Sea Watch, diffusa foto segnaletica di Carola Rakete: da Bologna partono esposto e appello

Lo studio legale Wildside Human First di Bologna lancia le accuse per la diffusione della foto scattata negli uffici della Guardia di Finanza di Lampedusa

"Trattamento illecito dei dati personali". Questa l'accusa mossa dallo studio legale Wildside Human First di Bologna per la diffusione della foto segnaletica scattata negli uffici della guardia di Finanza di Lampedusa a Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, arrestata dopo aver attraccato al porto di Lampedusa, nonostante i divieti.

Un episodio "increscioso, nonchè illecito" che ora arriva sul tavolo del Garante per la protezione dei dati personali. A lui infatti è chiesto di fare chiarezza sulla diffusione pubblica, senza autorizzazione. L'accusa, mossa dallo studio legale bolognese,  rappresentato dalle avvocate Silvia Gorini e Cathy La Torre, è per "trattamento illecito dei dati personali", che viola cioè il regolamento europeo in materia. L'immagine di Rackete è stata rilanciata su Facebook e Twitter, diventando virale in poco tempo. Per questo, ieri il questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha avviato un'indagine interna e ha informato l'autorità giudiziaria.

"L'immagine è stata diffusa senza il consenso della persona interessata che viene ritratta in un momento altamente 'particolare' quale lo stato detenzione presso i locali della polizia - si legge nel testo della segnalazione - tale trattamento è lesivo della dignita' e del decoro della persona interessata e non può essere addotta la motivazione del diritto di cronaca per attenuare la gravità dell'accaduto".

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Denunciato il fatto al Garante per la protezione dei dati personali, Gorini e La Torre si rifanno al Codice di deontologia dei giornalisti nel quale è esplicitamente vietata "la diffusione di immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell'interessato, salvo che per rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia". Considerato dunque lo stretto legame tra l'immagine e "l'informazione a carattere giudiziario che comunica", le avvocate sostengono che vi siano tutti gli estremi per ricondurre l'uso dell'immagine a un illecito penale e per questo sollecitano l'autorità a "verificare l'accaduto". Le due legali lanciano anche un appello: "Affinchè questa segnalazione sia efficace, ovvero porti a una efficace indagine, vi chiediamo di renderla virale". In particolare, oltre a condividere il post su Facebook, "vi chiediamo di utilizzare, come fac-simile il testo che WildSide mette a disposizione; di inviarlo a vostro nome, e con vostra firma via mail a garante@gpdp.it, via pec a protocollo@pec.gdpd.it". (dire)
 

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