Racket pompe funebri, intercettazioni choc: morti depredati e derisi

Dialoghi che indignano. Monta la rabbia. Sul tema anche l'arcivescovo: 'Non si faccia finta di nulla'. La minoranza: 'Controlli andavano intensificati'. Il sindaco sfila il Comune da ogni responsabilità per quanto riguarda la propria partecipata

Intercettazioni choc in seno all'indagine dei carabinieri che ha portato alla luce un illecito giro lucroso che coinvolge due cartelli di pompe funebri bolognesi. Secondo gli investigatori, questi si spartivano i funerali tra i due ospedali della città - il Maggiore e il Sant'Orsola - avvalendosi della compiacenza di alcuni operatori delle sale mortuarie, unti con 'mazzette'  che andavano dalle 200 alle 350 euro circa per ogni morto 'segnalato'.

Inchiesta su pompe funebri Bologna: intercettazioni e dileggio

Intercettate frasi da brivido. Che urtano ancor di più se si inseriscono nel contesto di dolore sullo sfondo, quale può essere la morte di una persona e l'organizzazione del proprio funerale da parte dei propri cari. Frasi come: "Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona”, come spiegava uno dei dipendenti Ausl finito nell'inchiesta. O confidenze del tipo - “Ho trovato due anelli e li ho già messi in borsa.. anche se non so se sono d'oro" - rivolte da al proprio compagno da un'altra dipendente dell'azienda sanitaria, che si è pure vantata di essere la "regina della sala mortuaria" perchè nel fare favoritismi vari non aveva "paura di un cazzo", per sua stessa ammissione.

Fino ad arrivare al dileggio dei defunti. Come il caso in cui si intercetta un dialogo incentrato sul filmato di un morto al quale è stata messa in mano una buccia di banana e relativo battuta "aspettando la barella... il morto ha avuto fame!”.

IL VIDEO: ecco come agivano

Racket cartelli funebri Bologna, l'Arcivescovo: Non si faccia finta di nulla

Di fronte alle "opacità del sistema non bisogna mai "far finta di niente", ma evitare che si arrivi a "veri e propri sistemi delinquenziali". A dirlo è l'arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, che così commenta la maxi-operazione condotta ieri dai Carabinieri che smantellato il racket cittadino delle pompe funebri. "C'e' sempre anche un problema di controlli e di senso comune- ragiona Zuppi, questa mattina a margine di un convegno sui migranti in seminario- c'è una coscienza generale che richiede una grande attenzione da parte di tutti, per affrontare le opacità con chiarezza e attenzione alla cosa pubblica e al senso comune". Per cui, afferma il vescovo, "se vedo che qualcosa non va, non devo far finta e non devo accontentarmi. Non devo girarmi dall'altra parte, ma devo evitare queste opacità che poi portano a veri e propri sistemi delinquenziali", sostiene Zuppi.

Pompe funebri e mazzette, minoranza attacca: qualche testa deve cadere

Di fronte al racket delle pompe funebri tornano ad incalzare anche le opposizioni, che non mollano la presa sul Comune (e le altre istituzioni pubbliche). Mentre anche dai banchi del Pd, in termini più ampi, si afferma che il sistema dei controlli "andava intensificato". Il tema ha tenuto banco per buona parte del question time di oggi. Per la Lega, la partita è tutt'altro che chiusa.

Anche se la partecipata Bologna servizi cimiteriali non risulta coinvolta, il fatto che il suo ad sia indagato "getta dubbi e ombre anche sulle altre attività gestite da lui", afferma Umberto Bosco, che chiede di capire se il Comune "intende fare verifiche anche sul passato".

Il Comune "deve fare chiarezza" e questo "in tempi più brevi di quelli giudiziari", dichiara Marco Piazza del M5s, per "fugare ogni dubbio sull'assenza di ogni legame e contaminazione". Le indagini rappresentano "la tomba della capacità di controllo del pubblico su cio' che accade sotto il suo naso", attacca Marco Lisei di Fi. "E' impensabile che i vertici dell'Ausl non si siano mai accorti di nulla", afferma il forzista. "E la Regione dove guardava?", continua Lisei, che chiama in causa anche il Comune perchè "comunque un piede all'interno del quel meccanismo ce l'ha". Di conseguenza, "qualche testa deve saltare", afferma Lisei: "In Regione, all'Ausl e anche in Comune, se non ha controllato". Dal Pd, infine, e' Giulia Di Girolamo a chiedere "una valutazione politico-amministrativa sulla vicenda". E' la dimostrazione che "le organizzazioni criminali, anche se non si chiamano mafia, camorra o 'ndrangheta- sottolinea la dem, consigliera del sindaco Virginio Merola per la legalita'- si infiltrano nelle falle del sistema".

Racket funerali Bologna: 'Controlli andavano intensificati'

E per quanto riguarda i controlli, "il sistema andava intensificato", afferma Di Girolamo. Nella sua risposta in aula, l'assessore Davide Conte ha rimarcato che questa "bruttissima storia" non tocca il Comune. Ma per le minoranze, non basta. "Se il Comune e le altre istituzioni avessero fatto i controlli che erano nelle condizioni di fare, le indagini sarebbero partite a seguito di una segnalazione da parte degli enti pubblici", replica Bosco, aggiungendo che il Carroccio ha gia' chiesto la convocazione di un'udienza conoscitiva "per fare luce su tutto il meccanismo e per andare a scavare nel passato". L'inchiesta "conferma che in Emilia-Romagna e a Bologna c'e' una forte presenza di attivita' criminali e di racket di tipo mafioso", afferma Piazza, ma questo "per troppi anni e' stato negato". Sentita la risposta di Conte, "io capisco che difendere l'indifendibile e' complesso", ribatte Lisei, ma "se perdessimo meno tempo a scrivere enciclopedie sull'anticorruzione per invece applicarla, sarebbe meglio". Un controllo piu' efficace da parte anche del Comune "era doveroso", ribadisce quindi il consigliere di Fi. Per Di Girolamo, le parole dell'assessore confermano che "c'e' tutta l'intenzione da parte dell'amministrazione di chiarire le posizioni ancora non ben chiare e di intensificare i controlli", mettendo in campo "tutti gli strumenti che abbiamo per evitare che in futuro si ripresentino situazioni spiacevoli di questo tipo". Infine, anche Insieme Bologna torna sulla vicenda: "Abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti- riferisce Gian Marco De Biase- per capire come viene gestito il servizio. Chiediamo che venga fatta assoluta chiarezza e giustizia, definendo e punendo le responsabilità.

Nel mirino sei pompe funebri bolognesi

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