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Al Rizzoli ricostruita caviglia in 3D su misura: prima volta al mondo | VIDEO

Il paziente, un uomo di 57 anni, è tornato a camminare dopo un grave incidente in moto

 

L'Istituto Ortopedico Rizzoli primo al mondo per una protesi su misura stampata in 3D: il 9 ottobre scorso l'equipe medica, coordinata dal professore Cesare Faldini, ha eseguito l'impianto su un paziente di 57 anni, originario della Lombardia, che aveva perso la funzionalità della caviglia a causa di un grave incidente in moto avvenuto 13 anni fa.

Ora, dopo un mese di recupero, il paziente, finora considerato inoperabile, cammina normalmente.

Si tratta di una tecnica innovativa di personalizzazione che partendo dall'anatomia di ogni singolo paziente permette di costruire un impianto su misura in stampa 3D. Nel 2020 all'Istituto Ortopedico Rizzoli contano di fare una ventina di operazioni di questo tipo. Come spiegato dai medici, sono stati già selezionati i casi clinici più gravi, inoperabili con il sistema protesico tradizionale.

L'Intervento

La procedura si è svolta in due tempi: il paziente ha eseguito qualche settimana prima dell'intervento una tac in posizione eretta. Da qui, una ricostruzione 3D ha permesso di ricavare un modello della gamba e del piede. Poi, chirurghi e ingegneri hanno simulato l'intervento al computer, lavorando su forma e dimensione di ogni componente protesica, fino a trovare la combinazione ottimale delle componenti di astragalo e tibia, le due ossa che compongono la caviglia.

Raggiunto e verificato il risultato più soddisfacente, la protesi vera e propria è stata infine stampata da un'azienda esterna. 

Ultima fase del percorso, il ricovero del paziente: l’intervento chirurgico, nonostante la complessità legata alla presenza di una grave alterazione dell’anatomia, è stato reso meno invasivo dall’utilizzo di guide personalizzate, costruite sempre in stampa 3D e progettate a stampo sull’osso virtuale del paziente, che hanno permesso di rimuovere solo la esatta parte di cartilagine e osso accessori, risparmiando il tessuto osseo necessario per ospitare le componenti protesiche.

Sia la tibia che l’astragalo, così preparati, hanno potuto “ricevere” ottimamente l’impianto protesico su misura: già a fine intervento, in sala operatoria, è stato possibile valutare il perfetto posizionamento e l’ottimo recupero dell’arco di movimento dell’articolazione della caviglia. Anche il protocollo post operatorio è stato personalizzato: riportare in movimento continuo un’articolazione bloccata da anni è complesso e ha richiesto un’intensa collaborazione con l’Unità di Medicina Fisica e Riabilitativa del Rizzoli diretta dalla professoressa Maria Grazia Benedetti.

Gli esiti di gravi traumi e di fratture, modificando notevolmente la forma articolare, rendono l’intervento di sostituzione protesica classica possibile solo in pochi casi, lasciando gli altri pazienti privi dell’articolazione a causa delle alterazioni dell’anatomia determinate dal trauma. Unica soluzione in questi casi per ridurre il dolore è l’artrodesi, che consiste però nella fusione dei due capi articolari con la conseguente perdita totale di movimento e sovraccarico alle altre articolazioni del piede.

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