Adolescenti con superpoteri invadono la città: sono i "Millennials"

Cosa farebbero 11 ragazzini se scoprissero di avere dei superpoteri? Si infilerebbero delle tutine, cercando di salvare il mondo? No, non i Millennials raccontati nel romanzo di Fabio Cicolani

La presentazione in libreria

L'idea di ambientare una storia di supereroi a Bologna in un primo momento sembra poco convincente. Ma volete mettere i luoghi antichi e misteriosi della nostra città, con dei freddi grattacieli di una metropoli americana? Lo ha detto anche lo scrittore Gianluca Morozzi alla presentazione di "Millennials": "all'ombra delle Due Torri, storie così ci stanno benissimo e, anzi, avrei voluto pensarci io!" Ci ha pensato invece Fabio Cicolani con i suoi "Millennials", romanzo supereroistico young-adult presentato ieri pomeriggio alla Feltrinelli di Bologna. 

"I miei Millennials sono ragazzi speciali, nati dopo il duemila grazie a un programma di ingegneria genetica - spiega l'autore -  sono adolescenti senza genitori a cui rendere conto e senza precise responsabilità, ma con grandi poteri che faticano a gestire - anticipa l'autore presentando il romanzo, che è ambientato in una Bologna autenticamente sorprendente - Il destino però presenterà loro un conto bello salato e le avventure che li vedono protagonisti lasciano il fiato sospeso pagina dopo pagina...". 

"L'ispirazione è arrivata da un'illustrazione - continua il giovane scrittore - che mi ha letteralmente folgorato. Da quella sono nati tutti i miei personaggi, uno dopo l'altro, in modo spontaneo e sorprendente. Le personalità di questi supereroi adolescenti, invece, sono nate lavorando con i ragazzi nelle scuole, dove ho capito che l'adolescenza genera la voglia di trovare il proprio posto nel mondo, di essere visti, considerati, di dimostrare. A me hanno restituito storie incredibili e una lucidità sul mondo che li circonda e il futuro a cui puntare, che non ricordavo di aver mai avuto alla loro età".

I protagonisti sono ragazzi "Duemila", i ragazzi del nuovo millennio. Chi sono? Sono i ragazzi di oggi, gestiscono a loro modo le abilità che possiedono fin da piccoli, ma senza aver avuto, finora, un preciso scopo. Ognuno di loro cerca di conquistarsi un ruolo nel proprio destino, trovare un’identità. Sono gli stessi adolescenti che incontriamo per strada, sui social network o su YouTube. Il loro superpotere è la comunicazione 3.0, quelli dei Millennials sono più “variegati”.

Per "entrare" più a fondo nel mondo dei Millennials, abbiamo fatto qualche domanda a Fabio: 

I “Millennials”...Chi sono?

Sono adolescenti che vengono costretti dai superpoteri a crescere, ad affrontare le responsabilità  che comporta possedere un’abilità sovrannaturale. “Millennials” è il fermo immagine di un cambiamento: questi ragazzi sono in lotta per il proprio posto nel mondo e per i traguardi che scelgono di raggiungere o non raggiungere. Vuole anche essere una metafora degli adolescenti “influencer” che ci sono oggi, carichi di potere - soprattutto mediatico - ma che non conoscono le implicazioni intime di ciò che comporta questo potere. Allo stesso modo in cui Plajo - il Millennial con il potere della persuasione - convince gli altri a fare ciò che lui desidera. Sono stato un adolescente di provincia che faticava a far conoscere la propria voce - a suo modo unica - in un contesto comunicativo limitato al telefono e alla TV. Ora i Duemila hanno un’infinita gamma di mezzi per farsi ascoltare anche, in casi limite, cambiare il mondo. Lo faranno? Questi sono i Millennials: adolescenti alla soglia dell’età adulta, con aspettative, sogni, segreti e pesanti fardelli, tra i quali spicca un superpotere. Faranno la scelta giusta?

Come le è arrivata l’ispirazione che ha portato alla pubblicazione di questo romanzo e come ha costruito i suoi personaggi?

L'ispirazione è arrivata da un'illustrazione di Antonio De Luca che, in modo del tutto casuale, ha ritratto una ragazzina un po' hipster con i capelli viola. Era Jennifer. Terminata la mia prima - e finora unica trilogia fantasy - ero in cerca di storie e personaggi. Lei mi ha folgorato e ho buttato giù il soggetto in pochi giorni.
Sono venuti fuori, poco a poco, gli altri dieci Millennials, tra cui il gemello, Bit. De Luca mi ha aiutato a visualizzarli creando i loro ritratti dalla scheda che ho preparato. Poterli guardare negli occhi prima ancora di creare la loro storia, è stato magico, perché sono diventati subito reali, per me. Avevano una personalità, problemi e vicissitudini che solo una mano sapiente e un’immaginazione vivida come quella di Antonio potevano infondere a delle creature nate dalla mia fantasia e riassunte in poche righe e qualche dettaglio.
Ho cercato poteri insoliti o comuni ma usati in modo originale. Dovevano dare vita a situazioni in primis surreali e inaspettate.

Qualche anticipazione sulla trama del libro?

Un paio di anni fa, sarebbe stato più facile. Avevo concepito una trama che ruotasse attorno alla protagonista e una serie di comprimari. Poi ho avuto l'idea di dare una storyline anche a loro, perché sembrava che avessero molto da dire, avevano conquistato una dimensione tutta loro. Ma erano pur sempre i Millennials e i loro destini, scritti nel DNA, erano legati, si intersecavano inesorabilmente e ho cercato di raccontare un’unica storia da diversi punti di partenza e soprattutto punti di vista opposti e spesso in conflitto. Questa è stata la sfida più grande.
La protagonista è Jennifer, la quale scopre di avere dei superpoteri ma, a differenza degli altri Millennials, non sa da dove vengano, non ha nessuno con cui parlarne o confrontarsi. La prima cosa che fa, infatti, è tentare di svaligiare una gioielleria. Questo espone lei e i suoi poteri, così viene trovata dal fratello, che non sapeva della sua esistenza. 
Accade perciò che la vita che Jennifer conosceva, sua madre, la sua casa e le sue certezze vengano messe sottosopra e sia costretta a fare i conti con una macchinazione molto più grande di lei. La storia prende il via da lei che, come il lettore, non sa cosa siano i Millennials, ma, proprio come Jennifer, il richiamo del destino sarà inevitabile. È così che la protagonista si troverà invischiata in una macchinazione iniziata molto prima di lei, che la vedeva come pedina fondamentale e la costringerà a unirsi agli altri Millennials alla ricerca della verità, o nel tentativo di nasconderla o, per alcuni, riscriverla.

Lavora anche nelle scuole dove tiene delle lezioni di scrittura creativa. Cosa ha capito degli adolescenti di oggi lavorando e creando storie insieme a loro? Cosa le hanno restituito?

Ho capito che l'adolescenza è una fase della vita uguale in tutte le generazioni: è caratterizzata dal desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, di essere visti, considerati, di dimostrare “qualcosa”. Cambiano gli strumenti. Oggi i Duemila hanno più mezzi di farsi notare e decidere mode, tendenze e tormentoni. Questo, a mio parere, ha portato i ragazzi, non più a dimostrare di essere unici ma, al contrario, quanto siano capaci di omologarsi. 
Gli adolescenti non hanno più a che fare con le “cose per ragazzi”, ma con quelle per adulti, spesso non comprendendole fino in fondo. Ascoltano la nostra musica, mettono i nostri vestiti, guardano le nostre serie TV. Come per Netflix, che ha una sezione “kids” per bambini e poi una sezione che mescola horror, fantasy, thriller e commedia in un unico buffet a disposizione di tutte le restanti fasce d’età. Si potrebbe pensare che questa immersione superveloce dei ragazzi nel mondo degli adulti possa disorientarli e invece a me hanno restituito storie incredibili e una lucidità sul mondo che li circonda e il futuro a cui puntare, che non ricordavo di aver mai avuto alla loro età. Io ero un sognatore, un ragazzino che amava le professioni con una forte componente idealista e artistica. Gli adolescenti di oggi sono molto più concreti, pensano ai soldi facili e alla fama come componenti essenziali di una vita ricca di soddisfazioni personali. Non dico che sia sbagliato, dico solo che questa consapevolezza arriva troppo presto. L’adolescenza è fatta per sognare, per volare alto; l’età adulta per realizzare i sogni e mettere i piedi per terra. Ma se partiamo da sogni così terra terra, le loro menti, voleranno mai?

L’ambientazione è tutta Bolognese: quali luoghi riconosceremo? La nostra città si è prestata bene come location? Perchè?

Io sento Bologna come la mia città a tutti gli effetti. Così come gli amici sono la famiglia che ti scegli, dove decidi di vivere è la casa che senti più tua. Non sono nato a Bologna, ma è la città che ho scelto, che porto nel cuore e che sento mia quando la attraverso ogni giorno, dai portici alla periferia. Ho raccontato la mia Bologna quella che mi ha dato la possibilità di realizzarmi e conoscere persone straordinarie. Ho voluto onorare la sua bellezza ambientandoci un romanzo di supereroi, un genere un po’ insolito per una città che ha dato il buio a moltissimi noir e gialli. Letterariamente parlando, Bologna è dei giallisti. Tra loro, Gianluca Morozzi ha provato anche a dare una “tradizione Sci-Fi” a questa città con il suo “Colui che gli dei vogliono distruggere”. Ho provato a proseguire, a mio modo, sfruttando la cornice più periferica e “quotidiana” del capoluogo emiliano-romagnolo. Ho usato delle vie sia dentro che fuori le mura: Jennifer abita in via Azzo Gardino, al 57, e ha il suo rifugio all’ex-cinema Embassy; Bit vive con Magnus, Arte e Chewton a Villa Guastavillani, dove ho collocato anche il quartier generale della GenHome. Miro e Ludo abitano in via Petrarca, Plajo ha preso casa all’Ikea di Casalecchio, convincendo - con l’utilizzo massiccio del suo potere di persuasione - chiunque ci lavori che lui vive lì. C’è Bologna, ma non quella turistica, c’è la mia Bologna, quella che vivo tutti i giorni, mi sento più qui che altrove. 

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Tre motivi per cui un ragazzo dovrebbe leggere questo libro?

Il primo è senza dubbio per divertirsi. Millennials è un romanzo avventuroso, spesso cervellotico, ma anche molto avvincente grazie ai numerosi colpi di scena e alle invenzioni fantascientifiche. Giocare con i viaggi temporali non è affatto semplice, per cui credo che seguire le vicende, appassionarsi alle storie dei vari personaggi, sia appassionante.
Il secondo è per vedere Bologna con occhi diversi. Bologna, come molte altre città italiane con un grande fascino storico e romantico, può risultare moderna e credibile alla stregua di una metropoli americana. In questo romanzo Bologna è Manhattan, le Torri, i portici sono i grattacieli e le multinazionali hanno sedi ipertecnologiche dentro una villa storica.
Il terzo è per vivere un’avventura che parla di loro, di ragazzi che lottano in primis contro la loro natura, per cercare un posto nel mondo, capire chi sono e cosa fare con questi poteri che si ritrovano loro malgrado. Un ragazzo può ritrovarsi in uno dei Millennials e fare il gioco del “se”, mettersi al suo posto e immaginare cosa farebbe lui al posto del personaggio in quella situazione. 

Tre motivi per cui un adulto/genitore dovrebbe leggere questo libro?

I primi due sono gli stessi della domanda precedente. Il terzo è perché non c’è un limite d’età per letture di questo genere, che vengono anche classificate come storie dedicate ai lettori più giovani. Si può essere lettori adulti e tornare a credere nell’impossibile che diventa possibile davanti ai vostri occhi. Un adulto può tornare alla sua adolescenza e ricordare quale è stato il suo elemento catalizzatore che l’ha fatto crescere. I Millennials hanno i loro poteri a spingere sull’acceleratore della crescita, li spingono a una scelta, li mettono spalle al muro. Cosa ha messo noi nella stessa condizione? Questo mi fa capire che il gioco non è una componente che appartiene soltanto a una determinata fase della vita perché - per usare una frase cara ai tracciatori nel Parkour - “non si smette di giocare perché si cresce, cresciamo perché smettiamo di giocare”.

Perché ha scelto di rivolgersi ai giovani lettori e non per esempio a un pubblico adulto?

È una cosa che mi è sempre venuta naturale, forse perché le letture più significative le ho fatte da adolescente e amo sviscerare il loro mondo, che, come dicevo prima, ho vissuto poco. I linguaggi e le speranze d’acciaio che albergano in loro, li rendono felici? Si rendono conto di essere fase della vita più carica di ambizioni, speranze e delusioni cocenti? Ne apprezzano le opportunità e i limiti? Non lo so, mi piace scoprirlo, di volta in volta, raccontandoli, dando loro spunti di riflessione e orizzonti possibili attraverso storie fantastiche dove tutto può accadere. La mia è un’analisi non tecnica ma personale ed emotiva di un adulto che guarda agli adolescenti parlando loro da adolescente nostalgico ma con la consapevolezza della maturità acquisita crescendo, il più lentamente possibile, col freno tirato.

Un classico della letteratura mondiale che è ancora attuale e assolutamente da far leggere ai nostri figli?

"Il Giovane Holden". Trovo che la figura del protagonista incarni le incertezze, le ambizioni e le paure di un adolescente che restano pressoché immutate in ogni generazione.

I suoi personaggi è vero, hanno grandi doti, ma hanno anche dei difetti. Quei difetti che è facile incontrare negli adolescenti (non accettare le critiche, chiudersi in se stessi, pigrizia, rifiuto per ciò che non interessa in modo naturale, ecc...): come è arrivato a costruire personalità così precise e sfaccettate,  così ‘vere’…?

Osservando gli adolescenti e i ragazzini che conosco ogni giorno, che frequento e coi quali mi fermo a parlare, cercando di empatizzare con loro. Sono curioso delle storie altrui, delle vite e dei problemi che affrontano gli altri tutti i giorni. Si direbbe che io sono un impiccione e, in effetti, lo sono. Sfrutto anche molte delle cose che mi succedono o che capitano agli altri per dare spessore ai personaggi. Inoltre, la loro costruzione non avviene mai sulla pagina, ma con schede apposite piene di dettagli, aneddoti e preferenze che magari non troveranno mai posto nel libro ma che a me serve sapere per renderli tutti molto più reali nella mia testa e, di conseguenza, nelle pagine.
I miei personaggi hanno grandi poteri, la dote è quello in cui possono decidere di trasformare questo potere. Ci vuole grande senso di responsabilità perché questo avvenga. I Millennials hanno enormi opportunità, che decidano di sfruttarle nel modo giusto o sbagliato, quello dipende dai valori che sono riusciti ad acquisire.

Cicolani, che insegna scrittura creativa nelle scuole, si è affermato come uno dei narratori del Fantastico più apprezzati in Italia da lettori di tutte le età grazie alla saga "Le Magie di Omnia". Solo per i più piccoli invece, ha pubblicato la serie "Monsters' Park". Sui social, con il suo hashtag #maestropercaso, Fabio Cicolani racconta giorno per giorno la sua esperienza fra i banchi di scuola in modo divertente, ma non superficiale. 

FABIO CICOLANI. Fabio Cicolani è nato a Poggio Moiano, Rieti. Diplomato in Arti Applicate della Grafica Pubblicitaria e Fotografia e laureato in DAMS Cinema a Bologna, lavora come sceneggiatore, regista, grafico 3D, editor, consulente editoriale e insegnante di scrittura creativa freelance nelle scuole elementari e medie. Tra il 2009 e il 2012 ha pubblicato per La Corte Editore la trilogia fantasy “Le Magie di Omnia” (2013). È lui stesso uno dei personaggi dei suoi libri, ambientati in parte a Poggio Moiano e in parte nel mondo di Omnia, da lui creato. I tre libri che compongono la trilogia sono “Il Signore del Destino” (2009), “L'Imperatrice della Luce” (2011) “I Giorni delle Tenebre” (2012) Della saga fa anche parte l'antologia “Le Storie di Omnia” pubblicata nel 2011 da La Corte. Per lo stesso editore nel 2013 esce “Il Bambino dei Draghi” una rivisitazione in chiave fantasy con atmosfere nordiche del celebre “Libro della Giungla” di Rudyard Kipling.  Nel 2014 pubblica una nuova serie per bambini, “Monsters' Park” sempre per La Corte Editore, della quale “La fabbrica dei Mostri”, rappresenta il primo volume. Il secondo volume “Uno Zoo Mostruoso” esce sempre per La Corte nel 2015. Nel 2016 esce il terzo volume della serie “La Notte dei Vampiri”. Ha partecipato con racconti inediti a diverse antologie tra cui “Oltre l'Arcobaleno” a sostegno dei diritti LGBT e “Gocce di Speranza” per le vittime del terremoto di Amatrice e Accumuli. Nel 2017 il ritorno allo Young Adult con lo Sci-Fi supereroistico “Millennials”. Alla stesura di nuovi romanzi, Fabio Cicolani affianca il progetto di scrittura creativa nelle scuole elementari e medie, con il progetto “Scrivere è una magia” che spalanca il mondo della scrittura creativa ai bambini e dà la possibilità a questi piccoli scrittori di vedere pubblicato il racconti prodotto all'interno del laboratorio. Dall'inizio del progetto sono state pubblicate oltre 20 antologie con il logo Bravi Maestri, nato da un collettivo di scrittori che hanno fatto dell'avvicinamento di bambini e ragazzi alla scrittura e alla lettura, una vera e propria missione.
 

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