Pedopornografia, in manette 46enne bolognese: arresti e perquisizioni

Operazione in diverse regioni italiane, coordinata dalla Procura di Milano. L'uomo arrestato in flagranza

Un 46enne bolognese è stato arrestato nell'ambito di una vasta operazione contro la condivisione di immagini pedopornografiche in rete. Le manette sono scattate a Bologna e, a quanto si apprende, in flagranza di reato. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e riguardano in tutto una ventina di persone: 18 gli indagati e 4 colpiti da ordinanza di custodia cautelare, tra cui il bolognese. Al momento in carcvere sono finiti due persone a Torino, una a Latina è rinchiuso ai domiciliari, mentre per il 46enne e un uomo di Napoli è stato disposto l'obbligo di firma. 

Gli arrestati -specificano gli inquirenti- erano "in possesso di ingenti quantitativi di materiale pedopornografico". L'operazione ha coinvolto Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Marche.

Le indagini

Il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni è partito dalle segnalazioni giunte, per il tramite del RCMP 1 - National Child Exploitation Coordination Centre (NCECC), dalla società canadese KIK Interactive Inc. (che gestisce l’omonima applicazione dimessaggistica istantanea per smartphone) all’omologo C.N.C.P.O. del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Le segnalazioni riguardavano utenti italiani che, usufruendo dei servizi offerti dall’app “Kik Messenger”, avevano posto in essere condotte illecite attraverso i propri account, rispetto alle quali si è ipotizzata la sussistenza dei reati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. La Polizia Postale di Milano ha così filtrato ed elaborato oltre 15.000 connessioni, riuscendo a indentificare 22 cittadini italiani che, al fine di restare anonimi, creavano profili utilizzando caselle di posta elettronica aperte ad hoc con dati fittizi e accedendo a internet attraverso reti WiFi aperte o connesioni intestate a soggetti terzi.

Grazie all’incrocio di tutte le tracce informatiche e alla geolocalizzazione degli indirizzi telematici, gli inquirenti sono riusciti a identificare gli autori dei gravi reati oggetto dell’indagine.Nel corso dell’operazione sono inoltre stati sequestrati 26 smartphone, 7 notebook, 18 hard disk, 4 pendrive usb e 4 tablet (per una capacità di storage complessiva di oltre 10 terabyte), all’interno dei quali sono stati rinvenuti oltre 20.000 immagini e video pedopornografici.

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