Prostituzione, riti juju e immigrazione irregolare: stroncata rete criminale

Due arresti a Bologna per una organizzazione con collegamenti anche in Olanda: si dedicava soprattutto a 'importare' giovani donne per poi piegarle al mercato del sesso a pagamento

Una rete criminale collaudata rete, che si preoccupava di tutto. Questo emerge dalle investigazioni delle squadre mobili di Bologna e Parma della polizia, attività che alla fine ha portato a nove arresti per l'operazione 'Hope and Destiny', che ha di fatto stroncato una organizzazione malavitosa dedita allo sfruttamento dell'immigrazione irregolare finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

Vivo anche il traffico di droga, sebbene business marginale rispetto ai primi due. Coinvolte anche le Mobili di Reggio Emilia e Verona. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip Francesca Zavaglia su richiesta Pm Stefano Orsi.

Le indagini, portate avanti dalla Procura distrettuale antimafia, hanno preso piede nel 2016, quando una ragazza vittima di tratta era fuggita dalla casa dove era costretta ma era stata ritrovata dai suoi sfruttatori, che la avevano poi picchiata brutalmente. La giovane donna ha poi, tra le difficoltà del caso, trovato la forza di denunciare tutto alla polizia, facendo così scattare le indagini.

Nei mesi successivi è poi emerso il quadro: una rete molto organizzata, con contatti in Svizzera e Olanda, case 'sicure' in Libia e anche disponibilità per fare avere documenti falsi per i viaggi in aereo, con i quali sono state fatte arrivare le giovani, 'selezionate' da un referente in Nigeria.

Anche gli arrestati sono tutti cittadini nigeriani, e il Gip nell'accogliere l'impianto della Procura ha formalizzato la contestazione dell'associazione a delinquere finalizzata all'ingresso clandestino a scopo di prostituzione.

Prostituzione e vittime di tratta: la cellula bolognese

In manette, tra gli arrestati, sono finiti anche due cittadini nigeriani residenti a Bologna: si tratta di una coppia, M.A. 39 anni e P.E., 49 anni. I due affiancati da un terzo soggetto, curavano appunto la parte dell'ingresso illegale in Italia, utilizzando documenti falsi per i viaggi in aereo.

Una volta atterrate al Marconi le ragazze venivano 'smistate' a Parma. Il loro passaporto veniva requisito e veniva detta loro la verità: venute in Italia con la promessa di un lavoro, in realtà si sarebbero dovute liberare pagando alla 'madame' (M.A., la donna leader del gruppo, ndr) una cifra intorno ai 40mila euro.

Gli ingressi illegali in Italia erano l'affare principale dell'organizzazione malavitosa, ma non erano solo indirizzate alle donne vittime di tratta. Secondo quanto emerso la coppia organizzava anche ingressi clandestini per conto di terze organizzazioni. Il prezzo complessivo del 'servizio' richiesto ai 'committenti' era di 7/9000 € per gli uomini e 10/12000 mila euro per le donne, con la clausola che per le donne era possibile un pagamento dilazionato nel tempo, mentre per gli uomini era necessario pagare la metà del prezzo pattuito prima della partenza e saldare al loro arrivo in Italia.

Naturalmente, queste erano le cifre che l’organizzazione pretendeva dai propri clienti i quali, a loro volta, avrebbero preteso dalle vittime un pagamento di una somma non inferiore ai 45/50000 € per potersi affrancare dal loro controllo.

Le vittime di questo organizzatissimo traffico di esseri umani erano certamente legate ai propri carnefici con l’intimidazione, la minaccia e la violenza agite nei loro confronti e nei confronti dei loro familiari in madre patria. Tuttavia, è stato possibile accertare che alcune di esse fossero state, altresì, sottoposte a rituali juju per incatenarle ad un giuramento di obbedienza nei confronti della propria 'madame'.

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