Anna Innorta, bolognese investita e uccisa in Salento: 12 dicembre il processo

Si trovava in Salento per una vacanza con le amiche quando una Smart l'ha travolta a Porto Cesareo. Alla guida dell'auto pirata la coetanea Valentina Carrozzo, che dovrà rispondere di omissione di soccorso e omicidio

Anna Innorta è la ragazza bolognese che ha perso la vita il 20 agosto 2011 in Salento, travolta da un'auto a Porto Cesareo, nel bel mezzo della sua vacanza per festeggiare i 23 anni. Il processo si aprirà il prossimo 12 dicembre e dinanzi al giudice del Tribunale di Nardò ci sarà Valentina Carrozzo, la 24enne che era alla guida della Smart e che deve rispondere alle accuse di omissione di omicidio colposo e omissione di soccorso, reati per i quali fu subito arrestata e scarcerata pochi giorni dopo.

IL CASO GIUDIZIARIO. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup Giovanni Gallo al termine dell'udienza preliminare. La 24enne risultò positiva all'etilometro, con un tasso di 0,69, di poco superiore al limite consensito. Un tasso per cui è prevista solo una sanzione amministrativa. A novembre scorso, su richiesta del legale della giovane imputata, l'avvocato Paolo Spalluto, è stato eseguito un esperimento giudiziale per "verificare, nelle medesime condizioni in cui si è verificato il sinistro stradale, a quale distanza i proiettori anabbagglianti dell'autovettura consentivano il completo avvistamento di un pedone, ponendo il veicolo a distanze predeterminate ed eseguendo una verifica delle condizioni di avvistabilità per ognuna delle distanze". Oltre al legale della Carrozzo, l'avvocato Paolo Spalluto, erano presenti: l'ingegnere Antonio Vernaleone, nominato dalla difesa; l'ingegner Sergio Carati, nominato dalla parte offesa, e il professore Sergio Leo, esperto di infortunistica stradale nominato dalla procura.

UNA STRADA GIA' PERICOLOSA E POCO ILLUMINATA. I periti cercarono di riprodurre le condizioni di visibilità di quella tragica notte. Dall'esperimento emerse che a una velocità di 40 chilometri orari l'autista della Smart era in grado di scorgere solo i piedi dei pedoni, a 20 solo parte della sagoma (dal ginocchio in giù) e solo a una velocità di 10 chilometri orari la sagoma intera. Sarebb emerso, dunque, che in quel tratto di strada, scarsamente illuminato e privo, in quel momento, di un attraversamento pedonale, vi era una difficoltà oggettiva nello scorgere dei pedoni che attraversavano la strada al buio. Le risultanze dell'esperimento giudiziale sono state depositate nel procedimento di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Paola Guglielmi.

 

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