Allarme medici in ospedale, rischio paralisi: "Pensionati? Potrebbero tornare"

L'effetto combinato per blocco turn-over e pensionamenti agevolati mettono in allarme la sanità pubblica regionale

Anche l'Emilia-Romagna potrebbe arrivare a richiamare in servizio medici in pensione in caso di bisogno, come il Veneto. Dopo i timori espressi dai sindacati nei giorni scorsi, a confermare l'intenzione della Giunta Bonaccini è lo stesso assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, nel corso di una conferenza stampa in viale Aldo Moro.

"Può darsi che succeda- conferma Venturi- c'è una legge, contro la quale ci siamo battuti, che consente alle strutture private di reclutare medici in pensione, mentre per il pubblico è vietato. Noi non andremo ad assumere pensionati", spiega Venturi, precisando al termine della conferenza stampa che si tratterebbe di contratti a progetto.

In Emilia-Romagna, assicura Venturi, "non abbiamo meno medici". Grazie alle assunzioni fatte in questi anni, sottolinea l'assessore, "oggi sono 500 in più" rispetto all'ultimo triennio. Quindi "stiamo reggendo bene- assicura Venturi- non bisogna fare terrorismo". Ma, aggiunge l'assessore, "se i concorsi vanno deserti e se non troviamo personale con altre forme di reclutamento, richiamare i medici in pensione la consideriamo come l'ultima delle possibilità ma rientra tra le cose che possiamo fare.

Abbiamo già fatto le nostre valutazioni giuridiche". Del resto, sottolinea Venturi, "non possiamo interrompere un servizio pubblico" e in pensione ci sono "medici bravi che possono continuare a lavorare. Noi qualcuno lo avremmo trattenuto volentieri".

Venturi garantisce che l'intenzione della Regione è "continuare ad assumere giovani medici, ma nei prossimi due o tre anni avremo difficoltà e quindi può darsi che avremo bisogno anche dei pensionati".

Il problema è legato al collo di bottiglia delle scuole di specializzazione. "Non abbiamo carenza di medici, ma di specialisti- conferma Venturi- negli ultimi anni sono 10mila i medici che sono rimasti fuori dalle scuole. A livello nazionale mancano almeno 2mila borse di studio ogni anno, le 900 che finanzierà il ministero non sono sufficienti". Per questo, afferma l'assessore, "dovremo ragionare nel prossimo Patto della salute" sulle risorse necessarie ad aumentare le borse di specializzazione, perché "nei prossimi tre anni avremo più specialisti in uscita che in entrata". (San/ Dire)

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