"Stop all'Hera del carbone', ambientalisti in presidio durante l'assemblea dei soci

Oggi blitz al centro congressi di via Gobetti, dove stamattina associazioni ambientaliste e comitati si sono date appuntamento per chiedere che la multiutility esca dal progetto di centrale a carbone che si vorrebbe costruire a Saline Joniche

Blitz stamattina al centro congressi di via Gobetti durante lo svolgimento della riunione dei soci Hera, interrotta da associazioni ambientaliste e comitati contrari al progetto di centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria. "Chiediamo alla multiutility di uscire dal progetto definitivamente', hanno spiegato i rimostranti, che hanno già raccolto il supporto di diversi sindaci dell'Emilia Romagna.

"I quattro Primi Cittadini di Forlì, Ferrara, Padova e Muggia (TS) sono usciti allo scoperto dichiarando il loro NO  ad un progetto che è devastante per gli impatti sulla salute, sul territorio e sui cambiamenti climatici, e che ha già fatto registrare impatti negativi anche sul bilancio dell'azienda", annuncia Legambiente, che ora rilancia l'invito a tutti gli altri Sindaci affinchè "riflettano sulle strategia aziendale di HERA a partire dalla decisione chiara di opporsi al progetto supportato dalla multiutility, per salvaguardare la salute dei cittadini calabresi e la vita del pianeta".

Insieme a Legambiente si battono per la causa il Coordinamento Emilia Romagna Comitati Acqua Bene comune, WWF Emilia Romagna, GREENPEACE Italia, RE:COMMON, Comitato Sì alle Energie Rinnovabili – No al Nucleare, Comitato No Carbone Saline Joniche.

GIA' LO SCORSO 5 APRILE, gli ambientalisti scesero in piazza, per invitare il Sindaco Merola a chiedere l’uscita di Hera dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche. Con un blitz sotto Palazzo D’Accursio, i manifestanti, muniti di striscioni e bandiere, si erano rivolti direttamente al primo cittadino di Bologna a suon di slogan: “Merola, esci dal carbone!”. L’iniziativa era scaturita a seguito della lettera inviata a tutti in primi cittadini dei Comuni azionisti di Hera, con la richiesta di fare pressioni sulla multiutility affinché esca dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche in Calabria.

LE ACCUSE. definito dagli attivisti come un  "progetto  devastante per gli impatti sulla salute, sul territorio e sui cambiamenti climatici, e che ha già fatto registrare impatti negativi anche sul bilancio dell’azienda.
Investire sul carbone oggi, significa promuovere la fonte energetica che più di tutte pesa sul riscaldamento globale, la più grave crisi ambientale che l’uomo si sia mai trovato ad affrontare. La Commissione intergovernativa Onu sul cambiamento climatico (IPCC) ha già evidenziato più volte come l’aumento della temperatura del pianeta si manifesterà nell’incremento dei fenomeni meteorologici estremi, in una preoccupante emergenza idrica nell’area del Mediterraneo, in un aumento dei profughi in fuga da deserti e allagamenti. L’IPCC ha inoltre illustrato come i costi dei danni causati dall’aumento delle temperature sarebbero di gran lunga maggiori rispetto alle perdite di un’economia a basse emissioni di carbonio".

I manifestanti ritengono dunque "inaccettabile che la più importante multiutility della regione Emilia-Romagna veda come importante fonte di business la produzione di energia elettrica dal carbone, tanto da  essere coinvolta come azionista nel progetto di nuova centrale a Saline Joniche  e negli impianti di Tirreno Power. Una società, quest’ultima, i cui vertici sono sotto indagine per la morte di oltre 400 persone residenti nel savonese per malattie respiratorie e cardiovascolari causate dalle emissioni nocive della centrale a carbone di Vado Ligure, impianto attualmente sotto sequestro".

 

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