Passante e espropri: "Incertezza e paura, non posso aprire un altro mutuo"

Uno dei proprietari degli immobili che 'intralcerebbe' il passante di mezzo: "Non si sono fatti più sentire e abbiamo paura che quello che ci daranno non basterà per comprare un'altra casa"

Il progetto del passante di mezzo avanza, attraverso anche i dibattiti pubblici e gli incontri-scontri fra comitati e istituzioni: i tempi stringono e le famiglie coinvolte nell'espropriazione per pubblica utilità di terreni e fabbricati si sentono sempre più con le spalle al muro, denunciando un'assenza di notizie e di aggiornamenti. 

"Siamo stati convocati a fine settembre. Alcuni agenti sono venuti direttamente a casa nostra per consegnarci una lettera nella quale ci veniva chiesto di presentarci in Comune poche ore dopo. Abitiamo qui da 20 anni (nella nostra casa, per la quale abbiamo pagato un mutuo) e quando ci hanno spiegato che la nostra piccola palazzina era proprio sui terreni che avrebbero dovuto fare spazio a questa opera, ci siamo sentiti mancare la terra sotto i piedi. La parola esproprio ci ha gelato il sangue". 

A raccontare del grandissimo timore di perdere la propria casa è Emanuela, una mamma che vive in  zona aeroporto insieme al marito e alla figlia, fra le mura di una casa (una palazzina che oltre al suo ha anche altri tre appartamenti) che ha terminato di pagare da poco con tanti sacrifici: "Quando ci siamo presentati in piazza Liber Paradisus ci sono state elencate tutte le virtù del progetto del passante di mezzo e ci hanno detto che siccome ad essere espropriati saremo in pochi, ci tratteranno molto bene, corrispondendoci insomma una cifra adeguata, in linea con i prezzi di mercato". 

Come si sente in questo momento a causa di questo grosso 'peso'?

"Sento una grandissima incertezza per il futuro della mia famiglia. Abbiamo paura di vederci riconosiuti pochi soldi, insufficienti per acquistare un'altra casa insomma, con la conseguente necessità di dover chiedere un altro prestito. Sento anche molta rabbia perchè sento che avremmo dovuto poter scegliere noi e non subire passivamente una decisione dello Stato: è un'imposizione". 

Al momento dell'acquisto avevate avuto qualche sospetto in questo senso?

"Assolutamente no, vent'anni fa non avremmo immaginato. Poi abbiamo eseguito dei restauri proprio poco tempo fa e anche questi sforzi non sappiamo dove andranno a finire visto che tutto verrà raso al suolo". 

E gli altri suoi proprietari vicini di casa?

"Purtroppo due di loro non vivono al momento a Bologna, mentre il terzo appartamento è in affitto. Sembrano disinteressati, non abbiamo avuto modo di confrontarci". 

Quali sono ad oggi le notizie che vi stanno arrivando? Avete un'idea sui tempi?

"Tutto tace. Nessuno ci ha chiamati, nessuno ha fatto valutare il nostro immobile, nessuno ci ha dato dei tempi". 

Avete frequentato le assemblee pubbliche che in questi mesi sono state organizzate per discutere sull'argomento passante di mezzo?

"Abbiamo partecipato a quella di Borgo Panigale, ma non siamo intervenuti: ci sembrava che si parlasse solo dell'impatto ambientale. Forse quella del dibattito è stata solo una mossa politica, sembra che sia già tutto deciso, ma noi vorremmo almeno avere qualcuno a cui fare domande e da cui avere delle risposte". 

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