Interruzione del Senato accademico, Hobo in Ateneo con l'avvocato

Mentre in via Zamboni si discute della posizione accademica di alcuni militanti, il collettivo prova a far partecipare alla seduta il proprio legale, che però non entra

Un momento della contestazione Foto: Dire

Un regolamento che "non prevede il diritto della difesa dello studente" ma "intanto lo studente viene sanzionato". Continua la protesta del collettivo studentesco Hobo relativa al procedimento disciplinare avviato verso nove studenti da parte dell'Ateneo.

La causa risiede nell'interruzione di una seduta del Senato accademico, a maggio 2017, per contestare le sanzioni disciplinari comminate in seguito a un'altra protesta, quella rivolta al professore Angelo Panebianco. Questa mattina infatti gli attivisti, in occasione di una nuova seduta del Senato, hanno tentato di "far salire l'avvocato degli studenti in modo tale che potessero avere un minimo di diritto alla difesa garantito".

Tentativo che però non è andato in porto "nonostante le ripetute richieste". Perché? "Ci è stato risposto- spiega alla 'Dire' Veronica di Hobo- che il regolamento non prevede il diritto della difesa dello studente e quindi l'avvocato non può salire". Una risposta che non soddisfa il collettivo, che infatti cita la Costituzione, spiegando che l'avvocato, parlando con il suo omologo d'Ateneo, ha rivendicato che "nella gerarchia delle fonti (la Costituzione, ndr) è quella che vale di più e prevale su quello che c'è sotto, per cui questo principio si poteva mettere subito in atto.

Blitz dei collettivi, Hobo occupa la sala del Senato accademico

La violazione del regolamento non conta niente in confronto al diritto alla difesa". Allo stesso tempo, pero', "l'avvocatessa dell'Università con la quale il nostro legale ha avuto un colloquio- prosegue Veronica- ha ammesso che il regolamento dell'Università è scorretto e lavoreranno per modificarlo, intanto lo studente viene sanzionato senza diritto alla difesa".

Per Hobo, "è chiaro che quindi non ci sia solo un qualcosa di giuridico ma sia una scelta eminentemente politica" da parte dell'Alma mater, che "prova a punire tutti gli studenti che prendono parola all'interno dell'Università. È così da quando Ubertini è diventato rettore" attacca Pino, sempre del collettivo.

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In ogni caso, gli attivisti annunciano "che faremo ricorso al Tar, che continueremo a portare avanti questa campagna in tutti i modi possibili e che l'Università dovrà pagare sia economicamente sia a livello di immagine per questa cosa, e ci sono molto buone possibilità che il Tar sanzioni l'università visto che è un regolamento totalmente fuori dai minimi canoni costituzionali". Per questo motivo era stata lanciata, con tanto di pagina Facebook dedicata, la campagna "Libertà di studiare". Intanto, proprio di fronte al Rettorato, sono comparse due scritte "Contro le sospensioni del rettore Ubertini". (Dav/ Dire)

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