Corsa alla ripartenza, ma non per tutti: “Non vale la pena rischiare. Per me non è ancora il caso di riaprire"

Intervista a Federica Cerè, titolare di un ristorante, bar e albergo in Appennino: "Impossibile adeguarsi in 2 giorni e tanti i rischi"

Federica Cerè davanti la sua attività ancora chiusa

"Impossibile adeguarsi alle regole previste dal decreto in soli due giorni e se sbagliamo qualcosa rischiamo tantissimo, quindi non ho aperto". Nel giorno in cui centinaia e centinaia di attività hanno alzato le saracinesche, Federica Cerè, 27 anni, titolare del ristorante 'La Piazza di Casio (dalla Chicca'), con annesso bar e albergo a Castel di Casio, non ha voluto tentare. Una scelta dolorosa ma "necessaria per la sicurezza di tutti", spiega a BolognaToday. L'abbiamo incontrata per capire, dopo quasi tre mesi di stop totale, il perché di questa decisione, e quali sono le prospettive per il futuro.

Federica, una decisione controcorrente la sua...

"Sono la titolare di un albergo, e di un ristorante che al suo interno ha un bar. Siamo chiusi dal 12 marzo, ma il calo di presenze lo abbiamo registrato già dal 15 febbraio. In pratica da quando hanno iniziato a circolare le prime notizie sulla diffusione del Coronavirus. Non ho aperto, ho deciso di mantenere tutto chiuso perché le regole alle quali è necessario adeguarsi sono numerose e rigidissime, e in così poco tempo non era fattibile. Non vale la pena rischiare. Tanti hanno deciso di aprire, ma per me non è ancora il caso"

In che senso ?

"Non posso permettermi di perdere anche l'intera stagione estiva, e alzare le saracinesche oggi sarebbe stato solo un rischio. Molte persone non hanno ancora ben capito come comportarsi, e sono convinta che nei prossimi giorni ci saranno dei problemi. Se dovesse succedere qualcosa ne paghiamo noi titolari. Non posso rischiare se ci sono clienti che non sanno ancora come muoversi, e se qualche dipendente risulta positivo, mi passi il termine, 'paghiamo' sempre noi. La mia è una decisione che punta solo alla tutela e alla sicurezza di dipendenti e clienti, anche se è un danno economico"

Quando ha intenzione di aprire?

"Per adesso il 30 maggio. In questo modo ho il tempo di adattarmi a tutte le disposizioni previste e  capire come andranno le cose sul tema contagi. Le mie tre attività sono aperte tutto l'anno. Lavoriamo tantissimo con chi soggiorna a Castel di Casio  per la caccia di selezione ,e con tutti coloro che prendono parte agli eventi organizzati sul territorio, o iniziano a  villeggiare in montagna da Pasqua in poi. Non ho fatto una stima dei mancati incassi ma è sicuramente molto, ma sono convinta che la mia sia la decisione più giusta. Vogliamo ripartire, sarà dura ma vogliamo farlo nella massima sicurezza".

Ha dovuto licenziare qualcuno?

"No, ma ho sei dipendenti, di cui 5 sono in cassa integrazione in deroga e una in maternità. Quando aprirò li richiamerò tutti, sono importanti per me e la ripartenza".

A fine mese cosa aprirà delle sue attività?

"Dal 4 aprile abbiamo iniziato a fare consegna di pizze a domicilio. Abbiamo sempre avuto il servizio di asporto, ma ci siamo adeguati a queste circostanze eccezionali e crediamo di mantenere il servizio a domicilio anche in futuro. Al momento non è una fonte di guadagno ma l'unica fonte di incasso che ci permette di fare fronte a un minimo di spese. Speriamo solo di riuscire a ripartire serenamente a pieno regime, aprendo tutto dal 30 maggio, anche se difficilmente verrà qualcuno in albergo. Speriamo bene"

Teme per il futuro delle sue attività?

"Posso dire che fiducia  in questo momento si fa fatica ad averne, ma cerco di essere positiva. Paura per il futuro c'è, nessuno sa come andranno le cose. Vedremo, noi per adesso cerchiamo di organizzarci al meglio"

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