Movida al Pratello e in Piazza S.Francesco: un venerdì sera presidiato dalle forze dell'ordine

Le voci dei residenti, dei comitati, dei gestori dei locali e degli agenti. Preoccupa la sicurezza, ma i controlli non hanno dato esiti preoccupanti: "Alcuni giovani sono superficiali, questa non deve essere una zona franca"

Piazza San Francesco ieri sera

E' venerdì sera in via del Pratello e in Piazza San Francesco: Carabinieri e Polizia Municipale presidiano tutta l'area con pattuglie e uomini dalle 18 a notte fonda, perchè questa è la zona 'calda' della movida e piovono segnalazioni per presunti comportamenti non rispettosi delle disposizioni da Covid-19.

I ragazzi che si sono dati appuntamento qui sono tanti, raccolti in gruppi sulle panchine e seduti per terra, molti a meno di un metro e senza mascherina, birra in mano e tanto da dirsi: "Non è obbligatorio l'uso della mascherina all'aperto - chiarisce un agente della Polizia Locale in servizio - e chiaramente non è possibile verificare se le dichiarazioni di convivenza siano vere, visto che non è la residenza a confermarlo. Quello che possiamo constatare al momento è che tutti i controlli fatti fra le 18 e le 22 di oggi (venerdì 22 maggio ndr) non hanno portato a sanzioni". Ricordiamo che lo scorso weekend ci sono stati dei locali sanzionati proprio in via del Pratello e che l'entità della multa è sui 400 euro. 

Il comitato di zona: "L'Amministrazione avrebbe dovuto dare linee guida chiare"

Vincenzo Corvaglia del comitato Al Crusel pensa che ci sia poca chiarezza nelle disposizioni: "L'Amministrazione dovrebbe dare ai locali delle indicazioni più chiare e facili da applicare, mentre non si sa bene cosa è consentito e cosa no. Qui in zona Pratello di situazioni critiche ce ne sono state diverse, ma non possiamo colpevolizzare le attività di somministrazione di bevande e cibo, alcune delle quali hanno persino deciso di chiudere". E intanto si attende un confronto con Palazzo d'Accursio e in particolare con l'assessore Alberto Aitini". 

Il residente di Piazza San Francesco: "Questa è una zona franca" 

Andrea Bergonzini, che nei pressi di Piazza San Francesco ci lavora e ci vive, osserva e fotografa assembramenti praticamente ogni sera: "Sono vietati eppure ecco decine di gruppetti di giovani seduti in cerchio a meno di un metro l'uno dall'altro e senza mascherina. Sono tutti coinquilini? Poco probabile. E questa superficialità rischia di far male a loro e agli altri. Questa è diventata a tutti gli effetti una zona franca, anche in un periodo delicato come questo". 

L'universitaria: "Evito una zona già così battuta, alcuni miei coetanei peccano di superficialità" 

Chiediamo di commentare quello che accade tutto intorno a un gruppo di universitari. Fra loro sono una ragazza iscritta al primo anno ha voglia di dire la sua: "Sono qui di passaggio e preferisco frequentare zone prese meno d'assalto per una questione di sicurezza - spiega la 20enne - perchè credo che qui per esempio ci sia già abbastanza movimento. Osservo i miei coetanei e devo ammettere che molti sembrano avere un atteggiamento un po' superficiale. L'unica cosa che spero è di non dover vivere di nuovo la quarantena e la reclusione: è stata dura e credo non farebbe piacere a nessuno tornare indietro". 

I baristi del Pratello: "Aspettiamo l'incontro: regole chiare"

Regole chiare per tutti, poco fraintendibili, per lavorare in tranquillità e ripartire per davvero. Il fatto è noto e ha fatto non poco clamore: lo scorso week-end, quando si poteva solo fare l'asporto, sei locali di via del Pratello sono stati multati per assembramenti in prossimità dei bar. La sanzione, notificata qualche giorno dopo, è arrivata all'indomani delle polemiche che si erano scatenate per gli affollamenti di strade e piazze conseguenti alla riapertura dei locali, prima del 18 maggio.

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È un venerdì sera un po' strano, tra saracinesche abbassate, serrande aperte per l'asporto e tavolini e dehors occupati, unici angoli di parvente normalità. Il Barazzo, il Mojo Hand e il Mutenye – tre dei locali sanzionati – hanno deciso di chiudere di nuovo chiedendo a gran voce un incontro con il Comune, incontro che, dopo tre giorni, non è stato ancora convocato. Gli altri invece continuano comunque a lavorare, chi più, chi meno.

Cristian, gestore di Zapap, fino alle 22, orario di chiusura, sta tutto il tempo davanti al suo locale. Presidia che tutto sia regolare anche se, ci dice, non è sua competenza attraversare la strada e dire a chi sosta di andar via. Nel dehor ci sono i tavoli accatastati, dopo la multa ha deciso di continuare con l'asporto.

"È una situazione troppo incerta per riuscire a gestirla, non apro e faccio solo asporto perché non c’è chiarezza e vivo questa fase come una seconda quarantena. Da aprile abbiamo attivato l'asporto con le grosse piattaforme di delivery – dice – ma praticamente non si guadagna quasi niente, quindi è dal 9 marzo che non incassiamo. E adesso c'è anche una multa da 400 euro da pagare, che diventano 280 se pagata entro 30 giorni. La pago per forza, qual è l'alternativa? Se poi il ricorso non viene accolto – ragiona – si rischia davvero di moltiplicare le cifre e direi che con un gruppo di dipendenti ancora in cassa integrazione e tutte le spese che abbiamo affrontato, non ce lo possiamo proprio permettere".

"Mi hanno notificato la sanzione qualche giorno fa, nessuno è entrato nel locale e quindi non so neanche chi stava facendo cosa. Io sono responsabile di quello che accade nel mio locale e nel mio dehor – prosegue – ma non ho l’autorità di dire alle persone, che tra l'altro bevono birre non prese da me visto che non ho ancora riaperto, cosa possono e cosa non possono fare, cosa significa 'in prossimità?'. L'altro locale in via Mascarella? Non ci penso proprio a riaprire – confessa – e anche qui, penso che prima di settembre non me la sentirò di ricominciare almeno non finché c’è un incontro per capire cosa dobbiamo fare. Un regolamento chiaro, uguale per tutti".

"Ci devono essere regole certe senza lasciare tutto al caso e alla discrezione di chi controlla e passa. Quello che mi dispiace – conclude Cristian – è che a parte i comportamenti errati di qualcuno, che ci sono ovunque, qui al Pratello c'è molto rispetto da parte di chi ci vive. Sembra di essere tornati a quella fase della quarantena in cui il virus si diffonde solo dopo le 18".

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Della stessa idea anche il gestore del Macondo, locale ancora chiuso perché all'interno sono in corso dei lavori di ristrutturazione. "Apriremo prossima settimana, probabilmente se fossi stato aperto sarei stato tra i locali multati, esattamente come gli altri colleghi. Come si fa a lavorare senza linee guida precise? Non può ricadere tutta la responsabilità su di noi – chiosa – nel momento nel quale nel mio dehor, da 40 coperti passo a 20, distanzio le sedute e faccio tutto quello che bisogna fare, cosa devo fare? Esattamente – si chiede – cosa si intende per prossimità? Significa che se tre persone sono ferme dall'altro lato, io sono responsabile? C'è bisogno di chiarezza per poter lavorare in pace. È già un momento difficile per tutti".

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L'assessore Aitini: "Il confronto ci sarà"

L'incontro ci sarà, parola dell'assessore alla Sicurezza e al Commercio, Alberto Aitini. Ma ancora non è stata fissata una data. Sulla questione, anche nel question time di venerdì sono arrivate domande in merito. "Non c’è nessuna volontà di colpire attività piuttosto che altro – ha risposto Aitini – c’è la volontà di controllare il più possibile e sanzionare chi non rispetta le regole, sapendo però che il principio generale deve rimanere che ci deve essere una responsabilità da parte di tutti. È abbastanza noioso il dibattito su chi si debba sanzionare e ieri il Sindaco ha chiarito bene che si sanzionano tutte le persone che non rispettano le prescrizioni che ci sono".

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