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Mafia nigeriana, il Procuratore: "Affiliazioni ancora più violente dei clan italiani"

Sono 19 le misure restrittive eseguite dalla Squadra Mobile di Bologna. Due fermi sotto le due torri

 

Nelle mani pezzi di carta infuocati, dalla bocca parole che giurano fedeltà al clan. Questo il rito con il quale i nuovi adepti entravano nella "famiglia" della mafia nigeriana. Poi violenza, pestaggi, un monito - come spiegato dal Procuratore - così da assaporare quello che sarebbe successo in caso di tradimento. Ovvero la morte.

"Giuro di essere leale e fedele all'organizzazione dei Maphite. Se domani deciderò di svelare questi segreti questo fuoco brucerà me e le cose che mi appartengono. Ovunque mi trovi i Maphite mi faranno a pezzi sino alla morte", queste le parole pronunciate durante il rito di affiliazione.

Il Procuratore Capo, Giuseppe Amato, e il capo della Squadra Mobile di Bologna, Luca Armeni, spiegano i dettagli dell'operazione "Burning Flame" che ha smantellato il clan di mafia nigeriana dei Maphite.

La "Famiglia Vaticana" - questa la denominazione dell'organizzazione nelle regioni Emilia, Toscana e Marche - si occupava principalmente di spaccio di sostanze stupefacenti (tra le quali anche eroina gialla), sfruttamento della prostituzione e tratta, truffe online e clonazione di carte di credito.

I fermi eseguiti dalla Polizia di Bologna, in collaborazione con i colleghi di altre province dell' Emilia-Romagna e di Bergamo, sono 19. Due le persone fermate sotto le Due Torri.

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