Un giorno alla mensa dei poveri: "Non torno a casa, piuttosto vivo per strada"

Ogni giorno alle 12 circa 130 persone si mettono in fila alla mensa dell'Antoniano: fra loro vecchie e nuove povertà, storie di solitudini e di nuove speranze

Mentre dagli studi arrivano le note de "Lo Zecchino D'Oro" (sono giorni speciali questi e si sta provando per la diretta) la mensa dell'Antoniano apre puntuale come tutti i giorni, a mezzogiorno: in fila per un pasto caldo un centinaio di persone, prevalentemente uomini, di diverse nazionalità che vivono per strada o hanno alloggio nei dormitori della città.

"Voler fare le cose bene significa cercare di dare dignità a queste persone - spiega il direttore Fra Giampaolo Cavalli indicando la strada per il refettorio, che è stato da poco ristrutturato e ha un'aria accogliente e familiare -  e non partire dal loro bisogno, ma da ognuno di loro come persona. Un pezzo di pane non lo neghiamo a nessuno, ma quelli che seguiamo qui sono dei veri e propri percorsi portati avanti in sinergia con gli assistenti sociali: ogni ospite ha la sua tessera che ci mostra all'ingresso e chi viene qui per la prima volta passa per il centro di ascolto". 

La mensa di Antoniano serve 130 pasti al giorno, sette giorni su sette. L’accesso alla mensa, come spiegava il direttore, è diretto: qualsiasi persona può accedervi direttamente dalla strada e ciò permette di avere un contatto immediato con i bisogni del territorio. Tutti gli ospiti vengono presi in carico dal Centro d’Ascolto, che stabilisce il miglior progetto di inserimento per ciascuno iniziando così un cammino di autonomia sociale e lavorativa che passa dalle lezioni di italiano e di inglese ai laboratori di redazione di un curriculum vitae, ma anche attraverso il canto, la danza e il teatro.
Le chiacchiere con i commensali consentono di ascoltare le storie di chi vuole raccontare come è facile perdere tutto e ritrovarsi soli e senza un tetto, anche quando si aveva una solida professione e una famiglia: fino a qualche tempo fa la mensa per i poveri aveva orari differenti rispetto alla pausa dei dipendenti, mentre adesso è possibile condividere la sala e quindi trascorrere più tempo assieme.

LE STORIE DEGLI OSPITI: DA UNA VITA NORMALE ALLA STRADA. Tra gli habitué c'è Luigi, un 65enne di origini abruzzesi che faceva l'insegnante nel laboratorio di chimica di un istituto di agraria. Non è molto loquace, ma il suo sguardo fa le veci delle parole e tradisce una grande nostalgia per la scuola: "Mi piacerebbe tornare fra i ragazzi, magari in una scuola privata, ma non so come fare". C'è poi Florin, 20 anni, originario dell'Albania: "Frequentavo la scuola per imparare a fare il pane e diventare pasticciere, ma non l'ho finita perchè sono venuto in Italia, dove mi avevano promesso un lavoro. Ma adesso il lavoro non ce l'ho e dormo per strada, sotto un portico in via Massarenti - racconta tenendo stretta la valigia nella quale probabilmente c'è tutta la sua vita - Non torno a casa, dove è rimasta solo mia madre, perchè là non c'è nulla ed è ancora più difficile trovare un lavoro". 

C'è poi Antonio, campano di 57 anni, in Emilia da moltissimo tempo: in lui prevale la rabbia, perchè racconta di non potersi curare e di essere molto malato. In mano le sue cartelle mediche, referti e ricette mediche, prescrizioni che dice di non poter seguire perchè incompatibili con la sua vita in dormitorio: "Lavoravo nel settore dell'edilizia e vivevo a Mirandola, poi il terremoto. Nel 2012, senza lavoro e senza casa, mi hanno mandato a Bologna e in quella situazione precaria ho tentato il suicidio, preso per i capelli dalla Polfer. Dopo 4 anni, oggi sono ospite di un dormitorio bolognese, ma nelle mie condizioni di salute lì non ci posso stare, ho bisogno di una struttura diversa. Avevo una moglie e ho due figli che stanno in Polonia, ma non ho i soldi per andare da loro e loro, non lavorando, non hanno i soldi per venire da me...". 

Tante storie diverse e questo unico luogo di convergenza, che è ormai un appuntamento fisso da moltissimi anni. Antoniano onlus porta infatti avanti questo impegno costante per le persone che vivono in condizioni di grave emarginazione da quando nel 1954 i frati francescani di Bologna fecero nascere la mensa come punto di incontro per coloro che avevano bisogno di un pasto. Oggi questo incontro rappresenta di fatto il primo passo di un percorso di vita. Si tratta di progetti mirati che sostengono chi è in povertà a ricostruire un sistema di relazioni e ad emanciparsi dalla condizione di disagio: "Dallo scorso maggio Antoniano onlus e Food for Soul (il progetto culturale ideato dallo chef Massimo Bottura che mira a costituire un senso di dignità intorno alla tavola, attraverso l’apertura o la ristrutturazione di refettori in giro per il mondo, promuovendo valori di arte e bellezza, di solidarietà comunitaria e recupero di cibo, spazi e persone) hanno dato il via a un nuovo servizio rivolto a famiglie e bambini presso la mensa di via Guinizelli 3" spiegano le ragazze che si occupano del progetto.

IL LUNEDI' DELLE FAMIGLIE. Il lunedì sera, nuclei che già afferiscono al Centro d’Ascolto di Antoniano onlus o che sono stati segnalati da altri Servizi Sociali pubblici o privati del territorio, vengono accolti e possono cenare in un ambiente tranquillo e protetto: una mensa per le famiglie, un servizio realizzato su misura per loro, che aggiunge un nuovo tassello al percorso di Antoniano onlus. "Per l’organizzazione bolognese infatti, questo progetto significa aprirsi ad un ulteriore gruppo di persone in difficoltà, rispondendo ad un bisogno della città e accogliendo un target che attualmente risulta scoperto (senza sovrapporsi ad altri servizi), riuscendo così ad ampliare l’utilizzo dello spazio mensa e al contempo ad aumentare i percorsi di inserimento lavorativo degli ospiti diurni (l’operatore che verificherà gli ingressi sarà infatti scelto tra le persone in stato di disagio che frequentano il Centro d’Ascolto); inoltre, date le numerose richieste di volontariato, si attiveranno nuovi gruppi di persone che offriranno il loro tempo e il loro lavoro a supporto di questa iniziativa".

COME AIUTARE L'ANTONIANO. Oltre alla raccolta fondi per la quale ci si può informare sul sito dell'Antoniano, fino a Natale ogni martedì (al Centro Lame e al Centro Borgo) e nei week-end (ingresso della struttura di via Guinizzelli e fronte Chiesa) è possibile acquistare i panettoni e i pandoro. Per quanto riguarda la raccolta di abiti, in questo periodo c'è necessità di vestitini per neonati (sono due), due bimbi di 10 e 12 mesi e dai 3 ai 6 anni, oltre a uno di 9 anni. 


 


 

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