Ultimo saluto a Paolo Prodi, l'ex premier: "Ha sofferto tanto, per me grave perdita"

Il ricordo del fratello per l'addio allo studioso. E i colleghi dell'università si impegnano ad occuparsi della memoria intellettuale che lascia. Prosperi: Città tramandi i suoi studi

L'ex Premier

Dall'infanzia, passata a studiare intorno allo stesso tavolo con gli altri fratelli, agli studi sulla crisi dell'occidente e dell'Europa, con un richiamo al "grande patrimonio di valori che possediamo e che sembriamo in questo momento avere smarrito".

E' un ricordo a tutto tondo quello che l'ex premier Romano Prodi fa del fratello Paolo, lo storico e fondatore del Mulino scomparso l'altro giorno all'età di 84 anni. "C'è sempre stato un legame speciale tra me e lui- ricorda il Professore, questa mattina durante la cerimonia accademica in cappella Bulgari all'Archiginnasio- nove fratelli, sette hanno scelto facoltà scientifiche, lui e io abbiamo tralignato: ci siamo dedicati alle discipline umanistiche". Romano ricorda anche le partite a pallone col fratello Paolo, nelle quali "stavamo sempre nella stessa squadra". Negli ultimi giorni, aggiunge, "siamo stati molto insieme. Ha sofferto tanto, per me è una grave perdita". Paolo, continua Romano Prodi, "è stato una guida importante per me, indicandomi l'Università e facendomi leggere al liceo i libri sulla storia italiana e i rapporti tra Stato e Chiesa. Sono quelle cose che a una certa età ti formano e ti influenzano per tutta la vita. Era lui che guidava la danza".
Il Professore ricorda in particolare "quando almeno in sette o otto studiavamo intorno alle stesso tavolo, perchè abbiamo fatto tutti lo stesso liceo, e i tre vocabolari di greco, italiano e latino giravano da uno all'altro. Non dico litigando, ma con questa dinamica rumorosa che mi ha lasciato anche una traccia, per cui oggi se c'è silenzio non riesco più a lavorare".
Oltre l'infanzia, Romano Prodi ricorda però anche gli studi del fratello Paolo: il rapporto tra la Chiesa e il potere; la trasformazione dello Stato moderno; la crisi dell'Occidente e il declino dell'Europa.
Nell'opera di Paolo Prodi "c'è un richiamo a questo grande patrimonio di valori che possediamo e che sembriamo in questo momento avere smarrito- sottolinea Romano- ma Paolo non era un pessimista. Era uno studioso oggettivo, durissimo in certi momenti e in certi suoi giudizi, però pensava davvero che se è notte arriverà anche l'alba".

Sul feretro, in Archiginnasio, la toga e il tocco accademici. Ad aprire la cerimonia è il rettore dell'Alma Mater, Francesco Ubertini, per il quale "sarà necessario continuare a pensare" a Prodi. "Gli studiosi dell'Ateneo sapranno occuparsi con competenza della memoria intellettuale che ci lascia" e che "deve restare un fatto vivo- afferma- di interrogazione continua e non semplice celebrazione". Della stessa idea è anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che invita a "non disperdere il suo patrimonio, a cominciare dalle scuole e dall'università'", ribadendo l'esortazione a "leggere i suoi libri", un "nucleo inossidabile che dobbiamo portare avanti".
Un appello in questo senso arriva anche dallo storico Adriano Prosperi, per 60 anni al fianco di Prodi nei suoi studi. "Intorno all'archivio che ci lascia- esorta Prosperi- Bologna dovrebbe farsi seminario permanente sui temi che Paolo ha studiato. Cio'' che ha fatto resti come motivo di stimolo e riflessione". Paolo Prodi era "un gigante", lo definisce Prosperi, un "pioniere della comprensione dei popoli". Una delle ultime fatiche di Prodi, uno scritto sui 500 anni della riforma luterana, uscirà postuma sul prossimo numero della rivista del Mulino.

Oggi, inoltre, il Consiglio comunale ha osservato per lui un minuto di silenzio in apertura della seduta. (agenzia Dire)

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