single. A quel punto la mia collega chiese: 'Senza preavviso?' Dove sarei potuta andare e soprattutto senza nulla, perché tutto era rimasto a casa e anche le chiavi dell'appartamento. Mi ritrovai nel giro di due ore senza assolutamente nulla, senza mia figlia e senza tetto. [...] non sapevo come stava, dov'era, come sarebbe andata avanti questa assurda storia. Non ho neanche potuto riavere qualcosa di suo, i suoi disegni, le nostre foto, i suoi lavoretti che mi faceva ad ogni festività. Mi mancano i suoi baci e i suoi occhi, la sua parlantina e i suoi capricci e il senso che dava alla mia vita. Mi sentì senza anima. Assurdo che un bambino venga sottratto così in malo modo senza verificare fatti e versioni. Buttata per strada senza un pezzo di sé. Ogni giorno mi sembra di sentirla, di sentire che ha bisogno della sua mamma, di aiuto e di spiegazioni. Non riesco a dare un senso a tutto ciò."

LA REPLICA DEL COMUNE: "CI INTERESSA PROTEGGERE IL MINORE". Dopo le notizie apparse sulla stampa il Comune di Persiceto ha chiesto ragguagli all’Asp Seneca, l’azienda pubblica di servizi alla persona che si occupa della gestione di servizi rivolti ad anziani, famiglia, minori, adulti svantaggiati e persone diversamente abili per il Comune stesso. Iusuf Hassan Adde, responsabile dell’Unità Operativa Minori e Famiglia dell’Asp ha precisato che "L'allontanamento è stato disposto come provvedimento di protezione della minore. Il provvedimento è stato notificato il giorno stesso ad entrambi i genitori ed è stato inviato alla Procura minorile con tutta la documentazione in nostro possesso. Ci risulta che la Procura abbia promosso ricorso al Tribunale per i minorenni chiedendo la convalida del provvedimento provvisorio adottato dai servizi”.

L'avvocato difensore Miraglia, dopo l’intervento del Procuratore Minorile facenti funzione Nessun inerzia della Procura, sente il dovere nuovamente di rivolgersi all’opinione pubblica: "In primo luogo, né il sottoscritto né la sua assistita vogliono polemizzare con il Procuratore, ma quanto sostiene la stessa Procura è inaccettabile. In primis come cittadino italiano, in secondo luogo come avvocato di fiducia. E’ inaccettabile sostenere che non ci sia stata nessun inerzia se ad oggi, a distanza di due mesi e mezzo, la madre non ha notizie della figlia e non sa nemmeno quali sono i motivi per cui le è stata allontanata la figlia. Il Procuratore della Repubblica Minorile ben dovrebbe sapere che lo spirito normativo del 403 è l’urgenza, l’immediatezza e la celerità  sia da parte di chi lo attua sia da parte di chi ha per dovere l’impulso processuale e sia da parte di chi istituzionalmente  deve ratificarlo. Secondariamente, mi sembra quantomeno discutibile l’atteggiamento della  Procura che,  invece di rispondere sul perché di tanto “ritardo”, cerca di sviare entrando nel merito della questione. Oltretutto la Procura ben dovrebbe sapere che la difesa, nel momento in cui non riesce a prendere visione degli atti né a costituirsi in giudizio, ha poco da dire sul merito. Ancora più inaccettabile è sostenere che la Procura, il 12 ottobre u.s. abbia inoltrato il ricorso al Tribunale.In altre parole, come dire, se c’è una colpa non è la nostra.

"Un dato è certo - prosegue il legale - dal 26 settembre ad oggi 7 dicembre la madre non ha avuto alcuna notizia della figlia né da parte dei servizi né da parte delle autorità giudiziarie che non hanno messo in grado la signora di quel sacrosanto diritto, eventualmente, di difendersi. E’ tutto sulla pelle dei bambini. E’ inverosimile che anche sui bambini vige quel principio consolidato nel nostro paese che la colpa è sempre di qualcun altro. Mi permetto di suggerire al Procuratore della Repubblica di leggere quanto un Giudice Minorile, già nel 2011 sosteneva: il Provvedimento amministrativo con cui i servizi sociali, in via provvisoria ed urgente, prelevano dall’abitazione famigliare un minore (ex art. 403 c.c.) non può essere ratificato dal Tribunale dei Minori ma anzi deve essere revocato dove non sia adeguatamente motivato, con conseguente ordine di ricollocamento immediato del minore stesso nel proprio ambiente famigliare. Voglio concludere rivolgendomi, senza presunzione, sia al Procuratore della Repubblica facenti funzioni, sia al Presidente del Tribunale consigliando una riorganizzazione delle cancellerie che possa prevedere una corsia preferenziale su provvedimenti ex art. 403 c.c. attuati da un ente amministrativo che vanno ad incidere direttamente sulla libertà e sulla vita di ognuno di noi. Affinché siffatti casi non avvengano mai più".

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