Sfila il Pride, Branà: "Tanti i bolognesi grazie ai quali siamo arrivati qui"

Parte questo pomeriggio dai Giardini Margherita la parata LGBT, attese oltre 40 mila persone. Cathy La Torre: "Per la prima volta uno studio legale partecipa visibilmente: chi lavora per i diritti lo deve fare"

«Per qualcuno, come accade in ogni parata, questo Pride sarà il primo e nella vita di questa persona avrà un valore dirompente» VincenzoBranà, presidente dello storico circolo Arcigay Il Cassero, ripercorre la storia della comunità LGBT nella nostra città esprimendo continuamente e sinceramente una profonda gratitudine nei confronti di chi, a Bologna, ha reso possibile per la prima volta la contaminazione con le istituzioni e le scelte politiche che hanno reso possibile una vera trasformazione. Carla Catena, presidente del comitato di organizzazione della parata di quest'anno, fa una precisazione sul nome dell'evento: «Non lo chiamiamo più Gay Pride, ma solo Pride, perchè l'orgoglio è di tutti e per tutti. Una giornata importante che è solo il 365° giorno di lotta, dopo un anno di lavoro di tanti volontari nelle scuole, agli sportelli legali...». 

E a proposito di sportelli legali, per la prima volta a un Pride, parteciperà uno studio legale. E' lo studio associato WildSide - Human First, di cui fa parte anche Cathy La Torre, storica attivista per i diritti Lgbt ed ex consigliera comunale a Bologna, nonchè ovviamente avvocato: «Oggi per la prima volta in Italia uno studio legale parteciperà visibilmente a un Pride. Il mio è uno studio associato di sole donne e marceremo dietro a uno striscione emblematico con scritto "diritti all'amore" perchè ci schieriamo a favore dei diritti civili e per la pluralità dell'amore. Esorto tutti i colleghi (che si occupano di diritti per lavoro) di partecipare, stando così dalla parte più giusta». 

Parata arcobaleno: storia e curiosità sul Gay Pride 

Per la manifestazione di oggi parteciperanno oltre quarantamila persone, almeno secondo le stime: «Oggi sono ancora più felice e orgoglioso perchè ho davanti agli occhi il segno tangibile che il nostro territorio è un territorio particolare e lo dimostra la coralità dei comuni dell'hinterland che stanno facendo a gara per portare l'arcobaleno nelle loro piazze. - a parlare Vincenzo Branà - Sono 12 le amministrazioni (molte di queste amministrate al femminile come San Lazzaro, Argelato, Castel Maggiore...) che faranno un gesto (non solo simbolico) per unirsi al Pride bolognese: ho incontrato spesso in provincia la fame e la sete di punti di riferimento, il bisogno di sentirsi a casa delle persone LGBT e la necessità di un contesto gay friendly dei giovani che stanno per fare coming out. Quello che vediamo è di valore altissimo ed è l'esito di un lungo percorso. Lo stesso Palazzo del Podestà a Bologna si colorerà con i toni dell'arcobaleno». 

Gay Pride a Bologna: orari e percorso

Dunque Branà, cos'è Pride? «Il Pride nasce come una rivolta, come un contropotere. Come una reazione. E il contropotere è una presa di parola collettiva, anche se non dobbiamo dimenticare le trasformazioni che cinquant'anni di Pride hanno prodotto. Ogni volta per me c'è qualcosa di commovente: il ricordo più vivo è quello di Samuel Pinto, che è un partigiano cileno scappato dal suo paese e il fondatore a Bologna del Collettivo Frocialista che mi abbraccia e mi dice "eravamo quattro pazze e adesso siamo in migliaia...e ci sono i papà e le mamme"...".  storia nei momenti più duri  »

Bologna cosa ha da raccontare in quanto a diritti LGBT? Chi sono le persone che hanno fatto tanto per arrivare fino a qui? «Bologna è stata la prima città a vedere la contaminazione delle istituzioni: Marcella Di Folco è stata la prima transessuale in consiglio comunale, ancora prima di Vladimir Luxuria in Parlamento. Ma le persone alle quali dobbiamo profonda gratitudine sono tante. Certamente Beppe Ramina, il papà storico del Cassero, che è stato al fianco di Lo Russo e che ci ha traghettati sullo scalone del Comune. E poi Franco Grillini perchè è un leone, una storia che ci insegna anche uno stile e una postura politica unici: il primo omosessuale visibile in parlamento, una rappresentanza pionieristica, un uomo per cui la battaglia è diventata una pratica. La già citata Marcella Di Folco, un altro modo di stare nella politica e affrontare  il tema dell'identità di genere, sempre l'aspetto più trascurato e difficile per l'opinione pubblica. Da sottolineare la sua capacità di creare alleanze. Altra persona simbolo a Bologna è Lucy, la transessuale sopravissuta ad Achau, 95enne che ancora oggi incontra i giovani e racconta la sua storia.  E ancora Romanina Cecconi, una delle prime trans italiane confinata negli anni Sessanta, pioniera della battaglia dell'autodeterminazione e  dell'identità, patrimonio della nostra cultura. Sergio Lo Giudice perchè con lui si è affrontato il tema della genitorialità in un luogo di conflitto politico anche complesso». 

E a Cathy La Torre insiste sugli aspetti discriminanti dell'oggi, all'epoca di Salvini: «Attenzione perchè sono cresciute le discriminazioni e i crimini d'odio in rete. Io stessa sono stata oggetto di minacce e diffamazioni. L'esercizio della critica va bene, ma il passaggio all'episodio dell'odio è stato sdoganato e alcune cose sono già cambiate con questo governo. Una coppia si è rivolta a me per alcuni problemi riscontrati con la carta di identità del figlio visto che per ottenerla erano possibili solo i campi di padre e madre. Quelli delle manifestazioni come il Pride, a difesa dei diritti, anche nella rossa Bologna oggi sono momenti necessari come il pane. Anche qui tanti voti alla Lega alle Europee...».


 

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