Furto in casa per 700mila Euro, tutti assolti gli imputati

Riconosciuta solo la ricettazione per un membro della famiglia Bonora. Al caso è legato il suicidio della farmacista Vera Giudetti, che portò alla sanzione disciplinare il pm Giovannini

Resta senza colpevoli il furto di contanti e gioielli per un valore di circa 700mila Euro commesso 2 marzo 2015 in via Saragozza ai danni di una pensionata bolognese. Il giudice di Bologna Gabriella Castore ha infatti assolto, nel processo di primo grado con rito abbreviato, il pregiudicato di origine sinti Ivan Bonora e la moglie Linda Piva, difesi dall'avvocato Luciano Bertoluzza, dall'accusa di furto per non aver commesso il fatto, e con la stessa formula ha assolto il figlio di Ivan, Maverik Bonora, e il fratello Juri, difesi da Luca D'Apote, dall'accusa di concorso nel furto.

Per Ivan Bonora, imputato anche per la ricettazione di vari oggetti non provenienti dal furto in via Saragozza, il pm Roberto Ceroni, che ha ereditato il fascicolo dal collega Massimiliano Rossi, aveva chiesto una condanna complessiva a sei anni di carcere, ma alla fine ha portato a casa solo tre anni e tre mesi per ricettazione.

Per Piva la richiesta era stata di due anni e otto mesi, mentre per Maverik e Juri, accusati di aver avvalorato l'alibi fornito da Ivan, che affermo' di essere in viaggio verso San Marino al momento del furto, erano stati chiesti due anni a testa.

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Il caso ha avuto una grande eco mediatica anche a causa del suicidio, nel corso delle indagini, della farmacista 62enne Vera Guidetti, che l'11 marzo 2015 si uccise dopo essere stata sentita come testimone dall'allora procuratore aggiunto Valter Giovannini. Per questa vicenda Giovannini ha ricevuto dal Csm la sanzione disciplinare della censura, confermata dalla Cassazione lo scorso 18 aprile, per aver 'trascurato' le garanzie difensive a tutela della donna, che aveva ricevuto da Bonora un sacchetto in cui erano contenuti due anelli rubati proprio in via Saragozza, e che in un biglietto trovato a casa sua scrisse che il pm l'aveva trattata come una criminale. 

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Oltre alla condanna a tre anni e tre mesi per ricettazione, Bonora è stato condannato a pagare una multa di 900 euro, le spese processuali e un risarcimento di 2mila Euro ad ognuna delle due parti civili costituite in giudizio (persone a cui erano stati rubati alcuni degli oggetti per cui è scattata la condanna per ricettazione), a cui dovrà pagare complessivamente anche 2.400 euro di spese di costituzione e difesa.

Alle parti civili e alle altre persone offese elencate nei capi di imputazione saranno inoltre restituiti i beni tuttora in sequestro e a loro affidati in custodia giudiziale, ad eccezione di un vassoio del quale non è stata stabilita con certezza la proprietà. Citati, nel dispositivo della sentenza, anche dei reperti archeologici, che dovranno essere confiscati e devoluti allo Stato, e altri reperti che dovranno essere restituiti "agli aventi diritto". Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni, ma Bertoluzza fa sapere che, salvo colpi di scena, fara' appello contro la condanna. (Ama/ Dire)

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