Festa di fine Ramadan, l'Arcivescovo Zuppi in visita alla comunità islamica

Oltre al sindaco Merola, anche la massima autorità cattolica cittadina: 'Non cadere nella logica stessa del terrorismo, della paura, dell'inimicizia'. PM Giovannini: 'Il processo di radicalizzazione è lento e segue schemi predefiniti'

Non solo il sindaco Virginio Merola, in rappresentanza della città, ma anche la massima autorità cattolica bolognese alla celebrazione per la fine del Ramadan che si terrà questa sera al Centro di Cultura Islamica, in via Pallavicini, 13.

La visita dell'Arcivescovo Matteo Maria Zuppi è "un gesto di attenzione, per continuare a credere che Dio deve unire e non dividere, che l'unico Dio è un Dio di misericordia" per il momento più importante "nel quale la fede islamica si avvicina nella preghiera, nel pellegrinaggio, nell'elemosina, nelle opere di misericordia e soprattutto nel digiuno e nella penitenza, al Dio grande e misericordioso" ha dichiarato Zuppi che ricorda il messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, un invito a "essere misericordiosi nelle situazioni di conflitto". 

L'Imam della moschea di via Ranzani, Emran Hossain Shohag, originario del Bangladesh, ha fatto visita oggi pomeriggio a Zuppi assicurando che "i cittadini bengalesi di Bologna condannano tutti gli atti di terrorismo in qualsiasi parte del mondo e l'uccisione di persone innocenti. Per questo, esprimiamo le nostre sentite condoglianze e la nostra vicinanza ai familiari delle vittime barbaramente trucidate in Dacca" ribadendo che "l'Islam non permette l'uccisione di innocenti, siamo vicini e solidali con le famiglie di tutti gli italiani e delle altre vittime innocenti uccise nell'attentato, che Dio dia la pazienza e la forza alle famiglie di tutte le vittime del terrore, italiane e non italiane". 

Un momento delicato per le comunità islamiche all'indomani dell'attentato nella capitale del Bangladesh che ha fatto 20 vittime, di cui 9 italiane, e 26 feriti e nel quale anche sei terroristi hanno trovato la morte: "Le religioni non possono e non devono essere usate per giustificare nessun tipo di violenza, e anzi devono insegnare a conoscere e rispettare l'altro", ha ricordato l'Arcivescovo, sottolineando che l'attentato è stato compiuto da musulmani, contro un Paese musulmano" e che "la maggior parte della violenza si consuma all'interno della comunità musulmana". 

Per Zuppi "il tema del terrorismo ci sfida, è un grande punto interrogativo, che chiede una grande attenzione da parte di tutti, ma anche di non cadere nella logica stessa del terrorismo, che è quella della paura, dell'inimicizia, del pensare che l'altro è qualcuno da combattere" quindi come amico parteciperà alla festa "che avvicina la comunità musulmana al Dio della pace" , quindi "il contrario di quello che i terroristi, e chiunque semina violenza, vogliono. Non dobbiamo cadere nella logica della violenza e della contrapposizione, ma anzi, dimostrare ancora di più che si deve collaborare per la misericordia e non per la violenza". 

Un tema che non può non interrogare e 'sfidare' anche l'Italia, anche alla luce dei massacri di Istanbul, Parigi e Bruxelles: "Il processo di radicalizzazione ideologico religiosa è abbastanza lento e segue schemi predefiniti - ha detto ai cronisti il procuratore aggiunto di Bologna e coordinatore del pool anti-terrorismo Valter Giovannini che non si è pronunciato su eventuali segnalazioni nella nostra città, ma "un mutamento significativo di condotte e abitudini di vita non sfugge a chi è vicino alla persona. Pur comprendendo le difficoltà affettive e culturali è però indispensabile che all'interno della comunità di appartenenza, una volta colti simili segnali, essi vengano rappresentati, in qualsiasi forma, alle forze dell'ordine. Non si tratta di delazione, ma di civile convivenza sintomo di reale volontà di integrazione nel tessuto sociale del paese che ti accoglie". 

In rappresentanza della Regione anche  il presidente del Gruppo PD in viale Aldo Moro Stefano Caliandro: “La presenza dell’Arcivescovo è davvero significativa e non è solo simbolica, ma rappresenta, nei giorni dell’attentato in Bangladesh, un impegno concreto per la pace, l’umanità, la solidarietà tra i popoli contro ogni forma di odio e violenza”, così Caliandro in una nota: "l’errore più grave che oggi possiamo compiere è quello di addebitare al mondo islamico nella sua totalità le responsabilità di quanto sta accadendo. Il servizio alla pace si accompagna attraverso una fitta rete di legami, di relazioni e di amicizie, in particolare tra le tre grandi religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, ma anche con le altre religioni mondiali. In questo contesto la scelta del nostro Arcivescovo è un esempio per tutti, donne e uomini credenti e non credenti che hanno a cuore i diritti e la libertà di ogni essere umano”. 

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