Obiettivo Plastica Zero: 6 milioni per progetti innovativi, capofila è Unibo

Il mancato riciclo della plastica ci costa ogni anno 105 miliardi di euro in Europa. Il Progetto eCircular promuove innovazioni radicali, basate sulle tecnologie digitali, per accelerare la transizione verso un’economia circolare e carbon-neutral

Non riciclare la plastica ci costa 105 miliardi di euro all’anno

Nel 2015 in Europa sono state prodotte oltre 49 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui il 40% costituito da plastica per imballaggi. Di questi rifiuti, meno del 40% viene riciclato, mentre più del 30% finisce all’inceneritore e il resto in discarica.

A fronte di questi numeri preoccupanti, un dato positivo è legato all’aumento della qualità della plastica riciclata, anche se la capacità di riadoperarla rimane bassa. Solo il 5% delle nuove plastiche, infatti, proviene dal recupero, mentre il 95% viene sprecato: un mancato riuso che si traduce in un “buco” da 105 miliardi di euro l'anno (mentre si potrebbero risparmiare da 77 a 102 euro per ogni tonnellata di plastica raccolta).

eCircular: accelerare l’innovazione verso una società carbon-neutral

Da questi numeri parte il Programma eCircular che, seguendo le indicazioni della Strategia Europea sulla plastica, punta alla diminuzione dell’uso di materiali e alla riduzione dei rifiuti di plastica.

“Il traguardo è la decarbonizzazione dei processi economici, per una società prospera, equa e sostenibile”, sottolinea il professor Alberto Bellini, coordinatore dell’intero programma e docente al Dipartimento di Ingegneria dell'Energia Elettrica e dell'Informazione dell’Università di Bologna. “Punto di forza sarà l’uso delle tecnologie digitali: si tratta, infatti di un progetto di respiro internazionale e interdisciplinare che intercetta tanto le scienze sociali (con un focus sulla circular economy) che le scienze tecniche, tecnologiche”.

Unibo

L’Università di Bologna è coinvolta con diversi dipartimenti, a partire da quello di Ingegneria dell'Energia Elettrica e dell'Informazione, passando per il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali e il Dipartimento di Scienze Aziendali, fino al Dipartimento di Ingegneria Industriale. “Strutture e gruppi di ricerca – continua il professor Bellini – che si troveranno a collaborare con le aziende della community europea Climate-KIC, alimentando così il cosiddetto ‘triangolo della conoscenza’: istruzione, ricerca, innovazione”.

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