Residenza migranti richiedenti asilo, pioggia di ricorsi contro dl Salvini

Dopo il pronunciamento del Tribunale di Bologna e Firenze sulla nullità del divieto a fornire assistenza di base

Continua il duello legale attorno al dl Salvini in merito alla residenza per i richiedenti asilo. Si preannuncia una pioggia di ricorsi dopo che nelle settimane scorse alcuni tribunali, tra cui Bologna e Firenze, hanno disapplicato la norma che prevede il divieto di richiedere la residenza senza permesso di soggiorno, finendo così fuori da tutti i programmi di welfare comunale connessi, tra cui anche il porer iscriversi alla sanità di base oppure alle liste di collocamento.

"Saranno decine e decine", annuncia il presidente di Avvocato di strada, Antonio Mumolo, presentando il bilancio dell'associazione, la prima a ottenere una sentenza favorevole per una cittadina armena che si era vista negare l'iscrizione all'anagrafe di Bologna, proprio in base a quanto previsto dall'articolo 13 del decreto Sicurezza.

Ad oggi sono quattro le sentenze (emesse dai Tribunali di Bologna, Genova e Firenze, mentre a Roma si è promnunciato a favore di una persona con protezione umanitaria) che hanno riconosciuto il diritto dei richiedenti asilo all'ottenimento della residenza, mentre, sempre a Firenze, è stato respinto come inammissibile il ricorso dell'Avvocatura dello Stato a nome del ministero dell'Interno contro il verdetto dei giudici, essendo il ministero non parte in causa nel processo.

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Il 24 giugno anche il Tribunale di Bologna si pronuncerà sul ricorso del Viminale. Intanto, il Comune, con la copertura giuridica dei pronunciamenti dei giudici, procede con l'iscrizione all'anagrafe. "Stiamo presentando ricorsi in tutta Italia, ce ne saranno sette o otto in Emilia-Romagna e molti altri nelle altre regioni. Del resto, la norma è chiara non c'è nessun motivo per cui un richiedente asilo non possa ottenere l'iscrizione all'anagrafe. Quella lista di magistrati colpevoli di aver emesso sentenza pro-migranti si allungherà di molto", è l'affondo di Mumolo.

"Stiamo cercando di evitare il contenzioso di massa, anche perché basta si pronunci un Tribunale per ogni città. A quel punto l'ottenimento della residenza diventa automatico, anche perché diversamente il Comune che fa ricorso e perde, rischia di essere accusato per danno erariale", spiega il presidente di Avvocato di strada. "Ci piacerebbe che, invece, di insultare il singolo avvocato o magistrato, l'Avvocatura dello Stato si confrontasse con noi nel merito. Non esiste nessun divieto per i richiedenti asilo di richiedere la residenza. E se esistesse, sarebbe incostituzionale e violerebbe le norme europee", afferma Mumolo, che aggiunge: "Il riconoscimento della residenza non è solo una questione relativa al riconoscimento di diritti ma anche un tema di ordine pubblico. Tante più persone ce l'hanno, tanto più c'è sicurezza", visto che chi ha la residenza è 'tracciabile', sottolinea Paola Pizzi di Avvocato di Strada. (Vor/ Dire) 

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