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Parmalat, Malore per Tanzi al Tribunale di Bologna

Oggi in città per il processo d'appello, l'ex Patron di Parmalat si è sentito male: nulla di grave, ma la seduta è stata momentaneamente sospesa. Presentata nuova istanza per i domiciliari

Redazione 9 gennaio 2012

Questa mattina al Tribunale di Bologma processo di appello per il crac Parmalat. La seduta è però stata sospesa a causa di un lieve malore che ha colto Calisto Tanzi, presente in aula con i suoi difensori. L'ex patron di Parmalat è parso flettere il capo in avanti, é stato così accompagnato fuori dalla sala dagli agenti, che lo hanno aiutato a camminare. Nulla di grave. Dopo una decina di minuti Tanzi è riuscito a rientrare in aula e l'udienza è continuata fino alle 12 circa. Quindi l'imputato è stato fatto salire a bordo del cellulare della polizia ed è stato riportato in carcere.

Tanzi arrivato in città verso le 10 è parso visibilmente dimagrito. I suoi legali hanno ribadito la loro preoccupazione per le condizioni di salute del loro assistito. "Non si è sentito molto bene - hanno spiegato - questa è la prova evidente dei motivi sociali e umanitari per cui il legislatore ha previsto che un ultrasettantenne, ove non vi fossero motivi ostativi, e nel caso di Tanzi non ci sono, potesse scontare in detenzione domiciliare il residuo della pena".

"Per motivi di riservatezza non possiamo rivelare quali siano state le cure e gli interventi a cui è stato sottoposto - hanno aggiunto i difensori - credo che vedendolo ci si renda conto di quali siano le sue reali condizioni". Uno dei legali ha poi spiegato che Tanzi é voluto intervenire all'udienza perché "uno dei motivi per cui non è stata concessa la detenzione domiciliare dal Tribunale di sorveglianza è che si è scritto che Tanzi non si era presentato in udienza. Nonostante i difensori avessero detto che le condizioni di salute in quei giorni non lo consentivano. Tant'é che due giorni dopo è stato ricoverato in ospedale per un intervento molto serio e grave". I

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difensori hanno spiegato di aver presentato una nuova istanza per ottenere gli arresti domiciliari per il loro assistito, ma che sarà discussa solo a marzo. "Abbiamo timore per la sua vita - ha detto Biancolella - non è un problema di adeguatezza della cura. E' evidentemente il regime carcerario che crea questa situazione".

 

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