'Ndrangheta, sequestro da 8,5 milioni: Bologna, Zola e Sala Bolognese nel mirino|VIDEO

L'operazione della Gdf 'Nebbia Calabra' coinvolge Emilia-Romagna, Calabria e Lazio. Tre persone interessate da misure cautelari perché "Responsabili di intestazione fittizia di beni per agevolare l’organizzazione mafiosa"

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La Guardia di Finanza del comando provinciale di Bologna e dello Scico (Servizio centrale investigazione criminalità organizzata) di Roma ha eseguito in Emilia-Romagna, Calabria e Lazio un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre persone, ritenute vicine alla cosca lamonte di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria).

I tre sono accusati di intestazione fittizia di beni, con l'aggravante del fine di voler agevolare l'attività dell'organizzazione 'ndranghetistica. Tra di loro, in particolare, un imprenditore di origini calabresi, operante nel settore dell’autotrasporto e residente a Zola Pedrosa da vent'anni. 

L’operazione, denominata 'Nebbia Calabra', si incentra sulle attività illecite svolte dallo stesso, destinatario della misura cautelare in carcere e che, come dimostrato dalle attività investigative e sancito da alcuni collaboratori di giustizia, è risultato essere, scrive il G.I.P., “in intensi rapporti personali e di affari con soggetti di primo piano della criminalità organizzata calabrese”.

Particolarmente esemplificative sono le vicende relative all’acquisto di una rivendita di tabacchi all’interno del centro commerciale “Pilastro”, fittiziamente intestata alla figlia dell’imprenditore.

Agli arresti domiciliari invece un uom residente a Melito Porto Salvo (RC) e l’obbligo di dimora nei confronti un altro, residente a Zola Predosa.

I sequestri, per un totale di oltre 8,5 milioni di euro, hanno invece avuto ad oggetto appartamenti, garage, terreni, locali commerciali, capannoni industriali e quote di società situate nei comuni di Bologna, Sala Bolognese (BO), Zola Predosa (BO), Cave (RM), Fiumicino (RM) e Montebello Ionico (RC).

Le indagini, sviluppate mediante accertamenti bancari, patrimoniali, intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di documentare il ricorso, in via sistematica, da parte del soggetto, all’intestazione fittizia di aziende e società, allo scopo di schermare l’origine del patrimonio accumulato ed eludere l’applicazione di misure patrimoniali.

Infatti, le ingenti risorse finanziarie che negli anni il soggetto ha controllato e gestito in via continuativa mediante un considerevole numero di prestanome compiacenti (in primis i componenti del suo nucleo familiare, spesso del tutto privi di qualsivoglia autonomia economica e/o meri esecutori delle sue direttive), sono state dal medesimo investite nell’acquisto e nella gestione di attività imprenditoriali (in particolare società di trasporto), nonché in beni mobili ed immobili, anche di lusso, costituenti incrementi patrimoniali del tutto sproporzionati rispetto alle dichiarazioni reddituali prodotte.

Contestate anche agli indagati la ricettazione e la detenzione di una pistola semiautomatica con matricola abrasa, rinvenuta in un appartamento di Bologna, presumibilmente utilizzato come nascondiglio e/o punto appoggio logistico.

Contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti cautelari sono tuttora in corso numerose perquisizioni che hanno richiesto l’impiego di oltre 100 militari.

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