Griffe taroccate smerciate sulla piazza di Bologna: maxi operazione delle Fiamme Gialle

Ieri il Consiglio Comunale ha approvato un odg di contrasto alla contraffazione. Nel frattempo la GDF ha concluso un'indagine durata due anni: produzione cinese e smercio in Toscana ed Emilia di pelletteria e scarpe contraffatti delle più note case di moda

Nella seduta di ieri, il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno presentato dalle consigliere Borgonzoni e Scarano, della Lega Nord, e dal consigliere Gattuso, FI-PDL, che invita "il Sindaco e la Giunta a sottoscrivere uno o più protocolli con le associazioni di categoria, Camera di Commercio, e la Guardia di Finanza al fine di instaurare una proficua collaborazione per diffondere nel territorio, nelle imprese, nei cittadini la consapevolezza circa il fenomeno della contraffazione e fornire strumenti di difesa e di denuncia".

Oggi la Guardia di Finanza annuncia il fermo di 56 i venditori ambulanti, quasi tutti senegalesi, si rifornivano di merci per poi rivenderle sulla piazza di Bologna, oltre che di di Firenze, Pisa, Prato, Parma e Milano.

I finanzieri di Pisa hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere e 3 domiciliari), nei confronti di cittadini cinesi residenti a Firenze, appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla illecita introduzione nel territorio dello Stato, alla fabbricazione e vendita di prodotti di pelletteria, borse e scarpe recanti marchi contraffatti, ( Armani, Gucci, Louis Vuitton, Nike, Fendi, Burberry’s, D&G, Hogan, Prada, Adidas).

Sono stati, inoltre, notificati 3 obblighi di firma nei confronti di altrettanti commercianti senegalesi, residenti a Pisa, indagati per Laboratorio-3ricettazione e rivendita, su larga scala, di merci contraffatte.

Contemporaneamente sono stati eseguiti sequestri di 5 automezzi e conti correnti per un valore di 72.000 euro, in quanto ricchezze sproporzionate rispetto ai redditi ufficiali.

OPERAZIONE FI.PI.LI. Una complessa indagine del Nucleo di Polizia Tributaria di Pisa, durata più di due anni nell’area a ridosso della superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI.PI.LI.), zona nella quale operava l’associazione di contraffattori cinesi, spostandosi continuamente da un capannone all’altro dell’area industriale da dove alimentava la rete di rivenditori senegalesi costituenti il secondo anello della catena del falso. All’inizio l’operazione è nata da uno dei tanti sequestri fatti a Pisa, nei confronti di due ambulanti cinesi che vendevano 187 borse contraffatte.

PEDINAMENTI E INTERCETTAZIONI. Da lì gli accertamenti si sono via via allargati a macchia d’olio, risalendo ai canali di rifornimento dei traffici mediante pedinamenti e scorte occulte. A quel punto, il Pubblico Ministero della Procura Distrettuale Antimafia di Firenze il dott. Tommaso Coletta ha disposto l’effettuazione di intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti dei principali indagati, rivelatesi fondamentali per infiltrarsi nell’organizzazione ed intervenire in tempo reale, a più riprese, presso 2 laboratori clandestini ubicati a Firenze e Vinci (Fi), nonché 4 depositi di stoccaggio individuati a Firenze, Empoli, Santa Croce sull’Arno (Pi) e Bologna, ove sono stati sequestrati complessivamente 137 macchinari industriali,  (macchine da cucire, banchi da taglio, fustellatrici, punzonatrici, ecc), 40.410 calzature, 41.403 borse, 21.998 portafogli, 3.257 cinture, 37 rotoli di pelle e stoffa, 21.500 metri di tessuto, 96 fogli di cuoio, 30 flaconi di tintura per pelli e 208.323 fibbie e accessori metallici.

TRAFFICO CON TECNICHE SEMPRE PIU' MODERNE. Lo spaccato che viene fuori dall’attività investigativa evidenzia una evoluzione dei traffici in forme sempre più moderne e sfuggenti: da un lato, si nota l’alto spessore imprenditoriale dei trafficanti cinesi, i quali acquistavano direttamente in Cina le materieGriffe taroccate-2 prime (pelli, accessori e macchinari), le importavano in Italia caricate su containers, e poi organizzavano su scala industriale i loro laboratori e depositi “apri e chiudi”, ubicati in capannoni, garage ed appartamenti presi in affitto per pochi mesi e poi spostati in nuovi indirizzi, proprio al fine di sfuggire ai controlli; inoltre, la qualità dei prodotti falsificati ha raggiunto livelli molto alti di rifinitura, al punto che secondo le analisi dei periti le differenze, rispetto agli originali, si potevano rilevare solo da alcuni particolari visibili ad occhi esperti. Dall’altro lato, emerge l’intraprendenza dei rivenditori senegalesi, capaci di acquisire clienti in tutt’Italia, grazie ad internet, per poi spedire pacchi anonimi tramite corrieri espressi o via posta e farsi pagare con ricariche di carte di credito o in contanti.

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