Rifiuti tossici nell'asfalto, Hera: "Noi parte lesa"

L'azienda prende posizione dopo l'inchiesta della Dda di Venezia sulla presenza di rifiuti tossici nell'asfalto

'Strade al veleno', la maxi inchiesta della Dda di Venezia che a macchia d’olio si è allargata in Emilia Romagna, e che ha puntato i riflettori sulla presenza di sostante tossiche nell'asfalto utilizzato per costruire o riparare strade e piazze ha scatenato un vero terremoto. In provincia di Bologna sono 21 i Comuni individuati dai carabinieri forestali come parti offese, e completamente all'oscuro di tutto:Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Castel San Pietro, Castello d’Argile, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo, Imola, Loiano, Molinella, Monghidoro, Monteveglio, Ozzano, Pieve di Cento, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi e Zola Predosa.

Per gli inquirenti infatti, nichel, cromo, cloruro e piombo sarebbero state riscontrate in quantità superiore alla norma nel conglomerato ecologico utilizzato, soprattutto  per la costruzione di strade interpoderali dal 2014 al 2016 in circa un centinaio di Comuni, sparsi tra tra Emilia Romagna. Lombardia e Veneto. E tre imprenditori veronesi sono stati indagati.  La reazione dei sindaci dei territori coinvolti è unanime: tutti condannano quanto accaduto. Ma i sindaci di Ozzano e San Lazzaro, Luca Lelli e Isabella Conti, in una nota congiunta, oltre a precisare che i due  "Comuni non hanno mai utilizzato questo materiale", sottolineano che "da approfondimenti fatti insieme al corpo Forestale dei Carabinieri di Rovigo, è emerso che ditte private che lavoravano per conto di Hera nella sistemazione delle condutture di gas e fognature, in due casi nel territorio di San Lazzaro e in un caso sul territorio di Ozzano hanno utilizzato questo materiale". E ancora: "In seguito ai nuovi sviluppi nell’indagine, i Comuni di San Lazzaro e Ozzano si costituiranno parte civile nel procedimento in corso, intimando ad Hera di provvedere alla bonifica certificata dagli enti preposti dei siti coinvolti qualora dovesse essere effettivamente accertata la presenza di sostanze inquinanti in quantità superiori ai limiti di legge".

Immediata la replica di Hera, che contattata da BolognaToday prende posizione: "In merito all’indagine della DDA di Rovigo, Hera sta da tempo collaborando con le autorità competenti e, qualora i fatti fossero provati, si costituirà parte lesa, attivandosi in tutte le sedi competenti a tutela della propria reputazione e professionalità - spiega attraverso un comunicato stampa -  I controlli sui fornitori, effettuati dalla multiutility, sono rigorosi e, anche nel caso in oggetto, il bitume utilizzato dalla ditta incaricata del ripristino degli asfalti possedeva le certificazioni di qualità previste dalla normativa vigente. Qualora il materiale utilizzato risultasse non conforme alle certificazioni presentate, Hera valuterà tutte le azioni più opportune da intraprendere a propria tutela anche nei confronti del fornitore, al fine di far fronte alle eventuali richieste relative alla rimozione dell’asfalto posato e alla sua sostituzione".

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