Esposizione alle onde dei cellulari e tumori, il Ramazzini: 'Una ricerca in corso"

Per chiarire l'effettivo pericolo, sia il National Institute of Environmental Health Sciences degli USA sia l'Istituto Ramazzini di Bologna hanno dato il via ad un programma di studi sperimentali su queste onde

In auto, sui mezzi pubblici, in ufficio, a letto e persino in bagno: abbiamo sempre il cellulare in mano. Alcune recenti statistiche condotte sugli italiani (target 18-65 anni) ci dicono che sarebbero sei le ore medie al giorno durate le quali usiamo o maneggiamo lo smartphone e si parla già di "sindrome da handphone": ma se questo avesse delle conseguenze sulla nostra salute? Se le frequenze emesse fossero pericolose?

L'Istituto Ramazzini di Bologna ci sta lavorando e come spiega la direttrice Area Ricerca Fiorella Belpoggi: "Saranno diffusi entro fine 2017 i dati del programma di ricerca del Ramazzini sulle radiazioni a radiofrequenza (RFR), in uso nel sistema di comunicazione della telefonia cellulare (Gsm)".

"Se i dati dovessero confermare quelli pubblicati a maggio dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) degli USA, che rilevava un aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti, le agenzie regolatorie dovrebbero prendere in seria considerazione provvedimenti restrittivi sull'esposizione alle onde della telefonia mobile". Questo viene spiegato nella relazione al forum di esperti dell'Israel Institute for Advanced Studies all'Universita' Safra di Gerusalemme.

"Gia' negli anni '80 - spiega Belpoggi - studi epidemiologici, sia negli Usa che in Europa, hanno messo in evidenza un aumento di rischio di ammalarsi di linfoma e leucemie nei bambini esposti a campi magnetici generati dal flusso della corrente elettrica. Sulla base di questi studi l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), settore della OMS dedicato al cancro, ha classificato i campi magnetici dell'elettricità come possibili cancerogeni (classe 2 B). Non esistevano infatti sufficienti risultati sperimentali su animali di laboratorio per classificare i CEMBF come probabili cancerogeni (2A). Altrettanto avveniva nei primi anni 2000 a proposito dei campi generati dalla telefonia mobile, per i quali e' stato però messo in evidenza nell'uomo un aumento nei forti utilizzatori da almeno dieci anni, di tumori del cervello e dei nervi cranici. Per la mancanza di dati sperimentali, seppure l'evidenza epidemiologica fosse sufficiente, i campi RFR sono stati classificati come possibili cancerogeni (2 B)".

UN PROGRAMMA SPERIMENTALE PER STUDIARE LE ONDE. Per chiarire l'effettivo pericolo correlato ad esposizioni a campi magnetici di qualsiasi natura, sia il National Institute of Environmental Health Sciences degli USA sia l'Istituto Ramazzini di Bologna hanno dato il via ad un programma di studi sperimentali su queste onde, somministrate da sole o in combinazione con agenti chimici o fisici a dosi considerate sicure.

Nel convegno di Gerusalemme sono stati presentati i primi risultati di questi progetti. "Innanzitutto - prosegue Belpoggi - e' stato comunicato che i CEMBF generati dalla corrente elettrica, somministrati da soli sembrano non costituire un aumento di rischio per i tumori. Quando pero' gli stessi vengono associati alla contemporanea somministrazione di un agente chimico o fisico, si ottiene un effetto sinergico e un aumento dell'incidenza di alcuni tumori maligni".

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