Sede Hera via Pichat, “In terreni ed acque sostanze tossiche anche in forma volatile’

Si parlerebbe di 1500 tonnellate di rifiuti. Defranceschi interroga la Giunta su quali rischi correrebbero i cittadini. Lega si appella "agli organi di garanzia". L’assessore Gabellini: ‘Non c'è inquinamento di acqua, bonifiche già al via nelle aree Hera”

Quali rischi per la salute corrono le persone che a vario titolo frequentano la sede Hera di viale Berti Pichat, a Bologna, o le sue vicinanze? E’ quanto chiede Andrea Defranceschi (M5s) in un’interrogazione presentata in Regione a proposito dell’area, oggetto di una concessione edilizia da parte del Comune, subordinata alla bonifica dei terreni, dove dovrebbero sorgere due grattacieli da adibire a sede di uffici Hera, un albergo, uno studentato e parcheggi, aree commerciali e zone verdi.
Secondo i dati contenuti nel piano operativo di bonifica del 2012 - riferisce il consigliere – “sia i terreni fino ad una profondità di 15 metri, sia le acque contengono sostanze tossiche e cancerogene anche in forma volatile con valori definiti nello studio non accettabili”. Inoltre, al di sotto di questi acquiferi vi sarebbero vere e proprie falde, separate dalle parti inquinate da "pochi centimetri di sabbie" dalle quali, anche se a profondità maggiori, "si preleva l’acqua che viene distribuita in tutta la città di Bologna".
Secondo i modelli previsionali del progetto di bonifica, ricorda ancora Defranceschi, anche dopo le relative operazioni "l’area resterà comunque inquinata, tanto che lo stesso studio di Hera suggerisce ad esempio che gli ospiti del futuro studentato non debbano rimanere più di 10 mesi all’anno e che nei parcheggi non ci si debba trattenere più di tre ore al giorno".
Considerando la centralità dell’area molto frequentata e nelle cui vicinanze ci sono numerosi edifici abitati e anche una scuola e una sede universitaria, l’esponente dei 5Stelle chiede anche per quali motivi non sia stata imposta ad Hera una immediata bonifica dell’area.
Nel ricordare che le informazioni, i rilievi e le strumentazioni utilizzate sono state fornite da Hera, “cioè– commenta- dal committente che ha interesse a vendere i terreni o a costruire”, il consigliere chiede anche quali studi scientifici, diversi da quelli forniti da Hera, garantiscano che le sostanze tossiche e cancerogene contenute nei terreni e nelle acque  più in superficie "non abbiano inquinato o stiano per farlo le falde più profonde che riforniscono la città" e "quali altri dati sull’inquinamento dell’area siano nella disponibilità della Regione".

Sul tema si leva la voce anche della Lega Nord. In una nota il Carroccio ricorda di aver "aver segnalato e chiesto conto a Regione e Comune delle 1.500 tonnellate di rifiuti tossici che sarebbero stati trovati sotto la sede principale della multiservizi, in viale Berti Pichat, a pochi metri dalle faglie". "Palpabile- chiosa il capogruppo in Comune e consigliere regionale Manes Bernardini- il disagio della Regione: il 30 maggio scorso la giunta ha chiesto la proroga dei tempi per la risposta alla nostra interrogazione, che è del 14 maggio. Il colosso Hera, ''braccio armato'' del Pd, è  in estremo imbarazzo e prende tempo, al netto di generiche rassicurazioni". A questo punto Bernardini si appella "a tutti gli organi di garanzia", affinchè "indaghino in maniera approfondita sulla vicenda, alla luce delle mancate risposte di Comune e Regione", e chiede ai due enti che "consentano un sopralluogo dei consiglieri, alla presenza delle autorità competenti. Hera deve diventare una casa di vetro". La Lega intanto, promette l'esponente del Carroccio, "va avanti, siamo determinati a ottenere risposte, ad ogni livello".

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE RASSICURA. Il dibattito è approdato oggi anche in Comune, dove l'assessore  all'Ambiente  Patrizia  Gabellini – in sede di question time durante la seduta del consiglio comunale - ha risposto alle domandi incalzanti dei consiglieri Mirka Cocconcelli (Lega Nord),Lorenzo  Tomassini   (Forza  Italia),   Federica  Salsi  (Gruppo Misto), che chiedevano maggiori delucidazioni.
La situazione è nelle mani dell'Amministrazione e di Arpa “con tutte le necessarie cautele”.  Così butta acqua sul fuoco l’assessore Gabellini, spiegando che “l'area Hera è sottoposta  ad  un  procedimento  di  bonifica  dei  siti contaminati già a partire  dal  2003” inseguito “ad  un  accordo  territoriale  che  assumeva  la  necessità  di bonificare quest'area e spostare le attività industriali di Hera in un sito idoneo,  non  all'interno della città”.
  Le   indagini che sono state eseguite nel sito – spiega l’assessore all’ambiente – “hanno accertato  un  diffuso  stato  di contaminazione nei suoli. Quindi è partita subito  una  caratterizzazione dell'area con la presa d'atto che il terreno era  inquinato  in  quanto  l'attività industriale che storicamente è stata svolta nel sito aveva comportato attività di depurazione e  separazione del gas   e   quello   di   distillazione   del   catrame”.
Conferma Gabellini che “per quanto riguarda le acqua sotterranee  è  stata accertata la contaminazione” ma solo  nella  prima  falda. “Il primo vero acquifero si trova – spiega l’assessore - ad una profondità superiore ai 12 metri dal piano di campagna e non risulta contaminato”.
Quindi  - ha aggiunto  Gabellini - “ la stessa direttrice di Arpa  ha affermato che non  c'è  inquinamento  di  acqua, facendo riferimento all'acquifero vero e proprio” – in soldoni -non ci sarebbero “pericoli a fini acquedottistici.”
 Le   contaminazioni   rilevate  - ha spiegato ancora l’assessore - sarebbero “strettamente  legate  con  l'attività industriale  e  il  progetto  operativo  di  bonifica  autorizzato  prevede attività di rimozione di rifiuti, trattamento in sito, e messa in sicurezza permanente  dei suoli e delle acque. L'attuazione della bonifica è prevista per  fasi,  alcune  già terminate”.

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