"Il permesso di soggiorno? Arrivato quando stava già scadendo"

La testimonianza di una militante del coordinamento migranti, in Italia da 13 anni. "Se abbiamo così tanta cura del benessere dei cittadini emiliano-romagnoli, perché non curarsi anche delle condizioni dei migranti, che producono circa il 12% del Pil della regione?"

Ritardi nel rinnovo dei permessi di soggiorno e nel rilascio della cittadinanza, decreti di espulsione senza possibilità di ricorso, mancato rispetto dell'auto-certificazione di domicilio. Sono queste le situazioni denunciate dal Coordinamento Migranti Bologna, gruppo di attivisti che raccoglie dati e testimonianze dei migranti sul territorio bolognese, per spingere le istituzioni a rispettare i loro diritti.

"Le prefetture e le questure della regione sembrano coordinate per agire arbitrariamente e ostacolare quotidianamente la vita delle donne e degli uomini migranti- afferma Orkide Izci, attivista del Coordinamento Migranti-. Se abbiamo così tanta cura del benessere dei cittadini emiliano-romagnoli, perché non curarsi anche delle condizioni dei migranti, che producono circa il 12% del Pil della regione?".

Tra le situazioni denunciate ci sono forti ritardi nel rinnovo del permesso di soggiorno: la legge stabilisce un massimo di 60 giorni, mentre secondo il Coordinamento Migranti le questure spesso hanno tempi molto più lunghi (che variano da città a città), e alcune persone hanno dovuto aspettare fino a otto mesi.

I ritardi avvengono anche nel vagliare le domande di cittadinanza: la Prefettura di Bologna impiegherebbe -affermano gli attivisti- più di otto mesi prima di controllare le domande inviate telematicamente, prima che queste vengano prese in carico dal ministero dell'interno. L'allungamento dei tempi riguarda anche i richiedenti asilo in attesa della commissione o dell'esito del ricorso, e a volte è vincolato alla dichiarazione di domicilio: la legge prevede l'auto-certificazione di domicilio per i richiedenti asilo, ma diverse questure chiedono di fornire anche documenti contro-firmati dal proprietario di casa o dal titolare del contratto di affitto, negando la possibilità di stabilire il domicilio presso la sede di un'associazione

"Io stessa ho vissuto questo tipo di discriminazione sulla mia pelle- commenta Izci, che è arrivata in Italia dalla Turchia 13 anni fa per studiare all'università e poi ha lavorato come ricercatrice. Una volta per rinnovare il mio permesso di soggiorno, che dura un anno, ci sono voluti otto mesi: così mi è successo di ricevere il documento a settembre, e a dicembre era già scaduto. Quando ho provato a sollecitare, mi hanno risposto che ci sono tante richieste, che tutte le domande devono essere vagliate a Roma, ma sono scuse: io ho vissuto anche in Germania, dove ci sono molti più immigranti, eppure i tempi non sono così dilatati".

E poi ci sono le dichiarazioni di inammissibilità della domanda di asilo o di cittadinanza, che verrebbero emesse senza aprire un contenzioso con il richiedente, affinché sani eventuali mancanze o errori nei documenti, come previsto invece dalla legge. Così decreti di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera, ovvero all'aeroporto di Bologna, vengono inviati senza che alla persona sia data la possibilità di ricorso.

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"I continui ostacoli che vengono messi di fronte ai migranti hanno l'obiettivo implicito di esasperarli e di spingerli ad andarsene dall'Italia- conclude Izci-. Ma noi diciamo no e continuiamo a stare qua e continuiamo a denunciare e a scendere in piazza per chiedere il riconoscimento dei nostri diritti". (Dires - Redattore Sociale)

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