Ancora nei guai il patron di Rimini Yacht: avrebbe raggirato un anziano bolognese

Una casa acquistata sottoprezzo e scritture private fatte firmare a un anziano signore in condizioni psicofisiche precarie. Lolli è in Libia, l'avviso di fine indagine è stato recapitato all'avvocato

Ancora truffe ad anziani, anche se in grande stile, e ancora problemi con la giustizia per Giulio Lolli, l'ex presidente di Rimini Yacht, accusato di truffa per aver venduto gli stessi yacht a più acquirenti. L'indagato è tutt'ora in Libia a Tripoli, ricercato dall'Interpol, e al suo legale è stato recapitato un avviso di fine indagine per un'inchiesta in cui il pm di Bologna Antonella Scandellari lo accusa di aver truffato un anziano bolognese, facendosi vendere, senza però corrispondergli appieno il prezzo convenuto, una casa al confine tra Bologna e Casalecchio.

Con Lolli sono indagate per truffa aggravata in concorso altre quattro persone: due consulenti di Rimini Yacht, un consulente esterno e un notaio. Stando all'accusa si approfittò delle precarie condizioni psicofisiche dell'anziano, anche grazie ad artifici come una scrittura privata con cui Lolli faceva credere all'anziano che la società fosse in condizioni economiche floride e che la Rimini Yacht avrebbe assunto il figlio.

Non solo, all'anziano consigliarono come vantaggioso l'acquisto dell'1% del capitale sociale della società, con un pagamento dilazionato in due anni (a fronte di un impegno al riacquisto allo stesso prezzo entro 5 anni), sia finanziare la società con 1,1 mln di euro (per una remunerazione del 4,5%).

Per l'accusa, la casa, del valore di 1,75 mln, Lolli la pagò però solo 650.000 euro. Il resto fu corrisposto con un assegno da 1,1 mln che Lolli si riprese subito, appunto, a titolo di finanziamento dell'azienda. I consulenti avrebbero incassato somme minori per mediazione, compravendita e per una perizia. Il notaio l'onorario previsto. L'immobile tra l'altro, non è più nella disponibilità di Lolli, essendo sotto sequestro nell'ambito del fallimento di Rimini Yacht. "Da questa accusa curiosa di truffa ci difenderemo - il commento del suo legale, avv. Antonio Petroncini - visto che c'è un signore che ha investito in una azienda".

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UNITO ALLA CAUSA DEI RIBELLI. 46 anni, da ricercato a rivoluzionario contro i lealisti di Gheddafi. E' stato dapprima in Tunisia, dove scoppia la rivoluzione e da dove viene espulso a causa del mandato di cattura internazionale. Si sposta così in Libia, dove vive in un hotel e dove viene arrestato dall'Interpol. Il latitante italiano rimane nelle galere libiche per 7 mesi, insieme con condannati a morte, in una cella di 3 metri quadrati, picchiato dalle guardie e incatenato. Riesce a scappare con l'arrivo dei ribelli, ai quali di unisce, e libera anche altri prigionieri. Iscritto al tiro a segno di Bologna per anni, la sua arma "d'ordinanza" è una pistola. A una trasmissione tv dichiara: "Sarebbe ora di tornare a casa, ma non in prigione".

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