Blitz della polizia, smantellato clan della mafia nigeriana

Due i fermati sotto Le Due Torri. Arresti e perquisizioni in corso in tutta la regione

Arresti e perquisizioni per una operazione di polizia volta a colpire un clan della cosiddetta mafia nigeriana. In tutto sono diciannove i fermi e le perquisizioni eseguite: più di 200 uomini e donne della Polizia di Stato sono stati impegnati nell’esecuzione di numerosi fermi di indiziato di delitto emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna.ù

VIDEO\"Affiliazioni ancora più violente dei clan italiani"

Mafia nigeriana in Emilia: arresti anche a Bologna

Sotto le Torri i fermi sono stati due, ma la rete dell'organizzazione si estende molto oltre i confini metropolitani. In manette a Bologna quello ritenuto il 'tesoriere' dell'organizzazione che -secondo gli inquirenti- attraverso una associazione di charity si occupava di custodire il denaro della confraternita. Una settantina in tutto gli adepti del clan, composto in Italia da quattro organizzazioni, quella denominata "Famiglia vaticana" operava in Emilia, Toscana e Marche.

Operazione 'Burning Flame': la rete in tutta la regione

L’attività d’indagine, avviata nel 2017, grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha permesso di annientare gran parte di quello che, all’interno della comunità nigeriana, viene denominato cult “M.A.P.H.I.T.E.” ritenuto operante nell’intera Regione. Il clan in questione fa parte dell'arcipelago delle confraternite criminali provenienti dalla Nigeria, nate storicamente come associazioni studentesche e nel tempo tramutatesi in vere e proprie organizzazioni criminali.

Sequestrato anche un documento prezioso: la cosiddetta 'Bibbia verde', un libro di circa 40 pagine scritto in inglese. una sorta di vademecum dell'affiliato, con dentro le istruzioni, il programma, i codici e le regole dato agli affiliati.

VIDEO| Scacco alla mafia nigeriana: l'operazione della Polizia

Mafia nigeriana in Emilia: contestato il 416bis

Diversi sono i reati contestati, perpetrati attraverso lo strumento dell'associazione a delinquere con i metodi mafiosi, reati per i quali è stato contestato l'articolo 416bis. Altri resti contestati sono lo spaccio di sostanze stupefacenti, uso indebito di strumenti di pagamento elettronico, oltre a reati legati ai frequentissimi e violenti scontri con organizzazioni criminali nigeriane contrapposte. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il clan aveva un "tipico e conosciuto soltanto dagli adepti modo di comunicare" oltre a un "rituale e prestabilito modo di ingresso all’interno dell’organizzazione, di affiliazione" inoltre erano "rigidissime le regole di comportamento e puntualmente codificate che ripercorrono in parte quelle più conosciute delle organizzazioni di tipo mafioso italiane".

I provvedimenti restrittivi ed una serie di perquisizioni, disposte sempre dalla DDA-Procura della Repubblica di Bologna, sono stati eseguiti nelle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo.

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