Salvini al Pilastro, sale la tensione: auto danneggiata, annunciata una manifestazione

Rapidi sviluppi dopo il blitz a favor di telecamere di Salvini, che ha animato il difficile quartiere di periferia. Le testimonianze dei residenti: "La droga e lo spaccio sono fenomeni seri, non possono essere affrontati con una battuta". Il presidente di quartiere: "Con impegno e fatica la comunità sta percorrendo la strada del riscatto"

Un'auto danneggiata e un corteo a sostegno del quartiere, chiamato per venerdì. Sono gli strascichi lasciati dalla visita elettorale di Matteo Salvini ieri sera al Pilastro, i cui scossoni politici si sono riverberati per tutta la giornata di oggi, a pochi giorni dalle elezioni regionali di domenica 26 gennaio.

Ieri sera l'ex ministro dell'Interno e capo politico della Lega ha seguito le indicazioni di una residente e -fatto ormai noto- ha citofonato nella casa di una famiglia straniera, alludendo a una presunta attività di spaccio dentro l'appartamento.

Reazioni, smentite e prese di posizione si sono susseguite per tutto il giorno, mentre con il passare delle ore il gesto di Salvini ha -come di consueto- risalito la china delle cronache nazionali e del trend virale sui social network.

Salvini al citofono, danneggiata auto della residente

Proprio mentre infuriava il dibattito sul web sulla bontà o meno di quanto accaduto, è emersa la notizia, riportata dalla testata della scuola di giornalismo di Bologna 'Incronaca', che l'auto della famglia che aveva segnalato l'appartamento bersagliato dal leader della Lega è stata vandalizzata, con il parabrezza e un finestrino sfondato ad opera di ignoti con un mattone.

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Salvini al Pilastro, parte corteo in sostegno al quartiere

Nel quartiere la tensione su quanto accaduto l'altra sera non si smonta. E di segno opposto è il corteo chiamato per venerdì (ritrovo alle 18 al cippo dei caduti della Uno Bianca). Un evento organizzato da varie realtà che lavorano in quartiere con progetti, laboratori e servizi vari. Il corteo è indetto per "chi ha a cuore il Pilastro e non accette che venga associato solo a droga e pattume in strada cerchiamo di essere tanti senza sigle di partito né slogan contro qualcuno solo persone che vogliono democrazia, vivibilità per una comunità viva". 

Salvini al Pilastro, le testimonianze di chi ci vive

"Vivo al Pilastro dal maggio 1966, sono stato uno delle prime 411 famiglie a venire a vivere nelle case popolari appena costruite". A parlare a Redattore sociale è Oscar De Pauli, tra le altre - tante - cose, primo presidente dello storico circolo La fattoria, dove ancora oggi fa il volontario a tempo pieno.

"Inizialmente, qui abitavano solo persone dei ceti più bassi, soprattutto immigrati, dalle montagne, dalle campagne, dai paesi limitrofi. Negli anni si è passati all'immigrazione dal sud Italia e anche di origine straniera. Grazie a una variante del piano urbanistico, l'amministrazione ha cominciato a promuovere anche l'accesso al ceto medio, tra insegnanti, artigiani, professionisti".

Tra anni Sessanta e Settanta, grazie anche all'impegno del Comitato inquilini, di cui De Pauli faceva parte, sono arrivate le prime conquiste di classe: i servizi, il trasporto pubblico, le scuole, gli ambulatori, i negozi, gli impianti sportivi.

"Qui oggi non manca nulla: abbiamo tutti i servizi, una percentuale di verde altissima, tanti circoli, associazioni, strutture per persone con disabilità, biblioteche, spazi culturali. Quello che abbiamo noi, in altre zone di Bologna non c'è. E nemmeno in tante altre città italiane". E proprio queste associazioni, realtà di volontariato, reti di cittadini attivi da anni sono impegnate in un intenso lavoro di riqualificazione del nome del rione: "La storia del Pilastro è complessa, ma esemplare- continua De Pauli- La sua parte migliore si è sempre battuta perché la malavita fosse emarginata. L'ha fatto con i malavitosi arrivati in città decenni fa, lo fa oggi con gli spacciatori. Ma ci siamo sempre mossi nell'ambito della legalità. La droga, il consumo e l'abuso, lo spaccio, sono fenomeni molto seri, che non possono essere affrontati con una battuta".

 "Certo abbiamo i nostri problemi, lo spaccio c'è qui come ovunque. Ma le cose, negli ultimi anni, sono decisamente cambiate, e anche noi, collaborando, abbiamo fatto la nostra parte per abbattere i pregiudizi e gli stereotipi ancora legati, a torto, al nome del nostro rione. Ieri sera ci siamo sentiti offesi: Salvini ha dimostrato di non sapere nulla della nostra storia, né di conoscere minimamente cos'è oggi il Pilastro".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Susi Realti di Mastropilastro, associazione di promozione sociale per lo sviluppo di attività e comunità, nata sempre nell'ambito dal progetto Pilastro 2016 per la riqualificazione e rigenerazione urbana del rione: "Con l'incursione di ieri sera ci siamo sentiti presi in giro: l'ex ministro dell'Interno, con le sue provocazioni elettorali ha buttato all'aria anni di lavoro, serio e impegnato, sul territorio. Il Pilastro non è quello che lui vuole far credere: è un'area viva, verde e solidale. Salvini ha dimostrato di non avere nessun rispetto per questa zona: è passato di fianco al cippo dei carabinieri uccisi nel 1991, non ha fatto una piega, nascosto com'era da uno sproporzionato cordone di forze dell'ordine. Ha detto che ci tornerà, lontano dalle telecamere. Stiamo a vedere".

Con lo stesso orgoglio di De Pauli, Boattini e Realti, anche Simone Borsari, presidente del Quartiere San Donato, rivendica i passi avanti fatti dal Pilastro in questi ultimi anni: "Con impegno, fatica e determinazione la comunità sta percorrendo la strada del riscatto e del rilancio: certo è ancora lunga, ma è già abbondantemente avviata".

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