Accuse alle ONG, la bolognese GVC: 'Non si può gettare fango indistintamente'

INTERVISTA. A parlare è Margherita Romanelli, policy advisor della ong felsinea GVC: "La sensazione è quella di aver fatto dei passi indietro, di essere arretrati"

Organizzazioni non governative accusate di avere rapporti con i trafficanti di esseri umani: il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, a seguito delle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, ha fissato la prima seduta per mercoledì 3 maggio. Intanto il premier Paolo Gentiloni ha dichiarato che “Le attività delle organizzazioni non governative sono preziose e benvenut e che la magistratura indagherà". 

"In questi giorni stiamo assistendo a un arretramento della protezione dei diritti - spiega Margherita Romanelli, policy advisor della ong felsinea GVC - Quali sono le ragioni di un attacco politico a organizzazioni che tamponano una situazione altamente di emergenza? Il Mediterraneo è il mare più mortifero del mondo con le sue 7 mila vittime solo nel 2016 e, mentre l'Europa fa solo passi indietro, le ONG sono quelle che occupano questo spazio vuoto attraverso azioni solo umanitarie. Siamo i primi a dire che ci sono sospetti si debba fare chiarezza, ma se non ci sono prove non ci sono certezze". 

Quali saranno gli effetti di tutto ciò sulle organizzazioni come la vostra?

"La nostre attività non si fermano, ma viviamo di fondi pubblici e privati (per restare indipendenti) e se il rapporto di fiducia viene meno nel medio e lungo termine non abbiamo dubbi sul fatto che questa 'tempesta' arrivi a delle conseguenze negative. La sensazione è quella di aver fatto dei passi indietro, di essere arretrati. Il mio invito è quello di abbassare i toni nel rispetto della credibilità. 

Le cose che vanno dette sono: troviamo dei canali sicuri per il diritto umanitario, per chi scappa da guerre e da persecuzioni. Pensiamo al fatto che non sia stato ancora aperto un corridoio umanitario dopo cinque anni di guerra in Siria. Poi certamente siamo i primi a dire che se ci fosse qualche sospetto nei confronti di qualche specifico caso, si debba fare chiarezza, ma finchè non ci sono prove, non ci sono certezze. E non si può gettare fango indistintamente su un intero settore"

UNA COMUNICAZIONE UNIFICATA DELLE ONG. C'è anche una comunicazione congiunta che arriva dall'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale “AOI”, dal Coordinamento italiano delle Ong internazionali “CINI”, “LINK 2007 Cooperazione in rete”, in rappresentanza delle Ong e Osc impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, le quali esprimono indignazione e condanna in merito alle gravi dichiarazioni e accuse di alcuni parlamentari e personaggi politici nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche, vittime dei trafficanti.

CONTRO LE PAROLE DI DI MAIO. In particolare le associazioni di riferiscono alle dichiarazioni dell’onorevole Luigi di Maio, del M5S, Vice Presidente della Camera: "Le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali".

"Egli definisce ‘ipocrita’ chi intende difenderle, dimostrando il grado di superficialità, ignoranza della realtà e strumentalizzazione che sta diffondendosi anche ai più alti livelli istituzionali: "Esprimiamo pubblicamente e con forza il nostro pieno sostegno alle Ong impegnate nei soccorsi in mare, che da qualche mese stanno subendo attacchi gravissimi e non giustificati per il solo fatto di salvare vite umane. Il presunto “ruolo oscuro” che viene genericamente loro addebitato dimostra la volontà di denigrare il mondo dell’umanitarismo, che per definizione agisce secondo i principi di umanità, imparzialità, non discriminazione, indipendenza".

Continua la nota: "L’aumento drammatico delle morti in mare e le migliaia di salvataggi a seguito dei naufragi dei barconi dei trafficanti - dovuti anche alla mancanza di canali regolari di ingresso in Europa - sono da alcuni ormai considerati una normalità e si rischia l’assuefazione a queste tragedie evitabili e alle sofferenze che esse comportano. Ma c’è chi, nella società, nella politica e nei media non accetta questo tipo di “normalità” e non tollera il rumore sguaiato e grossolano di chi, senza avere alcuna visione, strategia politica e capacità propositiva, si rifiuta di guardare la realtà e di affrontarla salvaguardando i valori di umanità e solidarietà, che sono alla base della nostra convivenza"

"A loro facciamo appello, a livello governativo, politico, sociale, mediatico, perché si uniscano a noi nel reagire a questa deriva che colpevolizza ingiustamente e strumentalizza le Ong, invece di interrogarsi sulle responsabilità delle politiche europee in relazione alle morti in mare. E’ di fronte al ritiro delle istituzioni, a politiche migratorie fallimentari e alle scelte prevalentemente securitarie e di corto respiro dell’Unione europea e degli Stati membri, che alcune Ong italiane ed europee si sono sentite in dovere di avviare nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso di bambini, donne e uomini in balia delle onde e in grave pericolo di vita. Dando così fastidio a chi, pur di limitare gli arrivi, è disposto a chiudere gli occhi di fronte all’enorme tragedia umanitaria che, in definitiva, rappresenta il declino della nostra civiltà e dei suoi valori".

"L’operato delle Ong, coordinato con i centri istituzionali operativi, non è purtroppo sufficiente per affrontare la tragedia del traffico di vite umane nel Mediterraneo occidentale, ma certamente ha contribuito e contribuisce in modo significativo a far sì che il numero di persone inermi in fuga da violenza, guerra e povertà non sia spaventosamente più ampio".

NESSUNA ONG ACCUSATA. "Nonostante le “notizie” di reati che vengono fatte circolare, finora nessuna Ong risulta essere stata accusata dalla magistratura. Qualora la magistratura stessa dovesse rilevare elementi a suo parere tali da procedere contro alcune, la nostra ferma richiesta è che venga fatta chiarezza al più presto. Ma con la medesima enfasi oggi chiediamo che cessi immediatamente ogni forma di generica denigrazione e diffamazione a mezzo stampa per pura strumentalizzazione politica. Le audizioni parlamentari in corso presso la Commissione Difesa del Senato stanno contribuendo a verificare l’operato delle singole Ong e chiarire eventuali equivoci ed escludere compromissioni delle organizzazioni umanitarie nei traffici di vite umane".

"Certamente l’Agenzia europea Frontex non ha mai definito ‘taxi del mare’ le imbarcazioni delle Ong, come invece l’on. Di Maio ha scritto e detto in questi giorni. Ricordiamo che anche l’operazione militare italiana di salvataggio “Mare Nostrum” è stata accusata nel settembre 2014 da Frontex di produrre un effetto di pull factor, inducendo indirettamente i trafficanti a portare sui gommoni un numero maggiore di persone nella certezza della loro ‘salvezza’ da parte delle navi militari italiane vicine alle acque libiche. Ma con la chiusura di “Mare Nostrum”, nel novembre dello stesso anno, le partenze sono continuate e perfino aumentate, contraddicendo oggettivamente la valutazione di Frontex. E’ la vicinanza dell’Europa il vero pull factor e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo".

"Le Ong impegnate nel soccorso in mare hanno più volte ribadito che non vi è, né potrebbe esserci, alcun interesse economico lucrativo nelle loro attività, rendendosi inoltre disponibili a qualsiasi controllo istituzionale in merito. Sono in mare per sopperire alla decisione di Frontex di “vigilare, non salvare”, operano in stretto raccordo con la nostra Guardia Costiera e le Capitanerie di porto, come confermato dal comando di Eunavfor Med".

"Le loro attività di salvataggio sono realizzate con fondi privati, con il sostegno di fondazioni e attraverso libere donazioni di cittadini, senza finanziamenti pubblici. I vertici della Guardia di Finanza, ascoltati dalla Commissione Difesa del Senato, hanno poi negato l’esistenza all’oggi di prove di collegamenti fra Ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti, come invece si continua subdolamente ad affermare. Nel nostro ruolo di rappresentanti di importanti reti di Ong e Organizzazioni della Società Civile, nel condannare la superficialità e la gravità delle citate affermazioni denigratorie delle attività umanitarie di ricerca e salvataggio delle Ong - oggi anche a livello di alte responsabilità istituzionali - ribadiamo l’esigenza che esse siano valutate dal Parlamento italiano: per la gratuità delle accuse che contengono e per la conseguente distorta informazione mediatica. Quest’ultima rischia di minare la fiducia dei cittadini e dei nostri stessi sostenitori in merito all’onestà, la trasparenza, l’efficacia degli interventi umanitari e di cooperazione internazionale, allontanando l’opinione pubblica dal ‘farsi protagonista’ della solidarietà attiva e della cooperazione per lo sviluppo dei Paesi più poveri, vero argine alle migrazioni della disperazione". 
 

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