'Ndrangheta in Emilia Romagna, 117 arresti: 'L'indagine più imponente vs le mafie al Nord'

Coinvolti politici, giornalisti, imprenditori, professionisti ed esponenti delle forze dell'ordine per 189 capi di imputazione. A coordinare l'inchiesta la DIA di Bologna. "A memoria non ricordo un'indagine così imponente di contrasto delle mafie al nord" ha detto il capo dell'antimafia nazionale

117 arresti, in Emilia Romagna e in mezza Italia. E' questo il bilancio della maxi operazione antimafia dei Carabinieri (denominata "Aemilia"), che ha richiesto l'utilizzo di grandi mezzi, compresi l'uso degli elicotteri, oltre a un imponente lo schieramento di militari, impiegati in arresti e perquisizioni (GUARDA IL VIDEO DELLE OPERAZIONI).
Si tratta di una vasta manovra contro la ‘ndrangheta, che ha portato gli inquirenti dalla nostra Regione, alla Lombardia, e ancora in Piemonte,  Calabria e Sicilia.

Coinvolti imprenditori, professionisti, giornalisti, politici e forze dell'ordine per 189 capi d'accusa che vanno dall'estorsione, all'incendio, minacce, danneggiamento, usura, contraffazione, truffa, bancarotta fraudolenta, sfruttamento del lavoro, gestione abusiva dei rifiuti, corruzione e droga. Come già più volte raccontato, nel business mafioso anche il terremoto del 2012, la ricostruzione e lo smaltimento delle macerie. Sono 117 le persone raggiunte da provvedimento di ordinanza cautela, 110 già arrestate e 200 indagate.

Gli esiti di una delle più massicce operazioni anti-mafia sono stati illustrati in una conferenza stampa alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, del Procuratore Capo di Bologna Roberto Alfonso, della DIA e delle forze dell'ordine, carabinieri e guardia di finanza, che hanno partecipato alle indagini: "Ho accolto con orgoglio l'invito del procuratore, si tratta di un intervento giudiziario che non esito a definire imponente e decisivo per l'azione di contrasto alle mafie al nord, in particolare all'insediamento mafioso-ndranghetista, investigato per lungo tempo con abnegazione e sacrificio", ha detto Roberti "un'azione di coordinamento, l'indagine era ed è collegata alle indagini delle procure di Brescia e Catanzaro. Un risultato storico e senza precedenti, in Emilia la propaggine del clan in provincia di Crotone".

Imprenditori forti, radicati e ovviamente pericolosi, sotto la lente di ingrandimento sin dalla fine del 2010, ma le operazioni di contrasto alla 'ndragnheta sono iniziate molto prima "con l'arrivo in Emilia il 9 giugno 1982, in seguito al provvedimento di sorveglianza speciale, di Antonio Dragone, capo mafia calabrese proveniente dalla provincia di Crotone" ha detto il Procuratore Alfonso. Doverse le operazioni portate a termine: Grande Drago del 2003, Edilpiovra del 2002 e Scacco Matto e Pandora "che ha confermato la presenza in Emilia della cellula di derivazione cutrese da oltre un ventennio", come ha scritto il Gip. Ammonta a 100 milioni di euro l'entità dei beni sequestrati, compreso un quartiere di Sorbolo (Pr) con 20 appartamenti. "Niente sarà come prima - ha ribadito il capo dell'antimafia - è un momento di svolta, negli anni le forze dell'ordine hanno affinato le tecniche di indagine, collaborando sempre al meglio con la magistratura e raggiungendo un livello investigativo che prima non c'era". Per Roberti imprenditorialità, autosufficienza, rapporto con l'informazione, modernità e visione politica, le caratteristiche di questa mafia del terzo millennio.

LA STRUTTURA DEL SODALIZIO CRIMINALE. 6 i capi promotori per altrettabte zone di riferimento in Emilia, 5 gli organizzatori di raccordo operativo, 68 gli affiliati, di cui 56 con misura di custodia cautelare in carcere, 8 i concorrenti esterni, 7 i rappresentanti delle forze dell'ordine, e altri in corso di verifica. Anche due giornalisti coinvolti: uno in veste di "collaboratore" dei mafiosi, messosi a disposizione per realizzare o procurare intervister, prima e dopo, le sentenze di condanna per associazione mafiosa, mentre la redattrice del Resto del Carlino Sabrina Pignedoli è stata oggetto di pressioni ad opera di Domenico Mesiano, autista del questore di Reggio Emilia, per impedirle di scrivere notizie "sconvenienti' per i malavitosi. In sala anche Giovanni Tizian, il giornalista anti-mafia che finì sotto scorta proprio per aver scritto di mafia in Emilia Romagna. Nel corso delle indagini, ascoltato anche l'ex sindaco di Reggio Emilia e ora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, come "conoscitore" del territorio.

La procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha coordinato l’inchiesta, ha ottenuto dal gip del tribunale un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 soggetti ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, rimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro, commessi con l'aggravante di aver favorito l'attività dell'associazione mafiosa.  Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia hanno emesso altri 46 provvedimenti per i medesimi reati.

L'operazione ha accertato la presenza della ‘ndrangheta in Emilia, la quale ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali.

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