Fiume Savena, arriva il restyling per la chiusa anti-siccità

Lavori di consolidamento dell'argine principale fino a ottobre. La sua manutenzione vitale per igiene e contro gli allagamenti della città. Ma la portata di questi mesi è ai minimi storici

Rifare il 'muro' anti-siccità. Questa in estrema sintesi la ratio dell'intervento, avviato sabato, che sta interessando la storica chiusa del fiume Savena, a San Ruffillo. I lavori di consolidamento andranno avanti fino a ottobre, ma i tecnici del consorzio dei canali Reno e Savena sono già al lavoro per svuotare l'invaso a valle della chiusa.

A guidarci in un tour all'interno dell'area transennata sono i tecnici incaricati di occuparsi del monitoraggio dei flussi di acqua. "Il canale Savena porta l'acqua all'Aposa e finisce per irrigare i campi a Nord i Bologna" spiega il giovane tecnico Enrico Stagni, che aggiunge: "La chiusa serve anche a raffreddare l'inceneritore del Frullo e viene azionato quando dal Reno non arriva abbastanza acqua".

I lavori veri e propri interessano il basamento della chiusa, logorato da anni di attività. Per ristrutturarne le fondamenta occorrerà pompare via tutta l'acqua residua, e spostare anche la fauna ittica ancora presente nell'alveo del fiume. "Domani arriveranno le guardie provinciali per prelevare i pesci e liberarli a valle della chiusa -spiega il geometra Davide Cella- noi per ora ci dobbiamo occupare di mantenere in vita il fiume con un deflusso minimo vitale di acqua corrente".

Quando i lavori sul basamento della chiusa saranno terminati toccherà intervenire alle saracinesche che regolano il flusso di acqua al canale. Mosse una volta manualmente, ora al loro azionamento pensano dei motori idraulici, ma la presenza di un tecnico sul posto è obbligatoria, un lavoro che richiede attenzione costante.

"Pensiamo a una piena: se viene un temporale violento in appennino, magari di notte, noi tecnici dobbiamo monitorare costantemente i livelli di fiume e canale, ed eventualmente chiudere la chiusa in caso di piena improvvisa" precisa Cella. In cantiere ci sarebbe anche l'intenzione di automatizzare tutto l'impianto, una sorta di Chiusa del Savena 4.0: i sensori rilevano un innalzamento improvviso, i tecnici intervengono subito azionando le chiuse con i computer, senza dover recarsi sul posto. L'automazione sarebbe molto più sicura, anche per la città: in caso infatti di forti piogge, i canali che attraversano Bologna vengono fatti trovar asciutti proprio per permettere all'acqua dei tombini di defluire fino ai fiumi, in una sorta di impianto anti-allagamento ausiliario.

"In futuro potremmo pensare di controllare le chiuse di tutta Bologna con un tablet" è l'auspicio del geometra, cosa che per ora non è ancora possibile, occorre prima salvaguardare la struttura dai segni del tempo. Poco più in la del sito dei lavori, oltre il ponte verso il Rastignano c'è un bar, alle cui pareti sono affise delle foto del secolo scorso, scattate quando tablet e ruspe amcora non esistevano. "Una volta ci si faceva il bagno, ora non è rimasto che un rivolo e ogni tanto i pesci muoiono perché qualche soggetto pensa bene di versare delle schifezze nel fiume" sospira tra nostalgia e rassegnazione l'anziano barista, che serve il caffè.

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