Inventarsi un mestiere, Michela e i suoi fiori giganti

Michela Gazziero: "Ho aperto uno spazio da dedicare al mio sogno, lo cercavo piccolo, così com'è per dimostrare che oggetti grandi stanno bene anche negli spazi piccoli, grazie al contrasto"

Avvocati, insegnanti, medici, meccanici e cuochi...una rosa di professioni piuttosto comuni e quotate. Ma c'è anche chi segue strade più atipiche, spesso artistiche. "Le via della creatività sono infinite" sarebbe il caso di dire quando si incontrano persone come Michela Gazziero, che intorno a sè è riuscita a costruirsi uno speciale mondo di carta e di colore, una vegetazione che sembra un'illustrazione fantestica, ora ben custodita fra quattro pareti in via Collegio di Spagna.

E infatti tutto è cominciato con una sbirciatina fra le quattro muraaccatastate con il numero 11. Uno sguardo distratto, posato su una macchia di colore. Poi la messa a fuoco: fiori giganti lungo le pareti di una specie di negozio, forse un laboratorio. In lontananza una figura femminile che è stata ben disponibile a raccontare di un sogno ora diventato realtà. 

Chi è Michela Gazziero: quale percorso ti ha portato a diventare una paper designer? Come hai cominciato e seguendo quali ispirazioni?

"Sono nata a Bologna, coinvolta fin dall’infanzia nella creatività, grazie a ripetute visite a New York City, fin da piccola ho potuto osservare e comprendere il valore dell'effetto sorprendente di un oggetto comune realizzato fuori scala…molto più grande o molto più piccolo della sua solita scala di misura. Sono maturata tecnicamente prima alla Facoltà di Architettura di Firenze, città creativa e ricca di mestieri artigianali e poi artisticamente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, terminando il percorso di studi con “Storia e conservazione delle opere d’arte” alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali – Università di Bologna, conseguendo la Laurea Magistrale.
Sono attratta sia dall’aspetto conservativo che innovativo e culturale dell’arte. La mia passione per il design è vissuta quotidianamente accanto ai miei genitori, nel negozio di arredamento di design. Ciò che ho studiato fa parte di me ed è così che dal legame quasi sconosciuto, ma fortemente ricercato tra il restauro e il mondo del design, entro in contatto con il museo della Triennale di Milano. Per più di due anni ho lavorato in Triennale a stretto contatto con Silvana Annicchiarico direttore del Triennale Design Museum, dove ho acquisito il valore del progetto. 
Nel mio percorso di studi eclettico, non ci sono mai stati riferimenti alla tecnica che uso per la realizzazione dei miei lavori, è tutto frutto di associazione di tante idee acquisite in qualsiasi luogo o momento di vita. La continua osservazione e la curiosità di approfondire la tecnica di costruzione degli oggetti". 
Tutto è iniziato nel 2001 quando grazie ad una borsa che ho realizzato in filo di ferro, compresi la mia manualità a lavorare questo materiale. Cominciai ad utilizzarlo per realizzare "personaggi" che incuriosissero il pubblico che passava davanti alle vetrine del negozio di via Marconi. Pensando che anche dall'autobus si dovessero notare, la struttura in filo di ferro non era sufficiente per essere notata, dovevo rivestirli. Ecco che decido di utilizzare la carta, morbida come stoffa, che potevo dipingere nei colori che desideravo. Affascinata da sempre dalla pop-art pensai a personaggi che avessero una forza espressiva conosciuta, comune e molto vivace. Ecco che per primi nacquero il Papavero e la Spiga, l'Uva, la Viola.

La mia tecnica non ha nulla a che vedere con la tecnica più conosciuta di lavorazione della carta: Origami. La tecnica dell'Origami è una tecnica di metodo geometrico, il gesto si ripete ogni volta uguale. Nel mio caso la ripetizione è bandita, è rischiosa. I soggetti che realizzo sono scelti dalla natura e se devo realizzare lo stesso soggetto devo azzerare le idee del metodo utilizzato e come se fosse la prima volta osservare l'immagine reale della natura e iniziare una nuova avventura. Tutto avviene grazie alla forza e alla precisione che imprimo nei gesti". 

Da pochissimi giorni hai aperto uno spazio in via Saragozza da un bel colpo d'occhio...quando è nato il progetto del negozio e come hai scelto zona e location? 

"Il motivo per cui ho deciso di aprire uno spazio per esporre questi lavori è proprio per il fatto che prima di farlo ho atteso anni, per testarne la loro qualità. Oggi sono tranquilla di garantire oggetti duraturi nel tempo nonostante le loro fragili sembianze… Ho aperto uno spazio da dedicare al mio sogno, lo cercavo piccolo, così com'è per dimostrare che oggetti grandi stanno bene anche negli spazi piccoli, grazie al contrasto. Si trova in via Collegio di Spagna 11, vicino alla zona del centro più frequentata per lo shopping, vicino ad una delle zone residenziali di Bologna più belle, una zona artistica grazie all'adiacente DAMS e zona di grande passaggio".

Fiori di carta, grandi e bellissimi: quali destinazioni hanno e quali sono le richieste dei tuoi committenti? Fra queste negli anni ce ne è stata una particolare da raccontare?

"Ogni volta che inizio a creare un nuovo soggetto, comprendo subito se verrà bene oppure no. Lo comprendo dalla gioia che mi trasferisce anche nei passaggi dove ci vuole grande pazienza per la realizzazione, in poche parole se "ne vale la pena". Non è sempre immediato o scontato. Fiori grandi di carta, dedicati alla decorazione di spazi, case di privati e spazi aperti al pubblico, oppure per allestimenti e scenografie, capaci di arredare da soli un'intero ambiente o dialogare bene con spazi ricchi di altri oggetti. La loro scala così grande è la loro caratteristica. Nel 2013 mi capitò una richiesta particolare a cui non potevo dire di no. La Fabriano, famosa azienda che produce carta, mi propose un laboratorio creativo con l'obiettivo di dimostrare un nuovo uso della carta. La carta in fogli A4 utilizzata non per la stampa come si è soliti, ma come materia plastica per creare forme.
Fu così che dovetti azzerare completamente la mia tecnica fino ad allora utilizzata, fatta di filo di ferro e carta di grandi dimensioni, per cimentarmi in una avventura nuova: la piccola scala.
Fu molto difficile trovare la strada fino a che, dopo svariate prove, nacquero le Miniature di Design. Piccole riproduzioni di icone del design, realizzate con fogli di carta A4. La tecnica cambiò totalmente, dovetti sperimentare le proprietà della carta, scoprendo che bagnata e stropicciata senza uso della colla, diventa una materia plastica eccezionale e nel momento in cui si secca si trasforma diventando robustissima".

Quali progetti o sogni per il futuro? 

"I sogni per il futuro sono tanti, uno di questi è poter avere nuove sfide con questo materiale, la carta, da cui poter realizzare nuove idee, da me mai sperimentate prima".

Ci sono, nel settore del paper design, degli artisti che stimi o delle opere/installazioni che vorresti citarci come bell'esempio?

"Negli anni ho sempre fatto ricerca, per osservare altri lavori fatti di carta. Esistono paper designer di grandissime capacità nella lavorazione di questo materiale. Molti di loro sono giapponesi, dove la tradizione dell'uso della carta è molto diffusa. Ma la prima che mi affascinò fu un'artista italiana: Caterina Crepax, figlia del noto fumettista Guido Crepax. Realizza sculture create con stratificazioni di carta velina con applicazioni e inserti finemente lavorati. Adoro le sculture di Jacqueline Rush Lee che quasi per magia realizza sculture fatte con libri vintage, oppure gli animali di carta e filo di rame di Anna Wili Highfield. Bellissime le grandi installazioni di Peter Gentenaar. Straordinaria è la lavorazione degli uccelli di carta Diana Beltran Herrera".

La carta nell'immaginario collettivo è qualcosa che si deturpa, che appassisce in qualche modo (usiamo una metafora che ben si associa ai fiori): cosa risponderesti a chi potrebbe indicarti questa caratteristica del materiale come negativa?

"Nell'immaginario collettivo la carta è un materiale delicato. Noto ogni giorno nelle persone che visitano il negozio, la "paura" quando dico loro di provare a toccare i grandi fiori o le miniature. Temono di romperli… non sanno che alcuni di loro hanno 17 anni, che hanno viaggiato tanto da un luogo all'altro e che né imballaggi né trasferimenti li ha danneggiati. La carta che uso per i grandi fiori è carta di gelso, morbida, lucente come la seta, infatti, come il prezioso tessuto, deriva dalla pianta del gelso. Dalla corteccia di questa pianta si possono ricavare fibre morbide e resistenti. La carta di gelso viene dalla Thailandia è interamente realizzata a mano, con un processo lungo e delicato. è libera da acidi conservandosi bene nel tempo.
La luce è il nemico più grande per la tinta, ma come per tutte le cose, se non esposte a un diretto irradiamento continuo, anche la conservazione del colore è di lunghissima durata. Ne ho la prova dei primi pezzi che ho realizzato, osservandoli oggi posso dire che dopo 17 anni sono in buonissimo stato e che la patina acquisita è la loro bellezza. Nel tempo assumono una morbidezza di tonalità che solo il tempo può donare. Posso di re che il tempo è il complice della loro bellezza!"

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