Dalla vita per strada a una cucina tutta sua. Johnny: "Salvini mi ha insegnato un mestiere"

STORIE. Dal Perù in Italia per poi finire per strada: "Ero senza lavoro e andavo alla mensa dei poveri. Poi l'opportunità che mi ha cambiato la vita"

Tre anni fa ha lasciato il suo paese insieme alla moglie per raggiungere l'Italia, dove vivevano già dei parenti. Johnny in Perù era autista di autobus turistici, ma all'estero la sua patente non vale e così si ritrova senza lavoro: ma senza guadagni e senza soldi suo cognato, che li ospitava nel ferrarese, non li vuole più in casa e così i due si spostano verso Bologna, dove altri parenti possono cedere ai due una stanza senza uso cucina per un po'. 

Le cose non si mettono bene, fra lavori saltuari per lei e l'assenza di un impiego per Johnny, che alla fine comincia a frequentare la mensa dei poveri dell'Antoniano: «Un amico mi ha detto che per le persone in difficoltà c'era questa possibilità e allora mi sono presentato al punto di ascolto per spiegare la mia situazione e sono stato accolto per ricevere i pasti caldi. Ma non è finita lì. La señorita dell'accoglienza (così la chiama lui, con il suo simpatico idioma che mescola ancora spagnolo e italiano) mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto imparare a fare il pane» racconta Bazo. 

E tu che hai pensato? 

«Ho pensato che sì, mi sarebbe piaciuto. In più frequentare il corso di cucina che mi proponevano mi avrebbe permesso di stare un po' di ore al caldo e questo non mi era sembrato male, ancora non sapevo quanto mi avrebbe appassionato. E soprattutto qualche grande maestro avrei avuto...».

Il maestro si chiama Simone Salvini ed è uno chef d'eccezione, protagonista del progetto "La Scuola del Pane" di Antoniano onlus: il pane è un elemento semplice ed essenziale, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, per questo rappresenta al meglio i valori di dignità umana, accoglienza e rispetto e anche per questo è al centro di questa attività. Quarantacinque giorni di lezione attraverso un corso di panificazione: insieme a Johnny altre due persone, ma solo lui è arrivato fino alla fine con grandi risultati, tra lievitazioni e filoncini.  

Dopo il corso, che quindi è stato illuminante, cosa è successo? 

«E' successo che per la mensa dell'Antoniano hanno deciso di fare il pane internamente e non di prenderlo più come fornitura esterna. Mi hanno chiesto se volessi essere io il panettiere della struttura: ho accettato e da allora ho un mio spazio e un mio forno, il mercoledì faccio il mio pane con la pasta madre per fornire quei 60 chili che vengono consumati ogni giorno. E poi aiuto anche in cucina». 

Adesso hai un bel lavoro, sei quindi più sereno? 

«Sì, adesso io e mia moglie dividiamo un bilocale con un'altra persona e stiamo bene. Anche lei lavora. Tutto è cambiato».

Come vedi il tuo futuro? Preferiresti fare il lavoro che svolgevi in Perù o continuare a fare il panettiere? «L'Italia è un paese difficile e il mio contratto sta per scadere, quindi sono un po' preoccupato, come è normale. Sono due cose diverse: uno è un lavoro, l'altra è una cosa che faccio con amore, che mi da passione. Un lavoro eccezionale insomma». 

Un consiglio da panettiere? 

«Vi do qualche consiglio sulla pasta per la pizza visto che è molto più facile che venga fatta in casa rispetto al pane. Intanto preparare l'impasto un giorno prima e poi mettere un 5% di farina di segale, ingrediente che lo rende più morbido e profumato. Attenzione poi all'acqua: non troppa e non troppo poca...».

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