Pochi preti e tante le benedizioni, Zuppi: 'Reclutiamo i fedeli?'

"La benedizione pasquale piace ancora e sarebbe bello se questo momento venisse affidato anche ad una coppia di discepoli"

Cominciano le benedizioni pasquali, che sono un vero e proprio tour de force. E se il numero dei preti non 'regge' la mole di lavoro, ecco che avanzano delle proposte. Reclutare aiutanti per le benedizioni pasquali tra i fedeli? Una suggestione, forse: ma c'e' chi ci pensa davvero. D'altronde, le benedizioni pasquali sono un vero tour de force per i sacerdoti: praticamente all'Epifania annunciano gia' che dal giorno dopo inizieranno ad andare casa per casa, magari facendosi aiutare da diaconi e lettori; c'e' anche chi ha chiesto di far sapere se la benedizione non interessa cosi' da evitare di proporsi dove non si trovera' chi apre la porta. Nonostante le difficolta', pero', a quanto pare la benedizione pasquale piace ancora e "sarebbe bello se" questo momento "venisse affidato anche ad una coppia di discepoli. Magari proprio uomo e donna perche' possano andare di casa in casa a portare questo lieto annuncio".

A suggerire la novita' e' monsignor Stefano Ottani, vicario generale per la Sinodalita' e parroco nella basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano, parlandone su 'Bologna 7', inserto domenicale dell'Arcidiocesi su 'Avvenire'. Ottani racconta che "le benedizioni pasquali sono una tradizione secolare della nostra Chiesa che si sta riscoprendo per la sua sorprendente attualita'. E proprio questo grande sogno di conversione missionario della pastorale che ce lo fa riscoprire nella loro dimensione missionaria pasquale". In pratica, la concretizzazione del messaggio "andate in tutto il mondo". Solo che i preti sono pochi. "Ma sono convinto- dice Ottani- che questo lo si debba leggere all'interno di un disegno che io riconosco provvidenziale. Il Signore, cioe', anche attraverso questo vuole farci riscoprire perche' il mandato missionario non e' affidato solo ai preti, ma a tutti i discepoli". E da qui si arriva all'idea di 'mandare' una coppia di persone comuni. 

Lo stesso arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, piu' volte ha sollecitato un maggiore protagonismo dei fedeli stante il numero risicato di parroci. E Ottani segnala che "proprio il Vangelo parla non di due discepoli, ma di due che non hanno particolari titoli per essere considerati destinatari dell'incontro con il Risorto e diventare al loro volta messaggeri. E questo ci fa capire che davvero tutti i battezzati sono chiamati ad essere discepoli missionari". Ecco dunque perche', prosegue il ragionamento, "sarebbe bello se questo momento venisse affidato anche ad una coppia di discepoli. Magari proprio uomo e donna perche' possano andare di casa in casa a portare questo lieto annuncio".

Da parroco di una chiesa del centro cittadino, Ottani rileva anche che "le famiglie residenti in citta' sono ormai poche. Il centro cittadino e' soprattutto abitato da uffici, istituzioni, negozi". Tuttavia, "l'esperienza dice che non solo e' utile incontrare anche queste realta' ma la considero come testimonianza cristiana; penso alla campagna, penso alle periferie, penso anche alla montagna. Ogni tipologia di territorio offre caratteristiche diverse- ha concluso- che esprimono la molteplicita' e la richiesta dell'unico annuncio".

(dire)

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