Fa la spesa e accompagna i figli a scuola, ma prende la pensione: Gdf stana falsa cieca

Sequestro di circa 70.000 euro per truffa aggravata: le Fiamme Gialle l'hanno praticamente pedinata

Sequestro preventivo per una cifra equivalente a circa 70.000 euro, nei confronti di una "falsa cieca": la 38enne di Bologna è infatti ritenuta responsabile del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per aver indebitamento beneficiato di una pensione di invalidità per non vedenti e della relativa indennità di accompagnamento.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria sotto la direzione del Procura della Repubblica hanno permesso di accertare come la signora fosse stata riconosciuta dalla Commissione medica dell’INPS a partire dal 2005 come “cieca assoluta”, condizione che ricorre, a norma di legge, in caso di totale mancanza della vista o di mera percezione dell’ombra o della luce a 10 cm di distanza (c.d. motu mano).

Gli accertamenti, condotti attraverso pedinamenti e appostamenti, hanno permesso di riprendere l’indagata in atteggiamenti incompatibili con lo stato di cecità assoluta: camminava senza l’ausilio del cane guida, attraversava "in modo disinvolto" incroci e marciapiedi trafficati, si intratteneva nei negozi, dove controllava prezzi e prodotti senza accompagnatore. E ancora, è stata vista introdurre senza problemi la chiave nella serratura del portone di casa, evitare ostacoli e accompagnare i figli a scuola avvalendosi di un doppio passeggino.

In diverse occasioni, passeggiava col proprio cane guida senza il guinzaglio rigido, che, per un “autentico” non vedente, risulta uno strumento indispensabile per la mobilità.

Ingannati i medici INPS

Secondo le dichiarazioni dei medici legali dell’INPS di Bologna che l'avevano, anche recentemente, sottoposta a visita, la 38enne si era presentata con occhiali scusi, lenta e incerta nei movimenti, dimostrando di non sapersi muovere da sola in un ambiente a lei sconosciuto e di non essere in grado di sedersi da sola.

Tali affermazioni, scrive il GIP dimostrano come “la donna avesse, nel corso degli anni, posto in essere una vera e propria messa in scena di fronte ai medici, soprattutto alla luce del fatto che non esistendo ad oggi esami medici specifici in grado di valutare in maniera oggettiva l’acuità visiva, quest’ultima viene valuta principalmente sulla base delle dichiarazioni e degli atteggiamenti soggettivi del paziente".

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